Le allergie stagionali sono sempre più diffuse sia tra i bambini sia tra gli adulti, per ragioni che vanno dall’aumentata produzione di pollini da parte di alcune piante al riscaldamento globale, da una maggiore predisposizione generalizzata della popolazione agli effetti negativi dell’inquinamento sull’apparato respiratorio, che può facilitare sensibilizzazioni (o comunque peggiorarle). Ma sappiamo esattamente di che cosa parliamo quando diciamo “allergia”? Provate a testare a quali informazioni vere e a quali falsi miti fate riferimento nel quotidiano.
Redazione My Special Doctor
Cranberry da bere
Tanti cocktail importati dagli Stati Uniti contengono succo di cranberry. Il contenuto alcolico è variabile, a seconda degli ingredienti che ogni barman propone. Gli standard dei cocktail classici sono quelli approvati dall’ IBA (International Bartender Association).
Cape Code High Ball
Ingredienti:
3/10 di vodka
7/10 succo di cranberry
Decorare con spicchio di lime.
È il capostipite di una famiglia di cocktail dedicati ai profumi della penisola di CAPE CODE. Lungo la lunghissima spiaggia di possono trovare abbondanti cranberries. È un cocktail dolce e semplice da preparare. Viene servito in un bicchiere alto pieno di ghiaccio.
Sex on the beach
Ingredienti
3/10 vodka
1/10 liquore alla pesca
3/10 succo d’arancia
3/10 succo di cranberry
Drink gustosissimo, molto fruttato e abbastanza acolico. Prepararlo è semplice infatti bisogna shakerare per qualche secondo la vodka, il liquore alla pesca e il succo d’arancia e versarlo in un bicchiere colmo di ghiaccio. Aggiungere infine un cucchiaino di succo di cranberry e decorare con una fetta d’arancia.
Cosmopolitan
Ingredienti:
5/10 di vodka
2/10 di cointreau
2/10 di succo di cranberry
1/10 di succo di limone
La base del cosmopolitan è la vodka con succo di cranberry. Esistono diverse varianti del cocktail in cui è possibile unire in proporzioni differenti cointreau, triple sec, succo di limo o lime. Il contenuto alcolico è attenuato dal succo di mirtillo.
Megapolitan
Ingredienti:
2/5di vodka alla vaniglia
2/5 di cointreau
1/5 di succo di lime
1/5 di succo di cranberry
Il megapolitan è la variante del cosmopolitan di Miami. Ha avuto molto successo grazie alla serie “SEX AND CITY”. È il drink preferito di Madonna e si serve nella coppa martini
Sea breeze
Ingredienti:
1/5 vodka
2/5 succo di cranberry
2/5 succo pompelmo
1 colpo di succo di lime
1 cucchiaio di zucchero
È la variante più secca del Cape Code. Viene bevuto soprattutto come aperitivo del 25 dicembre e si decora con un rametto di cranberry.
Suggerimento: accompagnare con crostini al salmone
Cranberry Martini
Ingredienti:
7/10 dry gin
2/10 dry martini
1/10 succo di cranberry
Scorsa di limone
È necessario inumidire il bordo della coppa martini e poggiarla delicatamente nello zucchero semolato. Successivamente mettere tutti gli ingredienti nel mixing glass, far raffreddare il contenuto e servirlo nella con una spruzzata di scorsa di limone.
Fonte: Il Cranberry – Un frutto che non finisce mai di stupire di Mediserve
Dalla parte del paziente: i principi di base e i diritti del malato
I principi di base accettati nella nostra tradizione culturale sono: il rispetto della persona, il principio di beneficienza, il principio di non maleficenza, l’equità e la giustizia.
