Attenzione a quei dodici: cibi invitanti, ma rischiosi.
Soprattutto in estate, frutta e verdure, colorate, invitanti, fresche e gustose, diventano protagoniste della tavola, degli aperitivi, delle merende al mare e delle feste con gli amici. Ma considerarle sempre e comunque benefiche per la salute è un errore. Alcuni cibi vegetali comunemente consumati o usati per decorare piatti e cocktail possono essere tossici se assunti nel momento o nel modo sbagliato, perché in alcune loro parti o stadi di maturazione contengono sostanze dannose per l’organismo umano.
Ecco alcuni dei principali alimenti a rischio, che non tutti conoscono.
Mese: Giugno 2019
Ma che caldo fa! Ma che fa il caldo?
Sta per arrivare l’estate e gli esperti prevedono che sarà bollente, come di regola negli ultimi anni, soprattutto, ma non solo nei centri urbani. A breve, il ministero della Salute diffonderà le solite raccomandazioni per evitare possibili malesseri dovuti alle temperature elevate, all’eccessivo irraggiamento solare e all’umidità da bagno turco, tipica di molte zone d’Italia. Consigli rivolti soprattutto alle persone anziane e fragili, ma utili per tutti, anche se non sempre facili da seguire per chi lavora e ha una vita attiva. Ma siete sicuri di sapere che cosa succede all’organismo quando il termometro ambientale sale oltre i 30-35°C e come fare per reagire al meglio? Controllate qui.
CORRERE… A LAVORO! La salute vien correndo… verso l’ufficio!
Ormai è appurato come l’attività fisica costante e regolare sia indispensabile per il benessere psicofisico della persona. Nella società di oggi, però, il problema è principalmente il tempo, che non basta mai. La vita si è trasformata in una corsa continua, da casa al lavoro, dal lavoro al supermercato, per non parlare degli infiniti impegni che quotidianamente dobbiamo affrontare. E spesso dimentichiamo di prenderci cura di noi stessi, rinunciando a momenti fondamentali per la nostra salute, come lo sport, ad esempio. Ma camminare e correre sono delle attività naturali che l’uomo fa da sempre: il nostro fisico è infatti predisposto a spostarsi per circa 30 km al giorno, abitudine propria dei nostri antenati che dovevano procurarsi cibo e acqua.
La sedentarietà, oggi, è un male che affligge sempre più le nuove generazioni e non solo: non percorriamo più di un chilometro al giorno e stiamo diventando inesorabilmente più pigri. Un male che si sta tramutando in una vera e propria emergenza sociale: aumento dell’obesità, crescita delle malattie cardiovascolari, neurodegenerative, respiratorie. Uno scenario davvero tremendo. Ma a tutto questo c’è un rimedio.
Un rimedio che non solo aiuterà le persone a impiegare meglio e in maniera più fruttuosa il proprio tempo, ma che permetterà loro di svolgere quotidianamente attività fisica, senza per questo dover rinunciare a delle occupazioni magari più piacevoli a fine giornata. Stiamo parlando del Run Commuting, una nuova modalità di fare sport, perché viene effettuato nel tragitto da casa a lavoro o viceversa. In continua crescita è il numero di chi, soprattutto in Gran Bretagna, ha messo in atto questa innovativa strategia di praticare attività fisica. Un modo anche per riscoprire la città in cui si vive, cancellare lo stress quotidiano dovuto al traffico, alle code ai semafori, alla ricerca di un parcheggio vicino al posto di lavoro. Così si inizia a combattere la sedentarietà, uno dei fattori scatenanti malattie al sistema cardiovascolare. Solo in Italia il numero di sedentari supera i 21 milioni di persone: un dato che deve far riflettere, perché equivale a circa un terzo della popolazione. Se, quindi, la distanza tra la propria abitazione e l’ufficio lo permette, perché non iniziare a recarsi a lavoro a piedi? Facendo una passeggiata si possono scoprire tanti dettagli che magari prima, correndo contro il tempo, sfuggivano allo sguardo.
Un modo anche per rilassarsi ed evitare lo stress quotidiano legato all’utilizzo dell’automobile. I più allenati potranno invece munirsi di bicicletta e pedalare fino al posto di lavoro, oppure praticando jogging. Insomma, le alternative non sono poche. Certo, bisognerà svegliarsi qualche minuto prima, ma a giovarne sarà innanzitutto il corpo, poi la mente, non più sottoposta a inutili affaticamenti. I vantaggi del Run Commuting saranno visibili anche dal lato economico: si risparmierà sul carburante o sui soldi del biglietto dei mezzi pubblici. Per non parlare dei benefici immediati che guadagnerà l’ambiente: meno traffico equivale a meno inquinamento atmosferico. Uno dei problemi potrebbe essere rappresentato dalla mancanza di docce nei servizi igienici delle aziende; in questo caso ci si potrà recare a lavoro con il mezzo pubblico e rientrare a casa correndo o camminando al termine della giornata.
