I tranquillanti, prescritti per ridurre ansia e agitazione, o anche farmaci come i sonniferi possono agire sulla memoria riducendola, ma non sono i soli dal momento che anche i farmaci antipertensivi e quelli antidepressivi possono esserne responsabili.
Sicuramente, poiché alcune tipologie di farmaci possono risultare più dannose di altre, allorchè la persona in cura verifica su se stesso una diminuizione della memoria farà bene a riportare il dato al proprio medico per una sostituzione del farmaco nella terapia.
Redazione My Special Doctor
La dieta non adatta alla memoria
A volte non è dato rendersi conto di quanti danni possono provenire da una alimentazione inadeguata e da una dieta pericolosa, portatrice di molte conseguenze per cuore e cervello, con un vero e proprio declino di memoria e pensiero.
Una dieta sana e giusta per il cuore è anche una protezione per il cervello, soprattutto se basata su prodotti freschi e naturali come prescrive la dieta mediterranea.
La mancanza di sonno indebolisce la memoria
Per tutti quando si perde il sonno i ricordi sono più difficili a ricomparire proprio perché il sonno ristora e migliora le connessioni tra le cellule del cervello.
In modo particolare quanti hanno già verificato l’indebolimento della propria memoria hanno assoluta necessità di molte ore di sonno che consenta loro di riuscire a connettersi con i ricordi più lontani nel tempo.
Sonno a sufficienza, esercizio fisico, niente alcol ed anche la memoria sarà migliore.
La memoria che si perde con l’età
Si sa che andando avanti negli anni avviene una graduale perdita di memoria, che viene definita come demenza senile quando comporta problemi per la vita quotidiana della persona. La demenza talvolta può rivelarsi Malattia di Alzheimer, una patologia in forte aumento negli anziani, nella quale entrano fattori come quelli genetici, quelli inerenti lo stile di vita, l’alimentazione, l’attività fisica e non ultime malattie come ipertensione, cardiopatie e diabete.
Depressione e ansia, grandi nemiche della memoria
Una condizione di ansia o depressione continue inficiano la capacità di pensare e anche di ricordare cose ed eventi, con anche la forte possibilità di demenza.
Occorre tenere a bada sia ansia che depressione con un trattamento terapeutico adeguato per migliorare la qualità di vita e recuperare pensiero scorrevole e memoria.
Genetica e memoria
I geni, gli stessi che hanno tracciato l’eredita fisica di tutti, stabiliranno la durata della memoria e forse l’insorgere di un a condizione di demenza, ma non sempre è cosi dato che entrano in gioco le diffrenze tra individei ed altri fattori più o meno interferenti. Esite la possibilità di praticare un test genetico che potrebbe dire di più sulla situazione di ciascun paziente.
Il fumo annebbia la memoria
Il fumo, al pari di altra patologia, può essere responsabile di danneggiare la memoria, registrengendo le arterie e i vasi che presiedono all’attività cerebrale che è alla base del pensiero e del ricordo, facendo anche crescere il rischio di demenza e di ictus.
Unico rimedio è quello di adoperarsi per smettere, anche facendosi aiutare da esperti di salute mentale.
Il ginocchio nello sport
Il ginocchio è un’articolazione complessa e delicata, sempre sottoposta a sollecitudini e a sforzi, e talvolta punto fragile in molti eventi traumatici.
Ma quanti e quali possono essere i traumi del ginocchio? Fratture, distorsioni, lussazioni, rotture tendinee (dell’apparato estensore del ginocchio) o lesioni del menisco.
- Traumi del ginocchio nell’adulto;
- fratture dell’estremità distale del femore;
- fratture dell’estremità prossimale della tibia;
- frattura della rotula;
- rotture tendinee dell’apparato estensore del ginocchio;
- lussazioni della rotula;
- distorsioni del ginocchio;
- lussazioni;
- lesioni del menisco;
Lo sport è sicuramente una grande risorsa per tenersi in forma e in salute, per confrontarsi nelle gare agonistiche e per tanti altre giuste motivazioni, ma in certi casi può rappresentare un pericolo per il corpo, se non vengono presi in considerazione alcuni rischi.
Si sa che alcuni sport sono basati su regole, azioni e movimenti che possono mettere in pericolo l’incolumità degli atleti, come nello scontro fisico tra due giocatori nel calcio o nel rugby, come nel ciclismo agonistico con delle cadute particolarmente rischiose, e come in molte altre discipline sportive.
Medici dello sport ed esperti di statistica hanno ricavato dati e particolari dell’incidenza di traumi, lesioni e fratture nelle diverse attività sportive, traendone una classifica dei rischi riferiti ad un tipo di sport rispetto ad altri.
Se parliamo dei rischi del ginocchio, allora Il maggior danno alle ginocchia può essere procurato in particolare da alcune discipline sportive come:
- la corsa;
- il calcio;
- il rugby;
- il basket;
- il sollevamento pesi;
- il wrestling;
Sport che oltre ad essere particolarmente rischiosi per i rischi di traumi agli arti e alla testa possono aumentare di molte volte il rischio di predisporre la strada all’artrosi, per via del forte stress procurato alle articolazioni, e in modo più diretto prendendo di mira le ginocchia (gonartrosi).
