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L’epiglottite è un’infezione acuta, più frequente dai 3 ai 6 anni. I sintomi mostrati durante l’insorgenza dell’epiglottite sono febbre, stato settico, postura obbligata, disfagia, voce afona, dispnea e scialorrea. È importante evitare ogni manovra che possa agitare il bambino, non coricarlo sul letto, non allontanarlo dai genitori, non eseguire prelievi di sangue e non ispezionare il capo orale.
Gli esami da eseguire sono la radiografia laterale del collo, rinofaringoscopia con fibre ottiche ed emocoltura prima della terapia.
Fonte: Emergenze Mediche in Pediatria di Mediserve a cura di Maurizio Vanelli
Alimentazione sana e bilanciata, povera di zuccheri semplici e con apporto calorico compatibile con il peso da mantenere o da ridurre; attività fisica regolare, senza eccessi; corretta assunzione quotidiana dei farmaci ipoglicemizzanti orali o dell’insulina prescritti dal medico; controlli periodici. Sono queste le chiavi per riuscire a tenere sotto controllo il diabete di tipo 2 in modo ottimale ed evitare di veder peggiorare la glicemia e sviluppare complicanze che possono danneggiare l’apparato cardiovascolare, i reni, gli occhi e i nervi periferici. Per non sbagliare, ecco una scheda dettagliata degli aspetti pratici di gestione quotidiana della malattia.
L’encefalite è un processo infiammatorio del sistema nervoso centrale nel quale la maggior area è il parenchima cerebrale. Se sono coinvolte anche le radici spinali, sensoriali e motorie, viene utilizzato il termine di radicolite. Sono nel 25% dei casi si può identificare una eziologia precisa. La maggior parte dei casi, infatti, è di origine virale. Altre cause possono essere allergiche o di assorbimento di sostanze tossiche.
Alcuni bambini all’inizio possono sembrare solo modicamente interessati, ma poi evolve rapidamente verso lo stato di coma fino alla morte. Nel caso sia diagnosticata l’encefalite Erpetica il trattamento è aspecifico ed empirico e deve essere indirizzato al mantenimento delle funzioni vitali e di supporto. Fin quando una causa batterica o un ascesso cerebrale non sono stati esclusi si può iniziare con una terapia antimicrobica.
Tutti i pazienti con grave sintomatologia devono essere monitorati in un Reparto di Terapia Intensiva. È necessario effettuare gli stessi esami di laboratorio attuati per le meningiti, compresa la puntura lombare.
Alcune s per chi passa troppe ore al computer e usa il mouse; altre a quella sportiva, come l’epicondilite del gomito tipica dei tennisti (ma non solo), il “ginocchio del saltatore” o la fascite plantare che interessa frequentemente i runner. Certo è che, in tutti i casi, le lesioni da usura sono subdole nell’insorgenza e fastidiose da gestire, perché tendono a ritornare spesso se l’attività che le causa non viene interrotta o fortemente limitata. Ecco una panoramica delle problematiche più diffusesu questo fronte e alcuni consigli per evitarle, a partire dal riscaldamento e dal buon senso.
Una crisi convulsiva è il risultato di un’improvvisa stimolazione elettrica del cervello. Le crisi convulsive spesso non sono così gravi come sembrano. Le condizioni patologiche che possono causare una crisi convulsiva sono: epilessia, colpo di calore, avvelenamento o reazioni a farmaci, ipoglicemia, febbre elevata, lesioni cerebrali, tumori o ictus e shock elettrico.
Le crisi epilettiche possono essere convulsive e non, a seconda dell’area cerebrale interessata dalla disfunzione.
Le crisi epilettiche convulsive sono quelle attraverso cui la persona va incontro a convulsioni che durano dai 2 ai 5 minuti, con spasmi muscolari e perdita della coscienza.
Le crisi epilettiche non convulsive, invece, possono manifestarsi attraverso la fissità dello sguardo che dura solo pochi secondi, di un movimento involontario del braccio o di un periodo di movimento automatico.