Il rispetto della persona
Il rispetto della persona comprende almeno due fondamentali convincimenti di natura etica: in primo luogo che gli individui devono essere trattati come agenti autonomi; in secondo luogo, che le persone la cui autonomia è diminuita hanno diritto ad essere protette. Il principio del rispetto delle persone, si divide quindi in due esigenze morali distinte: riconoscere l’autonomia e proteggere coloro la cui autonomia è diminuita. Una persona autonoma è un individuo capace di riflettere sui suoi obiettivi personali. Rispettare l’autonomia significa dare peso alle opinioni ed alle scelte deliberate dalle persone autonome, astenendosi dall’ostacolare le loro azioni. Mancare di rispetto nei confronti di una persona autonoma significa negare valore ai giudizi ponderati, rifiutargli la libertà individuale di agire, oppure rifiutare di fornirgli l’informazione necessaria per formulare un giudizio. Tuttavia, non tutti gli esseri umani sono capaci di autodeterminazione. Alcune persone, perdono questa capacità del tutto o in parte, come abbiamo visto precedentemente, a causa di una malattia o dell’incapacità mentale.
Il rispetto degli immaturi e degli incapaci esige che li si protegga lungo tutto il processo di maturazione e finché restano in stato di incapacità.
Il principio di beneficenza
Per trattare le persone in modo morale, bisogna non solo rispettare le loro decisioni e proteggerle contro ogni danno, ma anche sforzarsi di assicurare loro il benessere. Tuttavia, bisogna conoscere la causa di un danno se lo si vuole evitare; e nel cercare questa causa le persone potrebbero essere esposte al rischio di ricevere qualche danno.
Il principio di non maleficenza
Questo principio si esprime nel non recare intenzionalmente danno. Ma, come tutti gli altri, questo principio non ha validità assoluta, quindi non necessariamente è connesso con la difesa della vita, ma è compatibile anche con giudizi intorno alla qualità della vita, per quanto questa nozione sia problematica ed ambigua.
Equità e giustizia
Che cosa spetta a ognuno?
Si ha ingiustizia quando un beneficio a cui la persona ha diritto le è rifiutato senza una ragione valida. Tale principio si riconnette al diritto al consenso informato. La persona assistita ha il diritto a ricevere preventivamente un’informazione adeguata in merito allo scopo e alla natura dell’intervento, nonché alle sue conseguenze ed ai suoi rischi. La persona interessata può liberamente ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento. Solamente il paziente informato sa cosa sia bene per lui.
Carta dei diritti del neonato prematuro
Il 22 settembre 2010, il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, ha presentato all’Assemblea Generale dell’Onu la Strategia Globale per la Salute delle Donne e dei Bambini in occasione della quale ha esortato alla necessità di un impegno congiunto.
L’Italia è stata la prima a rispondere a quest’appello con la presentazione, il 21 dicembre 2010, in Senato del “Manifesto dei diritti del bambino prematuro”, frutto dell’impegno di un team multidisciplinare composto da neonatologi, ginecologi e associazioni di genitori.
Il Manifesto contiene la “Carta dei diritti del bambino nato prematuro”, promossa da Vivere
Onlus, il coordinamento nazionale delle associazioni per la neonatologia. Questo decalogo rappresenta un importante approdo giuridico per tutti i bambini e per i diritti della persona, oltre che per i diritti del neonato prematuro. Essa è frutto dell’associazionismo, tra istituzioni pubbliche e private oltre che a livello familiare.
In questa sede, potremmo considerare la sua emanazione, il frutto di un impegno di advocacy di giustizia sociale. Infatti tale Carta nasce dall’esigenza di tutelare persone silenti, come i neonati prematuri. Con tale locuzione si vuole intendere un neonato ad alto rischio perinatale perché nato prima del completamento della 37° settimana di gestazione. La nascita pretermine impedisce a molti organi di raggiungere la maturazione fisiologica necessaria per affrontare l’ambiente extra uterino.
Questa carta nasce dall’esigenza di far riconoscere dalle istituzioni il diritto prioritario dei neonati prematuri, di usufruire, nell’immediato e nel futuro del massimo livello di cure congrue alla loro condizione. Quanto stabilito in tale Carta, concerne anche i diritti del neonato con patologie richiedenti ricovero.
L’art. 1 recita: “Il neonato nato prematuro deve, per diritto positivo, essere considerato persona”. Il neonato prematuro non è un paziente o un soggetto ma pienamente persona e dunque “in relazione”, non a caso nella Carta si insiste molto sulle relazioni. Il bambino prematuro, anche se nell’incubatrice, attaccato a tubicini ed altro, è e deve essere considerato “persona”.