Naturalmente va fatta una distinzione tra atleti professionisti che praticano lo sport come professione e gli appassionati dilettanti che lo praticano più occasionalmente, ma ciò nonostante in entrambi i casi il danno alle ginocchia appare significativo.
La gonartrosi non è il solo danno conseguenza di alcune discipline sportive, ma anche di patologie come l’osteoartrite, una condizione che causa rigidità e dolore alle articolazioni, e talvolta anche un gonfiore delle parti dolenti, e in alcuni casi anche piccoli rumori ossei.
A livello di risultati di indagine le patologie come gonartrosi, osteoartrite o danni postumi da lesioni articolari sembrano essere in aumento negli adulti con una storia sportiva, e non più quindi disturbi limitati a fasce d’età più avanti negli anni.
Dunque, troppo pericoloso per il ginocchio e per le articolazioni praticare certi sport?
Va anche detto che i danni che uno sport può comportare saranno anche proporzionali all’intensità con cui lo si pratica, alle misure preventive da prendere per controllare e limitare i danni.
E’ ormai noto che la corsa e il sollevamento pesi possono far più danno alle ginocchia per i traumi, mentre il calcio e il rugby possono far danno per le torsioni del ginocchio.
I medici dello sport consigliano sempre di praticare esercizi di riscaldamento corporeo prima di entrare in gara per prevenire gli inconvenienti descritti.
Quali allora possono essere gli sport da poter praticare in caso di ginocchia dolenti (gonartrosi)?
Vanno preferite attività sportive più moderate, graduali e che non comportino rischi di aggravamento e infiammazione delle ginocchia sofferenti, come ad esempio:
- il nuoto. In acqua i movimenti del corpo risultano più leggeri e meno stressanti , e le ginocchia in particolare non vengono sottoposte a sforzo o a movimenti difficili. Il nuoto migliora la forma fisica generale, contribuisce a tenere sotto controllo il peso, e permette anche un miglioramento o l’eliminazione del dolore del ginocchio.
- la bicicletta. Questo sport permette di abituarsi gradatamente allo sforzo, consente un movimento rotatorio moderato delle ginocchia, fa lavorare i tendini che avvolgono il ginocchio e i muscoli che reggono le articolazioni, ed è anche una buona opportunità di migliorare respiro e circolazione del sangue.
- la camminata. E’ l’attività fisica più facilmente praticabile, quella meno rischiosa per il ginocchio, la più autonoma da praticare. Aiuta a contenere l’infiammazione articolare, a migliorare la forma fisica e rafforzare le articolazioni.
Per tutte queste attività va evitato ogni agonismo o inseguimento della performance, che potrebbero trasformare questi sport in ulteriori rischi di peggioramento dei disturbi osteo-articolari.
Il ginocchio dolente
Quando il ginocchio fa male occorre fermarsi e indagare sulle possibili cause, che possono essere sia dovute a cadute, colpi o traumi vari oppure al risultato di una progressiva degenerazione delle articolazioni, delle cartilagini o dei legamenti.
Il dolore al ginocchio può comparire in qualunque fascia di età, con maggiore frequenza in chi pratica attività sportive, mentre dopo la mezz’età può essere dovuto alla gonartrosi, quando l’artrosi interessa il ginocchio.
Il ginocchio è un’articolazione complicata e notevolmente esposta alle insidie dei traumi sin dai primi anni di vita, quando da bambini si cade correndo e urtando il ginocchio o fratturandosi la rotula o rompendosi i legamenti.
Sono molti i casi in cui il ginocchio rischia di farsi male, ma oltre ai nemici più noti, c’è un nemico meno prevedibile rappresentato dall’usura che lentamente fa invecchiare questa delicata articolazione nel corso degli anni e talvolta prima di diventare anziani.
Ecco allora comparire il dolore, a volte improvviso ed acuto, mentre si cammina, oppure quando si scendono le scale, o quando si rotea la gamba in qualche posizione più difficile.
Il primo passo da fare è rivolgersi ad uno specialista ortopedico per indagare il dolore, scoprirne la causa e iniziare un trattamento, ma già prima, attendendo la consultazione, si può cercare di capirne di più passando in rassegna le possibili cause, come:
- La contusione: può bastare una semplice contusione, anche in età giovanile, come quando si batte un ginocchio ( durante un incontro sportivo) oppure a seguito di una caduta in strada perché insorga un dolore acuto o più diffuso all’articolazione o anche ai muscoli circostanti.
In questi casi può aiutare applicare del ghiaccio sulla parte ( messo all’interno di un panno) con impacchi alternati ogni 20 minuti, per controllare e diminuire l’infiammazione, tenendo il ginocchio a riposo.
Quando però la contusione riguarda anziani con ginocchia già interessate dall’artrosi o dall’osteoporosi anche una banale contusione può dare conseguenze maggiori, poiché essa va ad attivare il dolore artrosico di sottofondo, che può instaurarsi e durare più a lungo, richiedendo l’impiego di farmaci specifici per contrastarlo. - I legamenti rotti: il sintomo più evidente di un legamento rotto è un dolore molte forte e improvviso seguito da un gonfiore dell’articolazione e da un certo arrossamento della pelle intorno.