Cosa fare?
È necessario appoggiare la testa del paziente su un superfice soffice.
Allentare gli indumenti stretti intorno al collo e non mettere niente tra i denti della vittima durante l’attacco.
Girare la vittima sul fianco.
Nel momento in cui l’attacco epilettico termina, offrire aiuto e evitare di imbarazzare il paziente.
È necessario portare il paziente in ospedale se la crisi convulsiva dura più di 5 minuti, se si tratta di un soggetto non epilettico, se il recupero è lento o se la persona è incinta.
Fonte: Guida Tascabile di Pronto Soccorso di Mediserve
Se non vi siete preparati per tempo alla prova costume, ormai è un po’ tardi per correre ai ripari. Ma se l’obiettivo è limitato alla perdita di qualche chilo e non ci si dà scadenze troppo ristrette, l’estate è proprio il momento migliore per rivedere le proprie abitudini alimentari e di stile di vita, complici il caldo (che fa preferire cibi freschi, ricchi di fibre, poveri di grassi e a basso apporto calorico, come frutta, verdura e pesce), le maggiori occasioni di praticare attività fisica (evitando di farlo quando il clima è troppo afoso) e il relax (che aiuta a evitare eccessi alimentari promossi dallo stress più che dalla fame). Se volete qualche suggerimento in più su come fare, lo trovate qui.
Il problema si fa “caldo” soprattutto in estate, quando l’aumento delle temperature facilita la moltiplicazione dei batteri naturalmente presenti nei cibi e di quelli che possono contaminarli accidentalmente in fase di preparazione o conservazione. Ma, in realtà, il rischio di tossoinfezioni alimentari è presente durante tutto l’anno e nessun ristorante, bar, gelateria o fast food ne è del tutto esente, nonostante il rispetto di adeguate norme igieniche, perché i microrganismi sono ovunque e impossibili da eliminare al 100%. Come fare per proteggersi senza rinunciare a pranzi e cene fuori casa? Trovate qui qualche indicazione su come prevenirespiacevoli inconvenienti.
L’endoscopia digestiva con strumenti a fibre ottiche è considerata una tecnica di routine anche nell’età pediatrica. L’esame spesso deve essere eseguito con urgenza, entro 24-48 ore dall’insorgenza dell’evento che ne ha richiesto l’esecuzione. L’endoscopia alta viene eseguita quando si è difronte ad emorragie del tratto gastrointestinale superiore, sospette ingestioni di caustici, ingestioni di corpi estranei, melena e varici esofagee.
Le procedure per l’esame endoscopico sono: assunzione Diazepam, anestesia generale, terapia trasfusionale in caso di anemia acuta, lavaggio endogastrico in caso di sanguinamento e pulizia intestinale con rettoclisi di soluzione fisiologica.
In tutti i casi è indispensabile eseguire: emocromo, PLT, emogruppo, glicemia, azotemia, elettroliti, p-Colinesterasi, PTT, CPH, ECG.
Fonte: Emergenze Mediche in Pediatria di Mediserve a cura di Maurizio Vanelli
Molte malattie possono causare dolore addominale, ma alcune condizioni possono mettere in pericolo di vita il paziente, e quindi richiedono il trattamento chirurgico.
Cosa fare?
È necessario che la vittima non mangi o beva nulla.
Non dare lassativi e farmaci antidolorifici alla vittima.
Se il dolore è di tipo bruciante, somministrare un antiacido.
Il paziente deve mantenere una posizione confortevole, generalmente con le ginocchia piegate.
Chiedere l’intervento di un’ambulanza se il dolore è accompagnato da lesione addominale, fece ematiche, febbre, gravidanza o se il dolore dura più di 12 ore.