Il Run Commuting è uno stile di vita, che ha preso piede inizialmente in Gran Bretagna, dove non è strano, di buon mattino, incrociare per strada centinaia di persone con indumenti sportivi, o a cavallo di una bicicletta, zaino in spalla, che si avviano verso l’ufficio. Camminare, dunque, sta piano piano tornando di moda (un’app per sportivi che monitora i giri e le corse degli atleti ha stimato che nel Regno Unito il numero di chi pratica Run Commuting è cresciuto di oltre il 50 per cento nell’ultimo anno, sfiorando le 45mila corse a settimana). Secondo lo studio condotto dalla stessa app, subito dopo Londra, la “capitale” europea dei Run Commuters, troviamo Amsterdam che precede Parigi. Nella top 10 compaiono anche New York, Sidney, San Francisco, Los Angeles, San Paolo, Barcellona e Melbourne. L’italia non è presente nella classifica. Forse questa abitudine non ha ancora preso campo a causa della mancanza di uffici e aziende muniti di armadietti, docce e servizi idonei a tale scopo. Ma la strada è segnata e, piano piano, si sta già avviando un’opera di sensibilizzazione. Nel nostro piccolo, possiamo iniziare con una camminata a passo sostenuto verso il luogo di lavoro o dall’ufficio a casa, soprattutto ora con la bella stagione, le giornate più lunghe e luminose e meno probabilità che si verifichino eventi atmosferici di pioggia, vento o temporali. Il Run Commuting può rappresentare un’ottima soluzione per combattere la sedentarietà: l’importante è munirsi di scarpe adatte e buona volontà. I benefici saranno immediati.
Fonte: Crudostyle
Un esercito di micro-robot può spazzare via la placca dentale
Uno sciame di micro-robot, diretto da magneti, è in grado di staccare e rimuovere il biofilm che forma la caratteristica placca che si forma intorno ai denti e che promuove e sostiene le comuni patologie orali, dalla carie alla malattia parodontale.
L’innovazione nasce da una partnership tra dentisti, biologi e ingegneri della University of Pennsylvania ed è stata descritta su Science Robotics. Con due tipi di sistemi robotici, uno progettato per lavorare sulle superfici e l’altro per operare all’interno di spazi ristretti, gli scienziati hanno dimostrato che i robot con attività catalitica hanno la capacità di distruggere il biofilm orale, quell’aggregazione complessa di microrganismi che si deposita sulla sostanza dura dentale, sui restauri e sulle ricostruzioni protesiche, sulla gengiva, sulle mucose, sulla lingua e nelle tasche paradontali. Questi sistemi robotici di rimozione del biofilm promettono di essere utili in un’ampia gamma di potenziali applicazioni: se da un lato potranno mantenere puliti tubi dell’acqua e cateteri, dall’altro andranno a ridurre il rischio di carie, infezioni endodontiche e contaminazione degli impianti.
A coordinare lo studio sono stati Hyun Koo della School of Dental Medicine e Edward Steager della the School of Engineering and Applied Science. «Alla base del nostro risultato – ha affermato Koo – c’è stata un’interazione davvero sinergica e multidisciplinare. Stiamo sfruttando l’esperienza di microbiologi, scienziati clinici e ingegneri per progettare il miglior sistema di eradicazione microbica possibile, aspetto importante anche per altri settori biomedici che affrontano biofilm resistenti ai farmaci, proprio mentre il mondo si sta avvicinando a un’era post-antibiotica».
E Steager ha aggiunto: «il trattamento dei biofilm che si formano sui denti richiede una grande quantità di lavoro manuale, con la nostra innovazione speriamo di migliorare le opzioni di trattamento e ridurre la difficoltà di assistenza».
Secondo i ricercatori americani, i trattamenti attualmente esistenti per i biofilm sono inefficaci perché sono incapaci di degradare simultaneamente la matrice protettiva, uccidere i batteri incorporati e rimuovere fisicamente i prodotti biodegradati. Invece, secondo Koo, «questi robot possono fare le tre cose contemporaneamente e in modo molto efficace, senza lasciare tracce di biofilm».
Hwang G, Paula JA, Hunter EE et al. Catalytic antimicrobial robots for biofilm eradication. Science Robotics 24 Apr 2019: Vol. 4, Issue 29, eaaw2388.