Primo intervento è quello di mettere subito la gamba a riposo stendendola, tenendo il ginocchio dolente leggermente sollevato da sotto ed applicando impacchi di ghiaccio utili a ridurre o bloccare l’edema e anche per evitare l’ecchimosi, un riversamento di sangue nei tessuti che andrebbero a danneggiare i vasi sanguigni.
Poiché in questi casi il dolore può essere molto intenso occorre farsi prescrivere dal proprio medico un antinfiammatorio che aiuti a lenire il dolore. - Il menisco leso o rotto: quando sopravviene una lesione del menisco o una rottura il dolore è molto forte, improvviso e acuto.
Il ginocchio si presenta gonfio e arrossato, e soprattutto completamente bloccato.
Occorre in questi casi fare ricorso all’ortopedico o a un centro specializzato per le indagini diagnostiche e un successivo trattamento.
Essendo i menischi una sorta di ammortizzatori delle ginocchia a forma di c e composti da fibrocartilagini possono subire una lesione parziale, anteriore, posteriore più o meno centrale o laterale.
La lesione del menisco fa insorgere un forte dolore, mentre la rottura può causare un dolore ancora più acuto, che talvolta può accompagnarsi anche alla rottura di un legamento.Se la lesione del menisco è di origine traumatica va trattata a livello chirurgico, mentre se è di tipo degenerativo va trattata a livello di terapia clinica.
Il rinforzo muscolare che salva il ginocchio
Quando il ginocchio è sotto carico, affaticato nel sostenere il peso ed i movimenti del corpo può manifestare la sua sofferenza con il dolore nel camminare, ma talvolta anche in posizione ferma, causando problemi di movimento, e inducendo la persona colpita a desistere da qualunque attività che lo coinvolga.
In questo caso bisogna chiedere un aiuto ai muscoli che lo sostengono affinché sviluppino la struttura di mantenimento e sostegno che allevia la fatica del ginocchio diminuendo lo stress sull’articolazione. Vanno quindi chiamati all’opera i quadricipiti, i glutei, i fianchi ed anche la muscolatura posteriore della coscia, una vera impalcatura da fortificare e metter in grado di sostenere e proteggere il ginocchio.
Ma da dove iniziare?
Sicuramente la cosa migliore è quella di farsi consigliare e guidare da un fisioterapista professionale che inquadri al meglio la problematica e che possa prescrivere gli esercizi più adatti. Successivamente qualcosa si può fare in proprio utilizzando pochi esercizi semplici e sicuri che rafforzino la muscolatura alleviando il ginocchio.
- Esercizi di rafforzamento che fortificano i muscoli posti dietro la coscia e i glutei: basterà stare in piedi in posizione stabile, meglio se vicini a un sostegno, porre le mani ai fianchi e abbassarsi sulle gambe flettendole di pochi centimetri, rialzarsi lentamente partendo dai talloni in modo da far lavorare i polpacci; dopo una breve pausa, ripetendo l’esercizio una decina di volte progressivamente fino a riuscirne a fare un paio di serie.
- Esercizio di rafforzamento che fortifica i muscoli quadricipiti e glutei: l’esercizio si pratica sedendosi su una sedia, tenendo i piedi sul pavimento, si passa a sollevare una gamba il più possibile in alto, causando una contrazione muscolare della coscia e lasciando che i glutei restino aderenti alla sedi. Breve pausa e poi alternare l’altra gamba, cercando di fare almeno una serie di 10 esercizi per gamba, gradatamente arrivando a farne due serie.
- Esercizio di rafforzamento che fortifica fianchi e glutei: questo esercizio fa lavorare i muscoli adduttori dell’anca ed anche i glutei. Gli adduttori sostengono bene il corpo nella posizione in piedi, camminare e orientare le gambe nei cambi di direzione. Se questi muscoli sono rafforzati l’aiuto che ne viene ai fianchi e alle gambe è davvero significativo.
L’esercizio va praticato stendendosi su di un fianco con le gambe sovrapposte, trattenere la testa tra le mani, e sollevare poi la gamba superiore in alto il più possibile. Dopo breve pausa di sforzo abbassare lentamente la gamba, e poi ripetere l’esercizio una decina di volte per ciascuna gamba, cambiando la posizione del fianco. - Esercizio di rafforzamento che fortifica i muscoli intorno al ginocchio: una volta che si è fornito al ginocchio una buona struttura di sostegno, si possono poi praticare degli esercizi più dolci ed indicati a rafforzare anche la muscolatura intorno al ginocchio. Tra questi sono consigliabili degli esercizi leggeri che non stressino il ginocchio: yoga, tai chi, il nuoto, il ciclismo da camera, a sforzo limitato, camminate a passo moderato.
A tutto quanto sopra esposto in termini di esercizi per rafforzamento va naturalmente aggiunto, qualora fosse necessario, di alleggerire il proprio peso corporeo attraverso la dieta da abbinare all’esercizio, essendo molto frequentemente il peso a determinare la prima ragione di stress alle ginocchia.