Fonte: Guida Tascabile di Pronto Soccorso di Mediserve
Per chi già fatica a dormire durante il resto dell’anno, l’arrivo dell’estate, con le sue giornate luminose, le sere con gli amici che non vorrebbero mai finire, il caldo, le zanzare, i rumori dalle finestre aperte o il fresco artificiale del condizionatore con le finestre chiuse, può rendere davvero difficile riuscire a riposare bene per un numero di ore sufficiente. E l’esito delle notti agitate o troppi brevi si sconta al mattino, quando alzarsi diventa uno sforzo e ogni impegno sembra titanico. Ma migliorare la situazione si può. Ecco 20 consigli per rendere il vostro sonno prolungato, profondo e rigenerante.
I sintomi delle emiplegie acute possono essere emianestesia, emianopsia ed afasia. La comparsa dei sintomi è improvvisa e raggiunge il suo apice nel giro di poche ore. La comparsa di emiplegia può essere preceduta o seguita da crisi convulsive generalizzate e può accompagnarsi a disturbi dello stato di coscienza, vomito e cefalea.
Nelle forme epilettiche cosi come per il diabete, le infezioni e i traumi, un’accurata inchiesta anamnestica è indispensabile per individuare le cause che hanno condotto alla comparsa di emiplegia. I problemi cerebrovascolari sono più difficili da diagnosticare e presentano un corredo semeiologico simile ad un’emicrania emiplegica.
Non è disponibile un trattamento d’urgenza, ma esistono norme generali che servono al controllo clinico del paziente: idratazione, monitoraggio, correzione dell’ipossia e correzione delle emoconcentrazione.
Fonte: Emergenze Mediche in Pediatria di Mediserve a cura di Maurizio Vanelli
Il dolore toracico può presentarsi attraverso numerose cause:
Dolore muscolare o costale da esercizio fisico o lesioni. Il paziente può sentire dolore muovendosi e solo il riposo e l’assunzione dell’aspirina possono procurare sollievo.
Infezione respiratoria o lesione polmonare, che peggiorano con la tosse e respiro profondo.
Le indigestioni, accompagnate da nausea, eruttazione e pirosi. Questo dolore può essere alleviato con gli antiacidi.
Attacco cardiaco.
Angina pectoris, attraverso cui il dolore è la conseguenza di un esercizio fisico, esposizione a basse temperature ed emozioni. È raro che duri più di 5 minuti e può essere alleviato con la nitroglicerina.
Cosa fare?
Nel caso in cui si presenti l’angina pectoris bisogna stabilire se il paziente porta con sé farmaci prescritti dal suo medico. In questo caso, se è cosciente, aiutarlo a prenderli.
Se il dolore scompare in 10 minuti sospettare un’angina. Se dura più di 10 minuti, sospettare un attacco cardiaco.
Fonte: Guida Tascabile di Pronto Soccorso di Mediserve
Che la tanto amata abbronzatura non sia un segno di salute come a lungo (e forse ancora) è stata percepita dai più, ma soltanto la reazione difensiva della pelle nei confronti del danno inferto dai raggi solari dovrebbe essere ormai chiaro a tutti. Ma quanto siete veramente informati dei rischi che fate correre alla vostra pelle (e alla vostra salute in generale) quando vi esponete ai raggi ultravioletti (UVA e UVB), naturali o artificiali, senza aver preso le indispensabili precauzioni? Testate le vostre conoscenze con questo quiz. Ma, soprattutto, ricordate di usare sempre protezioni solari di alta qualità e adatte al vostro fototipo.
Mi è stato risposto che non accettano prenotazioni fino a tutto dicembre e che non hanno ancora le disponibilità per le liste di gennaio. E’ vero che non è possibile chiudere le prenotazioni per le prestazioni sanitarie? Sì, chiudere le prenotazioni (fenomeno delle liste d’attesa bloccate), è una pratica vietata dalla Legge Finanziaria 2006, L. n. 266/05. Le Regioni possono applicare in tali casi, ai responsabili della violazione, addirittura un’ammenda da euro 1000 a euro 6000.