Empowerment del paziente
“Nothing about me, without me”
“Niente che io non sappia, non senza di me “
Questa la frase che meglio esprime il concetto di Empowerment del paziente nei termini del diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte…..
Il modello di educazione alla salute del Self-empowerment nasce nell’ambito della ricerca universitaria in più paesi , che hanno seguito il Programma di Autogestione delle Malattie Croniche sviluppato dal Patient Education Research Center dell’Università di Stanford.
Fonte :http://www.selfmanagementresource.com/
“Patient empowerment è un processo che aiuta le persone ad acquisire controllo, attraverso l’iniziativa, la risoluzione di problemi, l’assunzione di decisioni, che può essere applicato in vari contesti nell’assistenza sanitaria e sociale. Ma è anche diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte.
“Patient empowerment─who empowers whom?”. Questo è il titolo di un recente editoriale di Lancet[1] che riferisce della prima Conferenza Europea sul Patient Empowerment, tenutasi a Copenhagen, Danimarca, e organizzata dall’omonimo Network Europeo (ENOPE 2012).
Fonte: http://www.saluteinternazionale.info/2012/07/nothing-about-me-without-me/
Della Conferenza riferisce anche il British Medical Journal, nella sezione News[2]. Una definizione di patient empowerment data dagli organizzatori della Conferenza è: “un processo che aiuta le persone ad acquisire controllo, attraverso l’iniziativa, la risoluzione di problemi, l’assunzione di decisioni, che può essere applicato in vari contesti nell’assistenza sanitaria e sociale”.
La letteratura recente, fornisce altre definizioni che, oltre che al processo, tengono conto dell’obiettivo, descrivendo l’empowerment del paziente nei termini del diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte[3]. In generale, il principio guida è quello dell’autodeterminazione (“nothing about me, without me”)
Anche in Europa, come testimonia la Conferenza di Copenhagen l’utilizzo di questo Programma e l’attenzione al tema dell’empowerment dei pazienti sta crescendo. Sono ormai 11 i Paesi Europei in cui il Programma viene adottato su scala più o meno ampia e con un’iniziativa di disseminazione sistematica (come nel Regno Unito e in Danimarca) o a macchia di leopardo .In Italia , ad esempio è stato utilizzato dalle Cure Primarie di molte ASL in diverse regioni ( es. Toscana, Emilia Romagna, Lombardia )
Il Programma e gli studi relativi hanno evidenziato che informare e migliorare l’empowerment dei pazienti consente di influenzare positivamente i comportamenti non funzionali legati alle malattie.
Stanford University Stanford Patient Education Research Center Stanford University School of Medicine 1000 Welch Road, Suite 204 Palo Alto CA 94304 (650) 723-7935 voice • (650) 725-9422 fax http://patienteducation.stanford.edu [email protected]


Prendersi cura della pelle a tavola
Contrariamente a quanto vorrebbero far credere i produttori di costosissimi fluidi, elisir e creme idratanti, nutrienti, tonificanti, anti-rughe ecc., la salute e la bellezza della pelle dipendono soltanto in minima parte da ciò che possiamo applicare sulla sua superficie e moltissimo da quel che accade all’interno dell’organismo. Per idratarla, bisogna soprattutto bere acqua in abbondanza. Per nutrirla si devono assumere grassi polinsaturi e altri lipidi utili, contenuti in pesce e frutta secca. Per tutelarla dall’invecchiamento, serve il giusto apporto di vitamine e sali minerali, di cui abbondano frutta e verdura fresche. Ecco un elenco degli alimenti da assumere ogni giorno per curare la pelle “da dentro”.
Inquinamento e salute: nuove prove di danno
Dopo decenni di sottovalutazione degli effetti sfavorevoli dell’inquinamento sulla salute umana, da alcuni anni si stanno moltiplicando gli studi e le prove in merito, purtroppo tutte indirizzate a confermare quanto da sempre temuto in ambito scientifico: gli inquinanti ambientali hanno effetti lesivi diretti a più livelli (in particolare, sull’apparato cardiovascolare, sul sistema nervoso e su quello immunitario, sul piano riproduttivo ecc.) e, anche quando non propriamente dannosi, possono modificare l’equilibrio metabolico in vario modo.
Tra le molte ricerche a supporto di questa affermazione, se ne possono citare due recenti. La prima, condotta presso l’Università di Buffalo (Stati Uniti) ha valutato il cambiamento dei livelli di 886 metaboliti presenti nell’organismo umano, prima, durante e dopo le Olimpiadi di Pechino (Cina, 2008): tre momenti in cui l’inquinamento ambientale della città e delle aree limitrofe è passato, prima, da elevatissimo a basso (grazie ad azioni governative finalizzate a rendere l’aria più accettabile durante le gare), quindi da basso agli stessi elevatissimi livelli pre-Olimpiadi.