L’uso della pianta di cannabis per fini medicali
Per secoli e soprattutto in alcune latitudini la cannabis, intesa come erba medica e curativa ha rappresentato un rimedio efficace. Essa è composta da parti essiccate della pianta di cannabis sativa.
In questi anni recenti molte persone la usano per ridurre i sintomi e curare molte malattie. L’uso di questa pianta per fini medicali è tuttavia soggetto a precise normative legali in tutti i paesi, che devono essere rispettate per utilizzarla nelle terapie come stabilito, e per non incorrere in conseguenze di tipo legale.
Nella marijuana (Cannabis) sono presenti alcune sostanze chimiche denominate cannabinoidi, tra le quali un paio di queste dagli effetti più accertati sulla salute, catturano l’attenzione di medici e ricercatori: il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD).
Il THC è la sostanza che ha effetto sulla mente, procurando il famoso “sballo” mentre Il CBD non produce effetti di alterazione sulla mente.
Come si presenta la marijuana medica?
Vi sono diverse formulazioni di questo farmaco: uno spray da inalare, delle pillole da prendere, o una formulazione liquida da aggiungere agli alimenti, il cui uso varia a secondo dei tempi prescritti dal medico per la somministrazione, dall’intensità dei sintomi e dagli eventuali effetti collaterali.
Come agisce la Cannabis medica all’interno del corpo?
Il meccanismo d’azione non sembra sia ancora del tutto chiaro. Si sa che le sostanze chimiche presenti vanno a connettersi con i recettori cellulari, dei recettori posti sia nel cervello che nell’apparato immunitario.
Quali disturbi e patologie può curare?
Questi aspetti variano da paese a paese con protocolli non condivisi per cui anche i campi di applicazioni variano, anche se vi sono alcune malattie come la SLA, la sclerosi multipla, l’HIV, l’epilessia, l’epatite C, l’alzheimer, il morbo di Crohn o anche la nausea grave post chemioterapia, il cancro nelle quali l’orientamento terapeutico sembra abbastanza condiviso sull’impiego della cannabis.
Anche se i ricercatori non sono convinti di un suo spettro terapeutico cosi vasto, concordano che la sostanza funzioni sicuramente come antidolorifico e nel limitare o fermare il vomito nella chemioterapia.
Ricercatori e medici dissuadono dal fumarla come foglie, dato che essa può causare problemi respiratori ai bronchi e una tosse cronica. E raccomandano anche di non utilizzarla alla guida d’auto essendo molto spesso collegabile a gravi incidenti stradali, e soprattutto per le donne in stato di gravidanza. Molti studi hanno stabilito una certa connessione tra il fumo di marijuana ed alcuni disturbi psicotici come la schizofrenia
Va anche detto che, riferendosi alla sostanza medica e ad alcune applicazioni terapeutiche più specifiche, come l’impiego contro la nausea da chemioterapia, allo stesso scopo può essere anche impiegato un cannabinoide sintetico.
La Cannabis come sostanza medica può creare dipendenze?
Gli studi al momento sono concentrati sull’impiego della sostanza a livello medico, prendendo in osservazione i casi clinici specifici per i quali si prescrive la sostanza, senza essere ancora in grado di disporre di un quadro più completo.
Questi studi non includono quanti assumono la sostanza come consumatori/fumatori, che, avendo sviluppato una dipendenza, riporterebbero i soli sintomi specifici della crisi da astinenza. Dunque, ancora non se ne sa abbastanza.
I ricercatori valutano ancora come insufficienti i dati disponibili e attendono di disporre di una maggiore mole di informazioni per tracciare linee guida più approfondite e sicure.
In realtà mancano le prove che la sostanza funzioni bene, a dispetto del fatto che la sostanza sia stata un rimedio erboristico per secoli.
Un turno di lavoro notturno?
Non è responsabile il lavoro notturno in quanto tale ma i turni che si susseguono che vanno a modificare l’equilibrio dell’orologio biologico.
La stanchezza può essere il segnale diretto dell’insofferenza del corpo a sostenere e ad adattarsi ai turni lavorativi notturni.
A turno concluso evitare di esporsi alla luce diurna, rimanendo ancora svegli di giorno, ma cercare di assecondare il bisogno di riposo per favorire l’arrivo del sonno con il silenzio e con un ambiente fresco ed accogliente.
Un’infezione delle vie urinarie
La stanchezza può anche essere conseguenza di un’infezione urinaria, che può anche causare stimoli continui e dolore. Talvolta sono assenti altri sintomi, mentre la spossatezza resta l’unico sintomo.
Una rapida cura dell’infezione urinaria farà scomparire la stanchezza e tornare l’energia.
Amore e dipendenza: se l’alcol entra nella coppia
L’alcol è presente spesso nei contesti della vita di coppia e di quella familiare, in quanto spesso collegato a celebrazioni di eventi e di fatti dei componenti della famiglia, ma talvolta, proprio perché a portata di mano, può diventare un rifugio per alcuni di essi.
Quando l’uso occasionale e controllato si trasforma in consumo eccessivo o abuso, l’alcol può determinare una serie di effetti negativi nel menage coniugale, nella vita familiare e in quella dei figli.