2. Cosa posso fare quindi se al momento della prenotazione mi comunicano che la lista d’attesa per la prestazione di cui ho necessità è bloccata? Quando ti trovi di fronte ad una lista bloccata ti suggeriamo di:
Segnalare il fatto inviando tramite A/R alla Direzione Generale dell’Azienda Sanitaria, all’Assessorato alla Sanità della tua Regione e a Cittadinanzattiva il modulo per richiedere lo sblocco delle liste e l’applicazione dell’ammenda;
Chiamare il CUP per conoscere quali altre strutture possono erogare la prestazione.
3. E’ vero che sono stati fissati i tempi massimi per tutte le prestazioni sanitarie?
No, il Nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2010-2012 ha fissato a livello nazionale i tempi massimi solo per 58 prestazioni sanitarie tra diagnostica, specialistica ambulatoriale (prime visite o primi esami diagnostici) e per alcuni ricoveri.
Le Regioni a loro volta recepiscono il Piano Nazionale indicando, in un proprio atto, le prestazioni garantite ed i relativi tempi massimi d’erogazione in ciascuna regione.
4. Dove posso trovare l’elenco delle 58 prestazioni e i relativi tempi massimi d’attesa?
Il dettaglio delle prestazioni individuate dal Piano Nazionale può essere visionato nella sezione approfondimenti.
Per le disposizioni regionali puoi consultare il sito della tua Regione di appartenenza o rivolgerti all’Ufficio Relazioni con il Pubblico della tua ASL.
5. In caso di superamento dei tempi massimi, cosa accade?
Il Nuovo Piano Nazionale per le liste d’attesa prevede che in caso di mancato rispetto dei tempi massimi l’Azienda debba provvedere ad indicare le strutture pubbliche o private accreditate (convenzionate) che assicurano il rispetto della tempistica; nel caso nessuna struttura pubblica o convenzionata sia in grado di erogare la prestazione, l’Azienda sanitaria deve autorizzare la prestazione in regime intramurario (intramoenia). In questo caso il cittadino non deve sostenere alcun onere economico aggiuntivo, se non l’eventuale ticket (se non esente).
6. Nel caso di superamento dei tempi massimi, quindi, cosa devo fare?
Il suggerimento è di inviare il modulo per chiedere l’individuazione della struttura pubblica o convenzionata in grado di erogare la prestazione di diagnostica o specialistica entro i tempi massimi stabiliti o autorizzare la prestazione in intramoenia senza oneri aggiuntivi oltre al ticket. Nel caso di superamento dei tempi massimi per le prestazioni di ricovero puoi utilizzare questo modulo.
7. E’ vero che un medico può certificare che la prestazione è urgente?
Sì, il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa prevede la possibilità per il medico (medico del servizio pubblico, medico di famiglia, pediatra, guardia medica) di applicare un codice di priorità alla prestazione richiesta. Sulla ricetta potrà quindi indicare il codice U (urgente) per cui la prestazione dovrà essere erogata entro 72 ore, B (breve) entro 10 giorni, D (differibile) entro 30 giorni le visite e 60 giorni la gli esami diagnostici, P programmabile.
8. Il cittadino come può conoscere i tempi di erogazione delle prestazioni della propria asl?
Ogni azienda sanitaria locale o azienda ospedaliera deve redigere il piano aziendale attuativo e di questo deve dare opportuna “diffusione” ai cittadini; deve essere infatti disponibile presso i centri di prenotazione, i siti web aziendali e gli URP.
9. Cosa succede se una prestazione non è compresa nel piano di governo dei tempi d’attesa e i tempi che mi ha prospettato il CUP sono troppo lunghi?
Se nessuna struttura sul territorio è in grado di effettuare quella prestazione in tempi congrui, ed una certificazione medica attesta l’incompatibilità dell’attesa con le tue condizioni di salute, puoi inviare il modulo. Dovrai inviare il modulo alla direzione generale della Asl e all’Assessorato alla Sanità della tua Regione, allegando il certificato attestante l’incompatibilità dell’attesa attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno.
