Il tumore del pancreas è una delle malattie oncologiche maggiormente in crescita, purtroppo anche tra persone giovani. Spesso non provoca sintomi e, quando questi compaiono, sono molto vaghi. Ecco perché la scoperta avviene in una fase avanzata, con probabilità di guarigione ridotte. Il miglioramento dello stile di vita, l’eliminazione del fumo e l’introduzione di tecniche di diagnosi precoce potranno in futuro portare alla riduzione della mortalità.
Il cancro del pancreas è una patologia che, attualmente, è considerata una delle più pericolose. Nella maggior parte dei casi si localizza nella porzione dell’organo chiamata “testa del pancreas”, dove può essere difficile individuarla con le tecniche tradizionali, anche con l’ecografia. Inoltre è asintomatico, soprattutto nelle fasi iniziali. Quando la malattia è più avanzata, compaiono malesseri vaghi, come dolore addominale o alla schiena, calo ponderale spesso attribuiti ad altre cause e, quindi, non approfonditi in modo adeguato. Una volta che si arriva alla diagnosi, il tumore è avanzato e questo spiega le basse percentuali di sopravvivenza: solo l’11% dei malati è ancora vivo a cinque anni dalla diagnosi. Secondo le stime della Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – Airc https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-del-pancreas, nel 2024 sono state circa 13.585 le nuove diagnosi (6.873 uomini e 6.712 donne), con un aumento del 21% rispetto ai dieci anni precedenti. Un tempo la malattia era più diffusa nel sesso maschile, ma oggi è frequente anche nella donna, a causa dell’abitudine al fumo che un tempo era diffusa soprattutto tra gli uomini.
Il ruolo delle cattive abitudini
Purtroppo il carcinoma pancreatico colpisce anche persone giovani, di 40-50 anni, e si calcola che entro i prossimi cinque anni, questo silent killer sarà la seconda causa di morte per cancro in Occidente. Alcune forme di tumore del pancreas sono legate a particolari mutazioni genetiche che sono presenti, per esempio, anche nelle neoplasie della mammella. Altre hanno correlazioni con pancreatite cronica, diabete, obesità. Un fattore di rischio certo, oltre all’età avanzata, è appunto il fumo. Un ruolo importante gioca anche lo stile di vita, caratterizzato da un’alimentazione ricca di grassi saturi, zuccheri semplici, alcolici e cibi ultraprocessati. Al contrario, un regime alimentare ricco di ortaggi e frutta rappresenta un fattore protettivo. Per queste ragioni, una prima, essenziale difesa nei confronti del tumore al pancreas è rappresentato dalla presa di consapevolezza che un migliore stile di vita rappresenta una efficace difesa verso lo sviluppo della malattia. La riduzione del peso in eccesso, con l’aumento dell’attività fisica e l’alimentazione più sana, possono contribuire ad abbassare il rischio di ammalarsi.

Nuove speranze dalla diagnosi precoce
Ovviamente è essenziale cercare di diagnosticare il tumore (anzi, i tumori visto che ne esistono molti tipi diversi) in una fase iniziale, quando non ha ancora compromesso l’organo e, di conseguenza, è più facilmente curabile con la chirurgia e i trattamenti associati. È essenziale non sottovalutare sintomi apparentemente banali, come calo di peso, dolore addominale o alla schiena e rivolgersi subito al proprio medico per una accurata anamnesi. Se esiste il sospetto, è opportuno parlarne subito con il medico e approfondire con esami di imaging come l’ecografia, ma anche la Tc e la Risonanza magnetica. Bisognerebbe individuare il tumore quando è ancora allo stadio iniziale. Se esiste il sospetto e la diagnostica per immagine tradizionale non è risolutiva, oggi si ricorre alla radiomica. È un tecnologia avanzata che permette di riconoscere le alterazioni dei tessuti, senza prelevare campioni ma attraverso Tc e Rm, che grazie a software avanzati trasformano i dati numerici in informazioni sulla tipologia del tessuto stesso. Permette quindi non solo di capire se l’organo esaminato ha qualche problema, ma anche di caratterizzare lesioni piccolissime che potrebbero sfuggire alle indagini classiche. Ed è utile anche nel follow up della malattia, per capire se i trattamenti stanno ottenendo i risultati sperati.
L’obiettivo: individuare il tumore prima che si manifesti
Un’altra tecnica importante è la biopsia liquida, che rivela i biomarkers tumorali nel sangue del paziente, quindi attraverso un prelievo, facile da eseguire e poco invasivo. Il problema principale è capire a chi esattamente indirizzare questo tipo di indagini precoci, che non si possono effettuare su larga scala. Un primo screening iniziale, secondo gli esperti, sta nell’individuare i soggetti con familiarità, per esempio che presentano casi tra i parenti stretti, mutazioni genetiche, pancreatiti croniche. Questi soggetti potrebbero essere sottoposti al dosaggio del CA 19-9, un marker anche di altri tumori, incrociando i risultati con la Risonanza magnetica. L’obiettivo è riuscire a ottenere una diagnosi pre-clinica, ossia la scoperta del tumore prima che compaiano sintomi. Questo permetterebbe non solo un trattamento precoce e, quindi, un deciso miglioramento della sopravvivenza, ma anche aprirebbe la strada a cure personalizzate, quindi più efficaci.

