L’analisi metabolomica dei campioni di sangue prelevati in ciascuno di questi tre periodi dagli oltre 200 residenti di Pechino coinvolti nello studio ha indicato che ben 69 metaboliti normalmente presenti nell’organismo aumentano o diminuiscono in risposta all’aumento o alla diminuzione della qualità dell’aria. In particolare, a variare maggiormente sono composti lipidici (acidi grassi mono e polinsanturi, ramificati, steroidi ecc.) e dipeptidi (ossia piccole proteine), spesso coinvolti nella regolazione di innumerevoli funzioni cellulari, metaboliche e ormonali (in particolare, stabilità cellulare, stress ossidativo, attività antiossidante e infiammazione).
Questo tipo di analisi metabolomica, in grado di fornire una fotografia di tutti i cambiamenti molecolari significativi indotti dall’inquinamento nel corpo umano, non indica quali malattie possono derivare dal fatto di vivere in zone (urbane o rurali) caratterizzate da una bassa qualità ambientale, ma conferma che l’inquinamento interferisce con moltissime attività fisiologiche e fornisce la basi biologiche per spiegare il collegamento tra i disturbi osservati (malattie cardiovascolari e metaboliche, tumori, alterazioni immunologiche od ormonali ecc.) e inquinamento.
La seconda pubblicazione è ancora più allarmante. Si tratta di una revisione e metanalisi dei dati disponibili in letteratura sugli effetti dell’inquinamento automobilistico nei bambini, con particolare riferimento al rischio di sviluppare leucemia (il tumore più frequente nei primi anni di vita, la cui incidenza è aumentata continuamente dal 1975 a oggi).
La valutazione crociata dei 29 principali studi sull’argomento, alla quale hanno partecipato anche ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha indicato che l’inquinamento da traffico automobilistico può effettivamente aumentare il rischio di leucemia in età pediatrica soltanto quando molto elevato. Lo stesso vale per i livelli biossido di azoto (NO2), uno dei principali componenti dei gas di scarico insieme al benzene. Viceversa, l’esposizione a un idrocarburo aromatico come il benzene (e i suoi derivati) ha sicuri effetti cancerogeni a qualunque dose e aumenta sempre in una certa misura il rischio di sviluppare leucemia nei bambini con meno di 6 anni (in particolare, la leucemia linfoblastica acuta, LLA).
Due risultati che, uniti a innumerevoli altri presenti in letteratura, dovrebbe indurre a impegnarsi tutti, ogni giorno, per cercare di ridurre le emissioni e l’inquinamento ambientale in generale (usando meno l’automobile, evitando di eccedere con il riscaldamento domestico e di produrre più rifiuti dello stretto necessario) e a esigere che le amministrazioni pubbliche adottino provvedimenti finalizzati a migliorare la salubrità dell’aria, dell’acqua e del suolo sia nelle aree urbane sia in quelle naturali. Perché non c’è dubbio: la nostra salute dipende dalla salute del posto in cui viviamo.
Fonti
- Mu L et al. Metabolomics Profiling before, during, and after the Beijing Olympics: A Panel Study of Within-Individual Differences during Periods of High and Low Air Pollution. Environ Health Perspect. 2019;127(2):057010. doi:10.1289/EHP3705 (https://ehp.niehs.nih.gov/doi/full/10.1289/EHP3705)
- Orioli R et al. Exposure to Residential Greenness as a Predictor of Cause-Specific Mortality and Stroke Incidence in the Rome Longitudinal Study. Environ Health Perspect 2019;127(2):27002. doi:10.1289/EHP2854 (https://ehp.niehs.nih.gov/doi/full/10.1289/EHP2854?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori:rid:crossref.org&rfr_dat=cr_pubpubmed)
Attività fisica all’aperto, nonostante i pollini
La primavera, quest’anno, ha dato il peggio di sé, tra piogge a ripetizione, temperature non proprio in linea con le attese e una diffusione dei pollini più intensa del solito, motivata dal fatto che quando le piante sono messe in difficoltà dall’inquinamento e dalle variabili ambientali cercano ogni mezzo per aumentare la propria capacità riproduttiva. Come bilanciare il bisogno di proteggersi dagli allergeni, ormai presenti molti mesi all’anno, con il naturale desiderio di praticare attività fisica all’aria aperta, se si soffre di allergie stagionali? Provate a seguire questi consigli, per restare in forma senza troppi starnuti.
