10. Voglio effettuare la prestazione solo in una struttura, un grande ospedale, ma ho verificato che non rispetta i tempi massimi previsti. Cosa posso fare?
Se decidi di recarti solo ed esclusivamente in una struttura, ma altre strutture nella tua ASL sono in grado di erogare quella stessa prestazione nel rispetto dei tempi massimi, non ci sono alternative: devi attendere il tuo turno.
Il consiglio è quello di contattare sempre il CUP al fine di individuare la struttura che eroghi la prestazione nel minor tempo possibile oppure parlarne con il tuo medico per valutare se le attese sono compatibili con le tue necessità!!!
11. Devo svolgere una visita di controllo ma i tempi comunicati superano quelli pubblicati nel piano: è legale?
Il Piano ha fissato tempi massimi per prestazioni diagnostico-specialistiche in regime ambulatoriale solo per le prime visite e primi esami diagnostici ovvero per quelle prestazioni volte ad individuare una diagnosi; restano quindi esclusi i controlli periodici.
12. Se la prestazione che devo eseguire è inserita nel piano di governo ma è un controllo e non una prima visita ed ho necessità di avere la prestazione in tempi più brevi cosa posso fare?
Se l’attesa prospettata dal CUP risulta incompatibile con le tue necessità parlane con il tuo medico che eventualmente provvederà a certificare la necessità della prestazione in tempi più brevi. Utilizza il modulo ed allega la certificazione del medico che attesta l’incompatibilità dei tempi.
13. Esistono percorsi di accesso preferenziali per alcune aree cliniche di particolare impatto per la salute dei cittadini?
Sì esistono i percorsi diagnostico terapeutici (PDT)
Il nuovo Piano di contenimento sui tempi di attesa stabilisce che le Regioni sono tenute ad avviare dei percorsi di accesso preferenziali (PDT ovvero percorsi diagnostico terapeutici) per 2 aree mediche in particolare: l’area cardiovascolare e quella oncologica.
La prima visita specialistica (visita cardiologia o oncologica) va eseguita entro 30giorni;
Dovranno essere stabiliti tempi di attesa adeguati tra la definizione del problema (diagnosi) e l’esecuzione dell’atto terapeutico. Comunque l’attesa non potrà essere superiore a 30 giorni.
14. Nel prenotare una visita specialistica di cui ho bisogno in breve tempo, mi hanno prospettato un tempo d’attesa di molti mesi. Cosa posso fare?
Il nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (Gazzetta ufficiale 23/11/2010 supplemento ordinario n 274) garantisce l’erogazione di 58 prestazioni entro tempi massimi precisi.
Negli ultimi anni il microbiota intestinale, ossia l’insieme dei microrganismi che ospitiamo nel nostro intestino e con i quali interagiamo costantemente, sta suscitando un estremo interesse in considerazione degli effetti positivi che ha sull’organismo quando è sano e dei disturbi che possono insorgere quando sono presenti disequilibri (detti “disbiosi”). Dati recenti indicano che il microbiota intestinale è in grado di influenzare una molteplicità di processi metabolici e di modulare la nostra risposta alle sostanze introdotte dall’esterno, compresi i farmaci. In pratica, quindi, gli effetti delle terapie che assumiamo non dipendono soltanto dalle caratteristiche del nostro corpo, ma anche da quelle dei batteri con cui conviviamo. Lo studio in merito.
Oltre che un indispensabile ausilio medico per chi ha difetti visivi e un mezzo irrinunciabile per proteggere gli occhi dai raggi solari, gli occhiali negli ultimi anni sono sempre più diventati un accessorio di moda e un oggetto centrale nel definire lo stile personale. Fatto assolutamente lecito, a patto di non anteporre l’estetica alla funzione. Il tipo di occhiale ideale per ogni occhio deve infatti sempre presentare caratteristiche in linea con lo scopo per il quale viene indossato e lenti di ottima qualità, anche se non è presente un problema oculare particolare. Ecco qualche consiglio per indirizzare la scelta caso per caso.