L’art. 2 recita “Tutti i bambini hanno diritto di nascere nell’ambito di un sistema assistenziale che garantisca loro sicurezza e benessere, in particolare nelle condizioni che configurino rischio di gravidanza/parto/nascita pretermine, di sofferenza feto-neonatale e/o di malformazioni ad esordio postnatale”. Questo articolo riguarda tutti i bambini e rappresenta un monito per tutta la società odierna che offre benessere ma difficilmente è in grado di offrire sicurezza.
L’art. 3 recita: “Il neonato prematuro ha diritto ad ogni supporto e trattamento congrui al suo stato di salute e alle terapie miranti al sollievo dal dolore. In particolare ha diritto a cure compassionevoli e alla presenza e all’affetto dei propri genitori anche nella fase terminale”. Ci preme sottolineare la percezione multidimensionale del dolore e della persona, che si evince dall’uso delle espressioni “sollievo dal dolore” e “cure compassionevoli”. L’espressione conclusiva “anche nella fase terminale”, è indicativa della tutela della vita fino al suo termine.
L’art. 4 recita: “Il neonato prematuro ha diritto al contatto immediato e continuo con la propria famiglia, dalla quale deve essere accudito. A tal fine nel percorso assistenziale deve essere sostenuta la presenza attiva del genitore accanto al bambino, evitando ogni dispersione tra i componenti il nucleo familiare”. In questo articolo si mette in risalto, il ruolo del nucleo familiare nella sua interezza, non relegando solo alla madre un ruolo significativo nella crescita e nell’assistenza prestata al suo bambino. Ciò significa che sono fondamentali, non solo per il neonato prematuro ma per ogni bambino, la coppia genitoriale e le loro relazioni. Di ogni singolo genitore va accentuato il ruolo e la funzione nell’equilibrio familiare. In quest’articolo, inoltre, si fa riferimento al concetto di “contatto”, inteso come fisico e psicologico e al concetto di continuità che si riconnette, anche etimologicamente al concetto di “contenimento” ovvero di holding.
L’art. 5 recita: “Ogni neonato prematuro ha diritto ad usufruire dei benefici del latte materno durante tutta la degenza, e non appena possibile, di essere allattato al seno della propria mamma. Ogni altro nutriente deve essere soggetto a prescrizione individuale quale alimento complementare e sussidiario”. Quest’articolo richiama l’attenzione sull’estrema eterogeneità della situazione ospedaliera in Italia, in quanto ci sono ospedali che praticano la “marsupioterapia” (così chiamata perché il neonato è posato sul petto della mamma) e altri ospedali dove, invece, i genitori possono avvicinarsi all’incubatrice solo per un paio di ore al giorno.
L’art. 6 recita: “Il neonato prematuro ricoverato ha il diritto di avere genitori correttamente informati in modo comprensibile, esaustivo e continuativo sull’evolvere delle sue condizioni e sulle scelte terapeutiche”. In quest’articolo si pone in rilievo la considerazione del neonato come persona ponendosi come contrasto alla depersonalizzazione del malato.
L’art. 7 recita: “Il neonato prematuro ha il diritto di avere genitori sostenuti nell’acquisizione delle loro particolari e nuove competenze genitoriali”. Questo articolo mette in risalto la differenza tra generatività e genitorialità, ponendo l’accento sul fatto che la genitorialità sia frutto di una scelta consapevole, con una dimensione temporale
continuativa e non solo l’espressione di un proprio desiderio o bisogno, limitato nel tempo.
L’art. 8 recita: “il neonato prematuro ha diritto alla continuità delle cure post-ricovero, perseguita attraverso un piano di assistenza personale esplicitato e condiviso con i genitori, che coinvolga le competenze sul territorio e che, in particolare, preveda, dopo la dimissione, l’attuazione nel tempo di un appropriato follow-up multidisciplinare, coordinato dall’équipe che lo ha accolto e curato alla nascita e/o che lo sta seguendo”. Questo articolo mette in risalto il passaggio dalla medicina della “cura” a quella del “prendersi cura”.
L’art. 9 recita: “In caso di esiti comportanti disabilità di qualsiasi genere e grado, il neonato ha il diritto di ricevere le cure riabilitative che si rendessero necessarie ed usufruire dei dovuti sostegni integrati di tipo sociale, psicologico ed economico”. In quest’articolo si fa riferimento al dovere della solidarietà, così come sancito all’articolo 2 della nostra Costituzione.