E’ un fatto accertato che l’alcol può entrare nei contesti familiari a partire dalle scelte che portano al matrimonio o alla decisione di diventare genitori, e poi alla soddisfazione della coppia, oppure alla violenza coniugale
Quando si esamina la condizione di salute fisica, mentale e generale di una famiglia vanno presi in considerazione diversi fattori. Va osservato se è presente un comportamento antisociale e se c’è consumo di alcol da parte dell’uomo o della donna, o di entrambi ed eventualmente, le conseguenze sui processi coniugali e familiari.
Va osservato se vi sono abitudini di consumo di alcol e in quali quantità per comprendere se via sia un collegamento tra il bere eccessivo e comportamenti violenti, tra il bere e l’abbandono dei bambini, tra il bere e la mancanza di soddisfazione coniugale e la presenza, invece, di un conflitto coniugale.
Vanno tenuti presenti i seguenti elementi:
- l’alcolista nel contesto della famiglia è sotto lo sguardo vigile dei familiari che osservano i suoi comportamenti per poter prevedere eventi negativi in tempo utile.
- I figli del genitore alcolista in qualche modo devono accelerare la propria crescita proprio per mancanza di serenità emotiva, essendo costantemente preoccupati della rottura degli equilibri familiari dovuti al consumo eccessivo da parte del padre, o della madre oppure talvolta di entrambi.
- Il partner sobrio finisce per accollarsi le maggiori responsabilità, anche quelle del partner alcol dipendente, diventando l’unico punto fermo per l’intera famiglia.
- Il partner dipendente tende ad isolarsi e fare propri pensieri di abbandono, gelosia, solitudine, rifugiandosi ancor più nell’alcol.
- Un ulteriore spinta verso il peggioramento della condizione può venire dal rifiuto sessuale del partner non dipendente, che a sua volta intende non assecondare il degrado della famiglia.
Talvolta si rileva che l’alcol sia spesso usato come un mezzo per un comportamento negativo, come per celare alcune forme di malessere o di reazioni emotive.
Nella società attuale spesso le coppie, soprattutto quelle giovani, durante la settimana sono prese da un intenso impegno lavorativo, per poi bere in eccesso nel weekend, abitudine che può favorire discussioni accese o scontri coniugali.
La Terapia familiare dell’alcolismo rappresenta un aiuto concreto ai pazienti per combattere la tossicodipendenza e resistere nei momenti difficili, fornendo loro strumenti per evitare di reiterare l’abitudine al consumo eccessivo di alcol.
La dipendenza dall’alcolè una condizione psichica nella quale la persona finisce per non svolgere i propri compiti genitoriali, trascurando i figli, che essendo vulnerabili possono sviluppare danni psichici e traumi nella loro crescita.mento dello sviluppo.
È altrettanto probabile, in alcuni casi, che questi bambini possano risultare vittime dell’abuso fisico, anche sessuale. Una volta adulti potrebbero sviluppare una dipendenza da alcol.
Diverse possono essere le modalità di approccio ad una terapia familiare dell’alcolismo che possono funzionare adeguatamente nel trattamento della dipendenza, tra cui alcune particolarmente più seguite:
- terapia familiare sistemico-relazionale;
- terapia comportamentale familiare;
- gruppi di auto-aiuto;
La terapia familiare è una forma di terapia di gruppo, anche se l’attenzione mira alla risoluzione nel senso della guarigione delle relazioni di quanti hanno convissuto con problemi comportamentali e psicologici.
La terapia familiare e il supporto sociale fornito dai gruppi di aiuto sono utili a testimoniare alle persone alcol-dipendenti di non essere da soli nell’obiettivo di uscire dalla dipendenza.
Fare partecipi i componenti della famiglia può dare risultati migliori e maggiore certezza di continuità nella terapia.
Il consumo di alcol negli adolescenti
L’abitudine al consumo di alcol è la più diffusa in tutti paesi del mondo, e non soltanto tra gli adulti, uomini e donne, ma anche molto spesso tra i giovani, e oggi anche tra gli adolescenti, dove ha ormai attecchito in modo significativo.
Se pure ci sorprende sapere che ragazzini di 12 -15 anni possano accedere a bevande alcoliche come cocktail, vino, birra e perfino superalcolici, non possiamo sorprenderci che gli adolescenti possano restare immuni da una certa cultura dilagante della trasgressione e dello sballo, piò o meno consapevolmente diffusa dalle mode, dal cinema, e oggi soprattutto dal mondo di internet.
L’immagine di un gruppo di amici che beve assieme in allegria può apparire carica di simboli sociali e di tradizioni culturali in tutti i paesi del mondo e il concetto del “bere assieme” sembra giungere a tanti, e tra i tanti, anche agli adolescenti, oggi consumatori di alcol in varie fasce di età.
Famiglie, scuole ed altre istituzioni, per quanto si adoperino a livello educazionale nel tracciare linee comportamentali e diffondendo una cultura della prevenzione, non riescono a contenere il consumo di alcol da parte degli adolescenti, come dimostrano i continui fatti di cronaca che li vedono protagonisti di eventi tragici.