Attenzione a quei dodici: cibi invitanti, ma rischiosi.
Soprattutto in estate, frutta e verdure, colorate, invitanti, fresche e gustose, diventano protagoniste della tavola, degli aperitivi, delle merende al mare e delle feste con gli amici. Ma considerarle sempre e comunque benefiche per la salute è un errore. Alcuni cibi vegetali comunemente consumati o usati per decorare piatti e cocktail possono essere tossici se assunti nel momento o nel modo sbagliato, perché in alcune loro parti o stadi di maturazione contengono sostanze dannose per l’organismo umano.
Ecco alcuni dei principali alimenti a rischio, che non tutti conoscono.
Sta per arrivare l’estate e gli esperti prevedono che sarà bollente, come di regola negli ultimi anni, soprattutto, ma non solo nei centri urbani. A breve, il ministero della Salute diffonderà le solite raccomandazioni per evitare possibili malesseri dovuti alle temperature elevate, all’eccessivo irraggiamento solare e all’umidità da bagno turco, tipica di molte zone d’Italia. Consigli rivolti soprattutto alle persone anziane e fragili, ma utili per tutti, anche se non sempre facili da seguire per chi lavora e ha una vita attiva. Ma siete sicuri di sapere che cosa succede all’organismo quando il termometro ambientale sale oltre i 30-35°C e come fare per reagire al meglio? Controllate qui.
Contrariamente a quanto vorrebbero far credere i produttori di costosissimi fluidi, elisir e creme idratanti, nutrienti, tonificanti, anti-rughe ecc., la salute e la bellezza della pelle dipendono soltanto in minima parte da ciò che possiamo applicare sulla sua superficie e moltissimo da quel che accade all’interno dell’organismo. Per idratarla, bisogna soprattutto bere acqua in abbondanza. Per nutrirla si devono assumere grassi polinsaturi e altri lipidi utili, contenuti in pesce e frutta secca. Per tutelarla dall’invecchiamento, serve il giusto apporto di vitamine e sali minerali, di cui abbondano frutta e verdura fresche. Ecco un elenco degli alimenti da assumere ogni giorno per curare la pelle “da dentro”.
Questa la frase che meglio esprime il concetto di Empowerment del paziente nei termini del diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte…..
Il modello di educazione alla salute del Self-empowerment nasce nell’ambito della ricerca universitaria in più paesi , che hanno seguito il Programma di Autogestione delle Malattie Croniche sviluppato dal Patient Education Research Center dell’Università di Stanford.
“Patient empowerment è un processo che aiuta le persone ad acquisire controllo, attraverso l’iniziativa, la risoluzione di problemi, l’assunzione di decisioni, che può essere applicato in vari contesti nell’assistenza sanitaria e sociale. Ma è anche diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte.
“Patient empowerment─who empowers whom?”. Questo è il titolo di un recente editoriale di Lancet[1] che riferisce della prima Conferenza Europea sul Patient Empowerment, tenutasi a Copenhagen, Danimarca, e organizzata dall’omonimo Network Europeo (ENOPE 2012).
Della Conferenza riferisce anche il British Medical Journal, nella sezione News[2]. Una definizione di patient empowerment data dagli organizzatori della Conferenza è: “un processo che aiuta le persone ad acquisire controllo, attraverso l’iniziativa, la risoluzione di problemi, l’assunzione di decisioni, che può essere applicato in vari contesti nell’assistenza sanitaria e sociale”.