L’art. 10 recita: “Ogni famiglia di neonato prematuro ha il diritto di vedere soddisfatti i propri speciali bisogni, anche attraverso la collaborazione tra Istituzioni ed Enti appartenenti al Terzo Settore”. In quest’articolo ci si concentra sull’efficacia degli interventi che vengono erogati.
Fonte: “I modelli Assistenziali intra-partum” di Mediserve, di Vittorio Artiola, Simona Novi, Salvatore Paribello, Ferdinando Pellegrino, Giuseppina Piacente, Andrea Vettori
Come superare un trauma emotivo
Un lutto, un divorzio, un grave incidente. Sono alcuni esempi di eventi traumatici che possono essere difficili da gestire e superare sul piano psicoemotivo. Ognuno vive queste esperienze a modo proprio, in base alla propria personalità e al contesto. Ma esistono alcune strategie e comportamenti che possono facilitare l’elaborazione del trauma un po’ per tutti. Li trovate a questo link, da memorizzare e usare nel momento del bisogno.
Esofago a rischio con le bevande bollenti
“Non bere l’acqua troppo fredda, altrimenti ti viene mal di stomaco!”. Quante volte ce lo siamo sentiti dire da mamme e nonne? Sicuramente, molte. Nessuno, invece, ci ha avvisato del fatto che anche le bevande molto calde possono essere dannose, e in modo ben più grave. Secondo una ricerca da poco pubblicata sull’International Journal of Cancer, bere tè o altri liquidi con una temperatura superiore a 60°C (140°F) può aumentare il rischio di sviluppare il tumore dell’esofago: addirittura del 90%, dalle 2 tazze in su. I dettagli della ricerca.
Piangete molto? Non è un male
Ci sono molte ragioni per cui si può piangere e, come ben si sa, non sono tutte brutte né spiacevoli, anzi. Quel che si conosce un po’ meno sono le innumerevoli, sorprendenti, funzioni delle lacrime, sia quando scendono sulla scia di un’emozione sia quando la lacrimazione è spontanea e legata a fattori ambientali o interni all’occhio. Vi sentite preparati in materia? Mettetevi alla prova con questo quiz. Ma tentatelo anche se pensate si saperne poco, perché imparerete molte cose interessanti dalle risposte degli esperti.
Ritmo circadiano: come si autoregola il nostro corpo
Qual è l’ora migliore per svolgere attività fisica? E per andare a dormire? Riposarsi nel primo pomeriggio è un’abitudine sana? Domande cui può dare una risposta la conoscenza del nostro orologio biologico o, meglio, del ritmo circadiano, che in cronobiologia è un ritmo della durata di 24 ore.
Il lemma “circadiano” è preso in prestito dalla lingua latina ed è l’unione di due parole: circa e diem che tradotte stanno per “intorno al giorno”. Secondo alcuni scienziati della McGill University e della Concordia University, il ritmo circadiano sarebbe regolato da un’azione cerebrale attivata dalla luce e sarebbe collegato alle abitudini di ogni individuo. Sono gli stimoli che provengono dall’esterno, quindi, in primis la luce solare e la temperatura ambientale, che modificano e regolano il ritmo circadiano, cioè la sintonizzazione con il susseguirsi naturale di giorno e notte, che è appunto un ciclo di 24 ore. Tale ritmo è poi tarato in base alle caratteristiche individuali di ogni persona e dunque sesso, età, oscillazioni ormonali. Un eventuale cambiamento di questo ciclo comporterebbe problemi legati a insonnia, sonnolenza, mancanza di attenzione e concentrazione, cattivo umore. Fastidi di non poco conto, che vanno a incidere sullo stato di salute del nostro organismo e sul modo con il quale affrontiamo quotidianamente le attività giornaliere. La società odierna e lo stile di vita attuale che la stragrande maggioranza della popolazione segue ci portano a pensare di poter prolungare le azioni di ogni giorno fino a notte inoltrata, non percependo che in realtà si sta affaticando il fisico, che ha bisogno di rigenerarsi secondo le routine proprie del ritmo circadiano.
