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La pornografia negli ultimi sessanta anni

La pornografia negli utlimi sessant'anni

La letteratura odierna si dimostra unanime nello scegliere la definizione di pornografia proposta da Peter e Valkenburg, come quei contenuti che mostrano attività sessuali in modo diretto e non equivoco, spesso con ingrandimenti (close-up) sulle zone genitali e penetrazione orale, vaginale o anale. Un’altra definizione consente di creare una netta divisione tra nudità (artistica) e pornografia, mettendo in evidenza il chiaro obiettivo del materiale pornografico di eccitare lo spettatore. Si può parlare di pornografia quindi quando si ha di fronte del materiale sessualmente esplicito che viene diffuso con l’intento di eccitare il fruitore.

La pornografia si è però evoluta e modellata nel corso dei decenni. Diventa a consumo di massa solo a partire dagli anni Sessanta, proprio grazie ai movimenti di liberazione sessuale sopra menzionati. È nel decennio successivo che la pornografia si sviluppa e si diffonde quindi in tutto il mondo, quando ne viene legalizzata la produzione cinematografica in Danimarca e California.

Per quanto riguarda l’Italia invece, figura di notevole spicco in quegli anni è Lasse Braun, regista promotore di numerose campagne a favore della legalizzazione del cinema porno. Nella sua biografia il regista descrive come fino alla metà degli anni 60, il “fenomeno pornografia’ era inesistente e la scarsa diffusione clandestina era limitata alla Scandinavia e all’area Belgio-Olanda-Germania-Francia”. A livello legislativo, infatti, la magistratura italiana negli anni Sessanta e Settanta, come descritto nel testo di Pezzotta (2017), è impegnata a sequestrare tutti quei film che non rispettano i precetti del Codice penale, in particolare che ricadono sull’osceno e privi del comune senso del pudore.
Sforzo fallimentare con l’avvento dei cinema a luci rosse: questo tipo di intrattenimento risultò molto produttivo per un decennio, prima dell’avvento delle televisioni private e VHS. Queste ultime soprattutto “costituiscono uno strumento decisivo nella creazione di un voyeurismo di massa” (Pezzotta, 2017, p. 272), segnando di fatto la sconfitta della magistratura. Riprendendo il punto di vista del già citato Bertolotti, negli anni 80, era del video e della rivoluzione digitale, la pornografia diventa a portata di tutti: non solo chiunque ne può usufruire, ma allo stesso tempo anche produrla a livello amatoriale.

Questo ha portato ad un abbassamento della qualità del materiale pornografico, che si è allontanato sempre di più dagli aspetti estetico-erotici e dalla trama, per diventare prevalentemente sfogo di qualunque tipo di piacere sessuale. È in questo periodo che si diffondono nel cinema hard, oltre a scene particolarmente violente, anche “scene di sodomizzazioni”, doppie e triple penetrazioni, eiaculazioni facciali, stupri di gruppo e umiliazioni di ogni tipo sul corpo della donna, considerata soltanto un oggetto.

Una volta entrata nel dibattito pubblico con i movimenti di liberazione sessuale, la pornografia ha diviso le femministe degli anni Sessanta e Settanta: se da una parte alcune donne ritenevano che fosse uno dei modi in cui mostrare ed esprimere la sensualità e la sessualità femminile, dall’altra un gruppo ben più corposo riteneva invece che la pornografia fosse mera strumentalizzazione a fini commerciali del corpo della donna.

Menicocci (2011) descrive nel suo lavoro di ricerca come la cultura di massa – e di conseguenza anche il materiale pornografico – siano basati prevalentemente su immagini, che cambiano e si modellano in base alle necessità del consumatore.
Lo stesso è accaduto anche al corpo della donna, da sempre usato come forma espressiva, e in particolare all’esposizione delle parti intime: da quando la pornografia è spopolata sulle televisioni private, il corpo della donna ha subito notevoli cambiamenti, primo tra tutti la depilazione totale del pube.
Questo principalmente per motivi visivi: uno schermo non più grande come quello del cinema richiedeva che venisse eliminato tutto ciò che poteva nascondere i dettagli, peli compresi. Il pube depilato viene da allora correlato a maggiore intimità e minore “sporcizia morale”; le pornostar diventano sempre di più un modello a cui ispirarsi e il corpo della donna diventa sempre più spesso associato ad un bene sessuale in mostra.

Attualmente, numerose ricerche si sono concentrate sulle correlazioni tra pornografia e visione della donna come oggetto. Ad esempio, Vandenbosch e Van Oosten (2017) hanno confermato che maggiore è l’uso di pornografia e contenuti sessualmente espliciti, maggiore sarà anche l’utilizzo di stereotipi di genere e nozioni oggettificanti nei confronti della donna, soprattutto per quelle persone che non hanno avuto alcun tipo di educazione all’uso di materiale pornografico a scuola.

La pornografia subisce infine una nuova e rapida rivoluzione ed evoluzione con l’avvento di Internet: attraverso la diffusione di accessi alla rete da parte di computer di utenti privati e la nascita di sistemi quali video sharing e siti a pagamento, milioni di utenti in tutto il mondo possono accedere e utilizzare materiale pornografico in modo anonimo, affidabile e veloce. Tra i primi e più famosi siti pornografici troviamo PornHub, Youporn, e RedTube.

Riepilogando una panoramica della ricerca degli ultimi dieci anni, adolescenti maschi e uomini adulti dichiarano maggiore esposizione e utilizzo di materiale pornografico online e offline. Anche per quanto riguarda le attitudini, sono state individuate chiare differenze di genere: la ricerca di Price e colleghi (2016) descrive come più donne rispetto agli uomini, in tutte le generazioni prese in considerazione, ritengono che la pornografia dovrebbe essere illegale; più uomini che donne inoltre ritengono che la pornografia sia una modalità valida e accettabile per esprimere la propria sessualità.

Sono presenti differenze di tipo religioso: persone più religiose utilizzano meno (o non utilizzano affatto) pornografia online. La ricerca condotta in Italia di Barbagli e colleghi (2010) riporta che il 62% degli uomini e il 26% delle donne non credenti ammettono di aver visto un film pornografico a casa, percentuali che si abbassano rispettivamente al 48% e 16% per uomini e donne credenti convinte e attive. Rimanendo sempre sul panorama italiano, il rapporto Censis del 2019 indica infine che, all’interno della popolazione italiana tra i 18 e i 40 anni, il 61.2% degli italiani guarda video pornografici da solo e il 25.2% con il proprio partner, di cui il 2.6% lo fa regolarmente (Garelli, 2010).

Le motivazioni che spingono in particolare gli adolescenti a fare uso di pornografia sono: curiosità, eccitazione e necessità di conoscere maggiori informazioni sul sesso, ma anche evitamento emotivo, socializzazione e aumento di incontri sessuali offline.
Peter e Valkenburg sottolineano che persone con maggiore sensation seeking e minore soddisfazione in generale fanno maggiore uso di pornografia online.

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