La letteratura recente, fornisce altre definizioni che, oltre che al processo, tengono conto dell’obiettivo, descrivendo l’empowerment del paziente nei termini del diritto e capacità del paziente di fare scelte ed assumere responsabilità per le conseguenze delle proprie scelte[3]. In generale, il principio guida è quello dell’autodeterminazione (“nothing about me, without me”)
Anche in Europa, come testimonia la Conferenza di Copenhagen l’utilizzo di questo Programma e l’attenzione al tema dell’empowerment dei pazienti sta crescendo. Sono ormai 11 i Paesi Europei in cui il Programma viene adottato su scala più o meno ampia e con un’iniziativa di disseminazione sistematica (come nel Regno Unito e in Danimarca) o a macchia di leopardo .In Italia , ad esempio è stato utilizzato dalle Cure Primarie di molte ASL in diverse regioni ( es. Toscana, Emilia Romagna, Lombardia )
Il Programma e gli studi relativi hanno evidenziato che informare e migliorare l’empowerment dei pazienti consente di influenzare positivamente i comportamenti non funzionali legati alle malattie.
Stanford University Stanford Patient Education Research Center Stanford University School of Medicine 1000 Welch Road, Suite 204 Palo Alto CA 94304 (650) 723-7935 voice • (650) 725-9422 fax http://patienteducation.stanford.edu [email protected]
La primavera, quest’anno, ha dato il peggio di sé, tra piogge a ripetizione, temperature non proprio in linea con le attese e una diffusione dei pollini più intensa del solito, motivata dal fatto che quando le piante sono messe in difficoltà dall’inquinamento e dalle variabili ambientali cercano ogni mezzo per aumentare la propria capacità riproduttiva. Come bilanciare il bisogno di proteggersi dagli allergeni, ormai presenti molti mesi all’anno, con il naturale desiderio di praticare attività fisica all’aria aperta, se si soffre di allergie stagionali? Provate a seguire questi consigli, per restare in forma senza troppi starnuti.
Quando si piange, si sa quasi sempre perché, ma quando gli occhi iniziano a lacrimare da soli comprenderne la ragione può non essere così semplice. Può essere colpa dell’eccesso di polvere presente in una stanza, di un pelucchio o di un frammento entrati accidentalmente nella palpebra, oppure dell’inquinamento atmosferico (se si è sensibili) o dei pollini (se si è allergici). Paradossalmente, poi, tra le cause più diffuse di eccessiva lacrimazione c’è la sindrome dell’occhio secco, come sa bene chi ne soffre. Ma i problemi oculari o le malattie sistemiche che possono interferire con la lacrimazione, rendendola eccessiva o troppo scarsa, sono numerose: scoprite qui quelle più frequenti.
Rosa chiaro o più intenso, biancastre, giallognole, giallo-verdastre, blu-viola, marroni oppure nere. Stiamo parlando del colore delle unghie, ma non pensate agli smalti. Le tonalità che un’unghia “al naturale” può assumere, sono variegate e devono essere sempre osservate con attenzione e tenute nella massima considerazione perché possono dirci molto dello stato di salute dell’unghia stessa o dell’intero organismo. Ma che cosa? Imparatelo a questo link e, se vi accorgete di avere unghie di colore simile a quelle presentate, prendete in considerazione l’opportunità di rivolgervi al medico: un rapido controllo può evitare molti problemi.
Le persone che soffrono di asma presentano degli episodi acuti, nel momento in cui le vie aeree si restringono e si comincia a respirare in modo affannoso. Alcuni soggetti sono affetti da attacchi d’asma nel momento in cui si espongono a basse temperature. Altri invece, presentano questi attacchi durante un esercizio fisico. I sintomi dell’asma variano da persona a persona e solitamente sono ricercabili in tosse, cianosi cutanea, narici che si allargano ad ogni respiro e respiro sibilante.
Cosa fare?
La vittima deve prendere le medicine per l’asma e riposare.
Aiutare la vittima a mettersi comodo e in una posizione eretta.
Nei casi più gravi predisporre il ricovero in ospedale.
Fonte: Guida Tascabile di Pronto Soccorso di Mediserve
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