Ogni anno vengono condotti studi e ricerche sul consumo di alcol da parte di adolescenti e giovani, dai quali si apprende che percentuali molto alte di ragazzi e ragazze ( circa l’85%) possono arrivare a consumare intorno ai 3-4 litri di alcol a settimana (con punte più alte nel weekend), con il risultato che alcuni finiscono ricoverati per intossicazioni alcoliche, epatopatie alcoliche, o finanche coma alcolico.
Il fenomeno è preoccupante perché è proprio durante l’adolescenza che l’alcol fa la sua prima comparsa tra i giovanissimi, allorché si può acquisire una sistematica abitudine al consumo, che va poi consolidandosi in occasione delle vacanze estive, durante le feste tra amici e in tutte le altre circostanze offerte dal tempo libero e dai rapporti sociali.
Le conseguenze sono note per la salute degli adolescenti, per il loro futuro di adulti, per le famiglie da cui provengono e per il loro ruolo nella società.
Un rapporto inadeguato con l’alcol, oltre ad esporre noti rischi per la salute dei ragazzi, è anche quello che li mette a rischio di eventi pericolosi come corse in moto, infortuni, risse collettive, droghe, e non ultimi atti sessuali indesiderati o senza protezione.
Ci si chiede: come intervenire da genitori con un un adolescente aduso all’alcol?
Evitando di mettere al primo posto la regola da seguire o i rischi per la salute o per le conseguenze del consumo di alcol, ma piuttosto incoraggiando il ragazzo alla comunicazione, a condividere pensieri e problemi, e ad esprimere i suoi punti di vista sui fatti familiari sui componenti della famiglia, ascoltando e considerando le sue opinioni di figlio.
Laddove questo tipo di impegno non riuscisse a modificare l’atteggiamento dell’adolescente, non bisogna esitare a ricorrere alla consulenza di uno psicoterapeuta per un trattamento più specifico ed articolato.
Incremento delle violenze domestiche durante la pandemia di COVID-19
Le norme di sicurezza adottate per ridurre la diffusione del Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 (SARS-CoV-2) o Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) hanno cambiato la vita quotidiana di ognuno di noi. In particolare, le direttive governative impongono di stare a casa il più possibile, per meglio tutelare se stessi e gli altri.
È una richiesta lecita che comporta un piccolo sacrificio sopportabile per la maggior parte della popolazione. Tuttavia, per alcune persone la casa non è sempre un luogo sicuro. Questo è il caso di tutte le vittime di violenza domestica, per le quali l’ambiente familiare diventa il contesto in cui i soprusi sono abitualmente perpetrati.
Con l’espressione “violenza domestica” si fa riferimento a una serie di violazioni psicologiche, fisiche, sessuali agite da parte di un partner attuale o passato all’interno della casa stessa.
Sono i bambini e le madri ad esser a maggior rischio di abuso in famiglia, a causa delle asimmetrie di potere esistenti tra donne e uomini, giovani e adulti.
Si è registrato un aumento nei tassi di violenza in molti paesi, in seguito alla dichiarazione dei governi del lockdown per la pandemia di COVID-19 (Bradbury-Jones & Isham, 2020).
Dopo il primo mese di incoraggiamenti a rimanere a casa, in nove città metropolitane degli Stati Uniti si è rilevato un aumento del 20 o 30% nelle chiamate ai servizi per l’assistenza alle vittime di violenza domestica (Tolan, 2020).
Nel Regno Unito il trend osservato è simile, con un aumento del 25% delle telefonate alla linea di soccorso per la violenza domestica del paese.
In una regione della Spagna, il governo ha dichiarato un incremento del 20% nelle chiamate al numero verde di assistenza durante i primi giorni del periodo di reclusione (Bradbury-Jones & Isham, 2020).
Secondo i dati dell’ISTAT (2020) anche in Italia le telefonate al numero anti violenza e stalking sono in crescita, passando da 13.424 a 23.071 chiamate nel periodo di tempo tra marzo e ottobre 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Le richieste di aiuto tramite chat sono triplicate passando da 829 a 3.347 messaggi. Ulteriormente, si è avuto un raddoppiano delle segnalazioni per le richieste di protezione da parte delle vittime di abusi e le testimonianze di episodi di violenza, che insieme rappresentano il 45.8% delle chiamate valide (in totale 10.577).
Le norme di restrizione sono a favore di coloro che commettono abusi mediante strategie di controllo e coercizione. In queste circostanze la possibilità per le vittime di cercare e ottenere aiuto telefonicamente si riduce, perché sono sempre a stretto contatto con i loro carnefici, per cui si tende a procrastinare la chiamata fino al punto in cui si rende necessario l’intervento dei servizi di emergenza sanitaria. In quel caso potrebbe essere ormai troppo tardi: a volte infatti i maltrattamenti possono terminare nell’atto estremo dell’omicidio.
Sembrano esserci alcune caratteristiche positivamente associate all’atteggiamento prevaricatorio dell’uomo in famiglia: alti livelli di ostilità (White & Chen, 2002), bassi livelli di assertività (Hotaling & Sugarman, 1986), bisogno di tenere tutto sotto controllo (Gondolf, 1995) e alcuni disturbi di personalità (O’Leary, 1993).
