Non solo difficoltà a parlare, visione offuscata, impossibilità a muovere una parte del corpo. I sintomi dell’ictus possono essere anche i disturbi del sonno e i sonnellini diurni

In questi giorni si celebra la Settimana Mondiale del Cervello e si torna a parlare dei problemi che possono coinvolgere il sistema nervoso, questo universo ancora in parte inesplorato. Una delle patologie più serie a carico del cervello, purtroppo frequente, è l’ictus cerebrale, un evento acuto che consiste nell’improvvisa interruzione di flusso sanguigno a una parte del cervello. La zona colpita resta senza ossigeno e questo può determinare alterazioni nella qualità della visione, nella capacità di articolare le parole e nel movimento. Sono questi i sintomi principali ai quali prestare attenzione, che richiedono un intervento immediato da parte di una struttura specializzata nel trattamento rapido dell’ictus. È però importante prestare attenzione a sintomi considerati insospettabili, soprattutto in presenza di fattori di rischio predisponenti.
Stress cronico come fattore di rischio

Secondo A.L.I.Ce. Italia Odv, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, le condizioni che possono favorire un ictus sono senz’altro le dislipidemie, l’ipertensione arteriosa, l’alimentazione scorretta con eccesso di sale, ma non solo. Anche lo stress cronico e le alterazioni del sonno sia notturno sia diurno sono oggi ritenuti elementi rilevanti per la salute cerebrovascolare. In presenza di stress cronico, infatti, l’organismo è soggetto a una produzione prolungata di ormoni come il cortisolo e una costante attivazione del sistema nervoso simpatico, per rispondere alla condizione di tensione. Nel tempo, questa condizione può provocare maggiore rigidità dei vasi sanguigni e uno stato infiammatorio cronico di basso grado, condizioni che alzano la pressione arteriosa favorendo anche la progressione dell’aterosclerosi e la formazione di trombi.“Lo stress cronico non va considerato solo come un problema emotivo o psicologico”, chiarisce la dottoressa Valeria Caso, Responsabile Struttura Complessa U.O. Neurologia Stroke Unit Polo Ospedaliero Saronno. “È uno stimolo biologico persistente che, nel tempo, modifica profondamente l’equilibrio cardiovascolare. Quando questi meccanismi restano alterati a lungo, il rischio di eventi cerebrovascolari, come l’ictus, aumenta in modo significativo”.
Attenzione ai ritmi del sonno alterati

Anche le alterazioni del ritmo del sonno possono predisporre a ictus. Il sonno infatti non è un semplice “spegnimento” dell’organismo, ma rappresenta una fase attiva di regolazione e recupero. Durante il sonno regolare, infatti, la pressione arteriosa tende a ridursi, l’attività del sistema nervoso simpatico diminuisce e i processi infiammatori vengono tenuti sotto controllo. In caso di sonno insufficiente, frammentato o disturbato, l’organismo non riesce più a contare su questa finestra di protezione. Studi osservazionali mostrano che dormire meno di 5–6 ore per notte, ma anche più di 8–9 ore è associato a un aumento del rischio di ictus, rispetto a una durata di sonno considerata ottimale. In modo particolare è pericolosa la sindrome da apnea ostruttiva del sonno, una condizione spesso non diagnosticata che consiste in ripetute pause respiratorie notturne. Queste causano ipossia intermittente e brusche oscillazioni della pressione arteriosa, contribuendo a un danno vascolare progressivo.
Troppi sonnellini diurni? Meglio parlarne con il medico
La ricerca inoltre sta indagando anche il ruolo del sonno diurno, in modo particolare sulle pennichelle lunghe e non intenzionali. Un breve riposino programmato può aiutare il recupero mentale e la memoria, ma i sonnellini prolungati e involontari sembrano causare un aumento del rischio cerebrovascolare. Una revisione di studi osservazionali pubblicata su Sleep Medicine Reviews, che ha coinvolto oltre 600.000 persone ha evidenziato che i sonnellini brevi, fino a 30 minuti mostrano un impatto minimo o nullo sul rischio. I riposini superiori ai 90 minuti sono associati a un aumento del rischio fino a circa l’80% rispetto a chi non dorme di giorno. Più seri ancora sono i sonnellini non programmati e involontari, associati a un rischio ancora più elevato. E’ importante in questo caso parlarne con il medico, che potrà suggerire una visita presso un centro di neurologia e medicina del sonno, per effettuare esami in grado di mettere alla luce la presenza di apnea ostruttiva del sonno. “L’ictus arriva all’improvviso, ma il rischio si costruisce spesso molto prima – conclude Andrea Vianello, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv. “Imparare ad ascoltare segnali apparentemente banali, come la stanchezza persistente o la tendenza ad addormentarsi durante il giorno, significa fare prevenzione”.
