Quale componente regola il nostro orologio biologico?
Si tratta di un insieme di cellule del cervello, il cosiddetto nucleo soprachiasmatico, che risiede nell’ipotalamo. Questo complesso, grazie a cellule sensibili alla luce solare situate nella retina dell’occhio, capta informazioni sul livello di luminosità esterna, adattando quindi il ritmo biologico dell’organismo nell’arco delle 24 ore della giornata. Secondo la scansione di questo ciclo, esistono delle attività e delle azioni da intraprendere in specifici momenti della giornata, per avere pieno rispetto dell’orologio biologico secondo il ritmo circadiano appunto. Prendiamo in esame le varie fasi che regolano la nostra quotidianità.
Solitamente ci si alza al mattino in una fascia oraria che va dalle 6 alle 8, in un momento in cui il fisico cessa di produrre melatonina (ormone che regola il sonno) per aumentare cortisolo (provoca uno stato di allerta). Tuttavia, se la mente è già proiettata all’ufficio, il corpo non è dello stesso avviso perché, soprattutto d’inverno, il buio e le basse temperature esterne invitano l’organismo a riposarsi ancora. Ecco perché è sconsigliato svolgere esercizi fisici intensi appena svegli. Una volta preso il via, comunque, il cortisolo raggiunge l’apice e, fino all’ora di pranzo, i livelli di concentrazione sono al massimo: questa è la fascia oraria ideale per svolgere mansioni impegnative in ufficio, quelle attività che richiedono sforzo mnemonico e attenzioni speciali. Dopodiché subentra la sonnolenza dovuta alla fase digestiva: il corpo si concentra appunto su tale processo e viene temporaneamente sospesa la produzione di orexina, una proteina fondamentale per conservare un’adeguata condizione di veglia. Chi ne ha la possibilità può tranquillamente riposarsi o dedicarsi ad attività leggere che non prevedano attenzioni particolari. Assolutamente sconsigliato dormire invece nella fascia oraria che va dalle 15 alle 18, quando è bene dedicarsi al benessere corporeo praticando delle attività sportive. È durante questo periodo che cuore e polmoni lavorano in maniera più efficace: i muscoli sono più tonici e dunque l’ideale è concentrarsi su esercizi che richiedano una certa manualità; non solo palestra, ma anche bricolage per esempio. Al termine del momento dedicato a sport e lavoretti, ci si siede a tavola per la cena: la cosa migliore è nutrirsi con alimenti non troppo calorici, dunque con pietanze povere di grassi e zuccheri che gli organi hanno più difficoltà a digerire, avvicinandosi l’ora del riposo notturno. Sconsigliate allora grandi abbuffate. Secondo alcuni studi condotti dal professor Stachin Panda del Salk Institute di La Jolla, in California, i pasti andrebbero assunti in un periodo di tempo tra le 8 e le 10 ore durante la giornata: questo migliorerebbe la salute del metabolismo. L’ideale sarebbe quindi consumare l’ultimo pasto non troppo tardi. Terminato di mangiare, il cervello inizia a produrre melatonina, per favorire il sonno: ha inizio un processo corporeo particolare, in cui il fisico si prepara al riposo; nella fascia oraria fino a mezzanotte, non conviene dedicarsi ad attività fisiche intense che provocano un aumento del battito cardiaco ed è sconsigliato anche attardarsi davanti a schermi luminosi, da smartphone, a tablet e computer perché la luminosità di tali dispositivi incide sulla produzione di melatonina. Una volta a letto, il corpo e i suoi organi si rilassano, il cervello elimina le tossine della giornata; chi è sveglio nella fascia oraria da mezzanotte alle tre del mattino, non riesce a raggiungere livelli di concentrazione e attenzione elevati, la soglia di allerta è ridotta al minimo. Ovviamente è sconsigliato applicarsi in attività che richiedano un importante impegno mentale. L’ultima parte della giornata, che si prolunga fino all’ora del risveglio, vede la temperatura del corpo al minimo, mentre la produzione di melatonina sta lentamente diminuendo per permettere il risveglio. Meglio non dedicarsi ad attività fisiche e spendere questi momenti al recupero delle energie per affrontare una nuova giornata l’indomani.