Inoltre, anche il consumo di alcol e i problemi di alcolismo (anche delle vittime) sono fattori di rischio per la violenza domestica (Caetano, Vaeth, & Ramisetty-Mikler, 2008).
I carnefici solitamente sono angosciati dalla possibile perdita della relazione affettiva, per cui adottano strategie per dominare e controllare completamente il partner.
Prima di procedere in questo modo però, si assicurano la stabilità del rapporto mediante la conoscenza delle fragilità dell’altro, il suo isolamento sociale, o la nascita di un figlio, il matrimonio, la dominanza economica nella coppia (Scalco, n. d.).
Le comunità locali cercano di offrire il supporto adeguato per far fronte alla problematica.
In Spagna i cittadini in difficoltà possono recarsi in farmacia e pronunciare le parole in codice “mascherina 19” per chiedere aiuto in caso di violenza domestica.
In Francia invece, è stato disposto un fondo finanziario speciale e 20 mila camere d’albergo distribuibili alle vittime di abusi, che spesso non sono economicamente indipendenti.
In Italia il numero verde svolge funzioni di mediazione tra gli utenti e altri servizi sul territorio. A volte gli operatori indirizzano la chiamata su altri servizi, altre volte forniscono indicazioni sui Centri Anti Violenza (CAV) presenti, che offrono consulenza gratuita e supporto alle vittime di violenza attraverso sostegno psicologico, consulenza legale, attivazione di interventi di emergenza, e accompagnamento in strutture sanitarie, tribunali, centrali di polizia.
Fondi e risorse appropriate dovrebbero essere rese disponibili per coloro che subiscono abusi a casa, in modo da potersi allontanare dall’ambiente familiare.
Per questo motivo è fondamentale che i servizi operanti al fianco di quelli sanitari nella situazione odierna di pandemia globale restino attivi, in modo da garantire protezione e sicurezza a coloro a rischio di maltrattamenti domestici.
Malattie causate dal consumo eccessivo di alcol
Molti possono essere i disturbi e le malattie che l’abuso di alcol è in grado di causare direttamente o che può contribuire a far comparire.
Le malattie che sono direttamente causate dall’abuso di alcol includono:
- la malattia alcolica del fegato;
- la malattia cardiaca;
- danni cerebrali;
- malattia dei nervi periferici;
- la gastrite alcolica;
- la pancreatite causata dall’alcol;
- la malattia dei muscoli.
Anche la malattia alcolica fetale, che colpisce i bambini nati con difetti congeniti da madri che abusano di alcol nel periodo della gravidanza, va aggiunta alle principali malattie alcol indotte.
Tra tutte le malattie causate dall’abuso di alcol alcune occupano un posto primario in quanto le più diffuse e ricorrenti tra bevitori cronici.
La Malattia del fegato:
Sono tanti i fattori che concorrono all’instaurarsi di una malattia alcolica del fegato, una epatopatia; in primis l’abitudine al consumo di alcol, non importa se in modo moderato o più occasionale, ma conta quanto l’abitudine possa diventare cronica.
A danneggiare il fegato talvolta contribuisce anche l’assunzione contemporanea al consumo di alcol di vari farmaci, alcuni particolarmente controindicati. L’alcol non agisce su tutti alla stessa maniera per cui il fegato può risultare danneggiato sia in quanti bevono per molti anni che in quanti si “sbronzano” di tanto in tanto.
Il primo danno al fegato è dato dalla steatosi epatica (fegato grasso). Questa condizione apre la strada a danni maggiori come l’epatite alcolica.
Anche se alcuni bevitori non descrivono sintomi in questa condizione il danno epatico può progredire fino a conclamarsi in cirrosi epatica, una condizione di irreversibilità con molti sintomi specifici, segni sul corpo, ed una pelle che si presenta gialla, e con una progressiva perdita di peso.
La Malattia Cardiaca:
Il cuore è un bersaglio molto esposto rispetto all’offensiva dell’abuso di alcol per via dell’aumento della pressione sanguigna, dell’aumento di peso, per via del diabete, tutte patologie che vanno a colpire il muscolo cardiaco.
Nel tempo il danno cardiaco inficia la capacità del cuore di pompare sangue con conseguenze notevoli per l’intero organismo.
I sintomi di una insufficienza cardiaca indotta dall’abuso di alcol comprendono una tendenza all’affaticamento, l’irregolarità del battito e dispnea e non sono rare condizioni di gonfiori a gambe, caviglie e piedi.
Danni cerebrali causati dall’abuso di alcol:
Il cervello può risultare dapprima danneggiato e poi deprivato delle sue cellule, fino a diminuire di dimensioni per via delle cellule distrutte dall’abuso alcolico.
Anche la memoria ne risulta compromessa e perfino la percezione sensoriale, soprattutto quella visiva.
L’abuso di alcol può causare alcune sindromi al cervello come quella di Wernicke–Korsakoff, in cui sopravviene una encefalopatia che può causare confusione del linguaggio, diminuita coordinazione dei movimenti, o finanche delle allucinazioni e vere proprie condizioni psicotiche, condizioni non risolvibili clinicamente, ma gestibili con un trattamento costante e soprattutto a condizione che il soggetto si mantenga in astinenza rispetto al consumo di alcol.
