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Hai paura della folla? Una nuova scoperta scientifica potrebbe aiutarti

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Mentre l’agorafobia è il timore degli spazi aperti o molto grandi, la demofobia è esattamente la paura della folla. La folla che passa di fianco, che crea trambusto, che cammina vicino, che semplicemente respira accanto. Chi è demofobico ha difficoltà nel passeggiare in un luoghi come le stazioni, peggio se centrali nella rete cittadina, o in piazze affollate, o in centri commerciali molto frequentati, o in mezzo all’autostrada verso destinazioni comuni.

Camminare in mezzo alla folla in modo rapido e indolore è quasi un’arte. Ma per alcuni è stressante navigare in mezzo ad altre persone cercando una via d’uscita dal caos. Per capire meglio come si comportano le persone in scenari simili, alcuni ricercatori universitari hanno montato delle videocamere nella città di Eindhoven e nelle stazioni ferroviarie locali, registrando tutti gli spostamenti per 6 mesi. Per la precisione, le camere sono state montate nei punti più affollati, e attivate per tutta la giornata. Milioni di pendolari sono stati coinvolti, inconsapevolmente, nella ricerca.

Questa enorme mole di dati ha portato i ricercatori a osservare come le persone reagiscono a breve e a lungo termine quando devono passeggiare tra la folla. Da una parte ci sono le ‘forze sociali’, gruppo del quale fanno parte tutte le persone che riescono in anticipo a comprendere le traiettorie altrui, evitando ogni collisione e lasciandosi lo spazio necessario per passare. Di solito la distanza alla quale puntano per passare senza sfiorare i corpi o i vestiti altrui è pari a 75-80 centimetri.

Dall’altra ci sono invece quelli che cercano di evitare la collisione all’ultimo, perché non si accorgono del sopraggiungere di un altro individuo. In questo caso i pedoni cambiano completamente direzione o fanno una drastica deviazione per evitare l’impatto. Nello studio, per motivi di privacy, non è specificato se tali pedoni sono realmente poco consapevoli delle distanze oppure se sono semplicemente distratti dagli smartphone. Ma poco cambia.

Sulla base di questi comportamenti i ricercatori stanno costruendo un modello matematico in grado di prevedere, data una grande folla, i singoli movimenti di ciascuno dei componenti della stessa. Lo scopo? Sicuramente è quello di trovare un modo per aiutare i futuri architetti e urbanizzatori a realizzare delle strutture adatte a migliorare e aumentare lo spazio per ogni singolo pedone.

Come è stato notato nello studio, una stazione ferroviaria è diversa da un terminal degli autobus. Per accedere a determinati binari, le persone camminano spesso nella stessa direzione, mentre in un terminal con ampi spazi ci sono diverse occasioni per dei… frontali tra camminatori. Di conseguenza, un futuro con carreggiate più comprensibili e spazi più organizzati potrebbe tornare utile a tutte quelle persone che oggi evitano le grandi folle, per il timore di esserne schiacciate o per il terrore di perdere la bussola.

Gli autori della ricerca sono: Alessandro Corbetta (Eindhoven University of Technology), Jasper A. Meeusen (California State University, Long Beach), Chung-min Lee (California State University), Roberto Benzi (Università Tor Vergata Roma), Federico Toschi (Eindhoven University of Technology e CNR-IAC, Italia)

 Una Cura Architettonica contro la demofobia?

Per demofobia si intende la paura della folla, la paura cioè non solo di star in mezzo alla folla, ma anche di camminare in luoghi affollati come stazioni, centri commerciali o strade molto frequentate. 

Chi soffre di questo disturbo si sente oppresso ed incalzato dalla presenza degli altri, fa fatica a mantenere il proprio percorso, teme di essere schiacciato o di perdere il controllo e l’orientamento.

Ma, come si comportano le persone in tali situazioni?

Alcuni ricercatori, appartenenti a differenti università (Eindhoven University of Technology , California State University, Università Tor Vergata Roma) hanno esaminato 6 mesi di filmati provenienti da telecamere montate in luoghi particolarmente affollati della città di Eindhoven e delle sue stazioni ferroviarie.

Dall’esame di questa enorme mole di dati si è potuto osservare come alcune persone sembrano capaci di prevedere in anticipo la traiettoria degli altri e quindi correggere la propria, evitando collisioni e riuscendo a lasciarsi lo spazio (75-80 cm) necessario per passare; altre invece evitano la collisione solo all’ultimo momento,  con improvvisi cambiamenti di direzione o con disorientanti deviazioni.

Sulla base di queste osservazioni si sta cercando di costruire un modello matematico che permetta di prevedere i comportamenti dei singoli. Tutto questo per fornire ad architetti ed urbanisti dei dati attendibili per progettazioni calibrate non solo sulla funzione del luogo da progettare ma anche sul modo prevalente di comportarsi della gente che lo deve frequentare.

In un futuro quindi spazi meglio organizzati potrebbero attenuare il disagio, in alcuni casi addirittura il panico, di persone spaventate dalla folla.       

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