Il nostro corpo è una macchina meravigliosa che segue regolarmente il proprio orologio biologico, scandito dal ritmo circadiano. Seguire queste piccole indicazioni non potrà che giovare al benessere psicofisico del nostro organismo e della nostra mente, rispettando il più possibile i ritmi suggeritici dalla natura.
Fonte: Ilaria Cofanelli di Crudostyle
Standard per un comportamento etico: Advocacy, caring, competenza, responsabilità
I concetti fin’ora esposti possono essere messi in relazione con il codice deontologico, secondo quanto segue:
L’articolo 1.5 recita:
L’ostetrica/o, responsabile della formazione e dell’aggiornamento del proprio profilo professionale, promuove e realizza in autonomia e in collaborazione la ricerca di settore (Competenza).
L’articolo 2.1 recita:
L’ostetrica/o presta assistenza rispettando la dignità e la libertà della persona promuovendone la consapevolezza in funzione dei valori etici, religiosi, culturali, nonché, delle condizioni sociali nella esclusiva salvaguardia della salute dei suoi assistiti (Autonomia/Caring).
L’articolo 2.13 recita:
L’ostetrica/o sostiene la salute globale nel rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e si impegna alla cooperazione per contrastare le disuguaglianze nell’accesso alle cure e promuovere la salute riproduttiva e di genere, nel mondo (Caring/ Advocacy).
L’articolo 3.1 recita:
L’ostetrica/o tutela la dignità e promuove la salute femminile in ogni età, individuando situazioni di fragilità, disagio, privazione e violenza, fornendo adeguato supporto e garantendo la segnalazione alle autorità preposte, per quanto di sua competenza (Caring/Advocacy).
L’articolo 3.5
Con il consenso della persona interessata, l’ostetrica/o promuove le tecniche di contenimento del dolore della donna e nel neonato per quanto di sua competenza attraverso una scelta clinicamente ed eticamente appropriata (Caring/ Autonomia).
Il codice deontologico dell’ostetrica/o presenta degli articoli dove può essere rintracciato un riferimento al concetto di advocacy, senza però che ci sia utilizzo di questo termine. In particolare, crediamo che nel capo 3 che concerne i rapporti con la persona assistita e nel capo 5 relativo ai rapporti con le istituzioni sanitarie e con il collegio, si possano ravvedere concetti compatibili con l’applicazione dell’advocacy.
Rapporti con la persona assistita
3.1 L’ostetrica/o tutela la dignità e promuove la salute femminile in ogni età, individuando situazioni di fragilità, disagio, privazione e violenza, fornendo adeguato supporto e garantendo la segnalazione alle autorità preposte, per quanto di sua competenza.
3.2 L’ostetrica/o promuove e si impegna a garantire la continuità assistenziale accompagnando e prendendosi cura della donna, della coppia, del nascituro durante la gravidanza, il travaglio, il parto ed il puerperio, al fine di garantire una salute globale degli assistiti.
3.3 L’ostetrica/o si attiva per garantire un’assistenza scientificamente validata ed appropriata ai livelli di necessità. Si impegna nella tutela e nella sorveglianza dei processi fisiologici della sessualità, della fertilità e della salute riproduttiva della donna e della coppia.
3.8 L’ostetrica/o si impegna a promuovere la salute globale e riproduttiva della persona fornendo un’informazione corretta, appropriata e personalizzata rispetto agli stili di vita.
3.9 L’ostetrica/o nel rispetto dei programmi di salute multidisciplinari, integra le attività di sua competenza a quelle degli altri professionisti e si impegna a fornire informazioni complete e corrette sui programmi di prevenzione, assistenza/cura, riabilitazione e palliazione, utilizzando metodologie di comunicazione efficaci e favorenti i processi di comprensione della persona.
Rapporti con le istituzioni sanitarie e con il collegio
5.1 Nell’esercizio della professione, l’ostetrica/o, contribuisce con il suo impegno ad assicurare l’efficienza del servizio ed un corretto impiego delle risorse nel rispetto dei principi etici di solidarietà e di sussidiarietà.