Un’altra condizione fisica collegata al cervello, ma anche al danno epatico è l’encefalopatia epatica, una malattia nella quale il fegato non riesce più a filtrare le tossine ma le invia al cervell , causando sintomi come linguaggio confuso e sonnolenza o addormentamento improvviso, fenomeni tipici per i grandi bevitori cronici.
Altre malattie e condizioni di salute correlate all’alcol:
Talvolta, al di la delle malattie direttamente provocate dal consumo eccessivo di alcol, possono esserci alla base alcune condizioni di salute della persona che possono peggiorare proprio per via dell’abuso di alcol, anche se queste potranno poi essere attribuite ad alcuni fattori, tra cui genetica, sesso e peso corporeo, pur restando fattore primario responsabile la quantità di alcol che una persona si abitua a bere.
Quando l’alcol in eccesso si accumula, raggiunge il sangue influenzando gli organi e le loro attività vitali.
Sonnolenza? Forse le apnee notturne
Si possono dormire anche 8 ore di fila ma senza riposare, se durante la notte si verificano delle apnee continue che fermano per qualche istante il respiro in modo ricorrente.
Il sonno viene disturbato, anche se la persona non sa di avere le apnee notturne.
Sono la CFS o la Fibromialgia a far sentire stanchi ?
Entrambe queste due sindromi portano con se sintomi di stanchezza o di spossatezza.
Sia la sindrome di affaticamento Cronico (CFS) che la fibromialgia possono stabilire una condizione di stanchezza che dura mesi e tanto intensa da non poter più svolgere le consuete attività quotidiane, nemmeno le più leggere.
I sintomi sono diversi per le due patologie, ma entrambe hanno in comune quello di una stanchezza cronica persitente.
Anche se non sono disponibili terapie dirette, si sono osservati miglioramenti quando le persone interessate apportano dei cambiamenti ai propri compiti giornalieri, svolgono degli esercizi fisici moderati e riescono a migliorare la qualità del proprio sonno.
Tiroide rallentata?
La tiroide è una ghiandola di piccole dimensioni che ha il compito di regolare il metabolismo, cioè la velocità di trasformazione dell’apporto alimentare in energia.
Se l’attività tiroidea rallenta troppo può far sentire stanchi e con poca iniziativa. Se è accertato un ipotiroidismo con i valori di laboratorio, una adeguato trattamento potrà ristabilire la funzione tiroidea.
Reazione cutanea allergica e prurito
La pelle è come una barriera esterna al corpo, che difende da insidie esterne, e tra queste insidie vi sono alcuni agenti allergizzanti, come ad esempio il nichel, con cui veniamo in contatto quotidianamente toccando le monete, i cellulari, gli occhiali e tanti altri oggetti che lo contengono e che sono in grado di causare una reazione cutanea allergica.
Molte altre sono le sostanze che rendono la pelle allergizzante, come lo smalto per manicure, i saponi, alcuni profumi, ed altri prodotti ancora.
Se si sviluppa una reazione allergica con molta probabilità può comparire una reazione della pelle ed un prurito intenso. Per bloccare il disturbo va subito individuato il fattore scatenante smettendone l’uso.
Per placare il prurito, dopo aver lavato con acqua la parte interessata, si può applicare un gel di Aloe, oppure una pasta di ossido di zinco.
Un sollievo dal prurito da dermatite atopica
Se a causare il prurito è una dermatite atopica per alleviare il disturbo e trovare immediato sollievo va utilizzata una crema emolliente a base di lipidi e acidi grassi, che agisce contro l’infiammazione e placa il prurito.
Meglio se l’applicazione della crema viene fatta dopo una accurata pulizia della parte o meglio dopo un bagno.
Una pelle secca può dare prurito
Una pelle molto secca e rugosa, molto tesa e pertanto meno morbida e meno idratata, può dar luogo alla comparsa del prurito.
Il prurito è il segno di uno stato di sofferenza della pelle, causato da un insufficiente livello di acqua unita a lipidi sull’epidermide.
Ne derivano una secchezza della pelle ed un conseguente prurito, segni di una pelle che non riesce a svolgere bene la propria funzione di difesa dagli agenti esterni.
Un certo sollievo può venire dall’applicazione di una crema idratante leggermente grassa e dal bere molta acqua.
Se il problema si ripresenta meglio sentire il parere del dermatologo.
Il prurito psicosomatico
Il prurito a volte può essere di natura psicosomatica, provocato da forti stati di ansia o di stress.
Il prurito psicosomatico si localizza in un punto specifico del corpo, non deriva da fattori fisici interni o da fattori esterni al soggetto colpito.
Esso si manifesta preferibilmente di sera e in particolari momenti di tensione.
A farlo comparire è l’istamina, una sostanza propria del corpo umano, irritante e che provoca prurito, prodotta per contrastare eventuali allergeni.
Un sollievo da questo disturbo può venire dall’assunzione di tisane calmanti per diminuire lo stato di tensione alla base del problema.