Rapporto tra advocacy e case/care management e consenso informato
Date le caratteristiche dell’ostetrica/o che praticando l’advocacy si pone come “core” del processo comunicativo tra persona assistita, famiglia, medico ed altri operatori sanitari, risulta evidente che questa applicazione si pone all’interno del modello di “case management”, e del suo superamento ovvero il “care management”.
Infatti dalla diretta applicazione dell’advocacy, deriva anche il ruolo manageriale dell’ostetrica/o in quanto gestore di fatto del processo comunicativo, intervenendo e coordinando tutti i passaggi del processo di assistenza.
L’operatrice sanitaria si fa leader del processo assistenziale e gestisce di fatto l’atto comunicativo efficace.
L’introduzione di questo modello organizzativo ha arricchito professionalmente questa figura professionale: che ponendosi come problem solver ha utilizzato un livello maggiore di motivazione e di responsabilità professionale.
L’ostetrica nel Case Manager ricopre contemporaneamente vari ruoli operativi:
• clinico;
• manageriale;
• finanziario.
Il passaggio successivo che rappresenta un’evoluzione, ossia il “care management”, si pone
come risposta ai cambiamenti dei soggetti del sistema sanitario, con lo scopo primario di soddisfare le esigenze bio-psicosociali della persona.
Il care manegement è quindi un programma incentrato sulla persona, non più sul caso che richiede l’intervento di un professionista che concepisce l’individuo in chiave olistica.
Questa evoluzione, è indicativa di una capacità di maturazione della professione ostetrica e con questo substrato strutturale e organizzativo, uno degli elementi più evidenti di questa consapevolezza unitariamente a questi cambiamenti è la funzione di advocacy, qualità distintiva dell’applicazione del Care Manager.
Attraverso il passaggio dal case management al care management, dal considerare le qualità professionali si è passati al considerare le qualità personali, con conseguente centralizzazione della risorsa umana nella dinamica competitiva aziendale. Ecco allora che il sapere nozionistico ha lasciato il posto al know how pratico ed interattivo.
Uno degli strumenti più importanti del Care Management infermieristico è l’empowerment che mira a favorire nella persona assistita l’acquisizione di potere attraverso l’adozione dell’imprescindibile diritto umano di autonomia che si concretizza con l’accrescimento della possibilità dei singoli e dei gruppi di controllare attivamente la propria vita.
Uno degli strumenti, della realizzazione di questo empowerment è il diritto al consenso informato per il paziente, che si tramuta in un dovere per l’ostetrica/o.
CHE COSA SIGNIFICA CONSENSO INFORMATO?
Il consenso informato ha in sé due concetti chiave:
• informare prima del consenso;
• il soggetto principale non deve essere il proponente bensì il destinatario.
La mancata osservazione di tali principi ha comportato numerose denunce nei confronti del personale sanitario da parte di pazienti che si ritengono danneggiati non per le conseguenze degli errori terapeutici, ma per l’errata ed omessa informazione nei loro confronti, riguardo ai rischi ed alle conseguenze della terapia.
Il consenso fornito dal paziente, per la prestazione a cui dovrà sottoporsi, diventa il mezzo tramite il quale si esercita il principio di autodeterminazione, cioè il diritto di ogni essere umano di poter disporre liberamente delle proprie scelte.
Il coinvolgimento diretto dell’assistito è necessario, quindi, per il soddisfacimento del suo diritto alla conoscenza dei dati clinici che lo riguardano, ma anche per renderlo parte attiva durante lo svolgimento del suo piano assistenziale.
Di riflesso, la violazione del dovere dell’informazione può essere fonte di responsabilità professionale in ambito giuridico e più specificatamente in sede civile o penale.
I requisiti intrinseci di un valido consenso sono:
1. la qualità della comunicazione;
2. la comprensione dell’informazione;
3. la libertà decisionale da parte dell’assistito;
4. la capacità decisionale.
Gli standard di informazione proponibili possono essere di tipo professionale, medio, soggettivo. Il primo (di tipo professionale) dà un’informazione che soddisfa il criterio di correttezza tecnica secondo lo stato delle conoscenze mediche, con conseguenti possibili incomprensioni da parte del destinatario dell’informazione.
Lo standard medio deve essere rapportato a quanto una persona potrebbe comprendere della procedura che lo riguarda.
Lo standard soggettivo, in cui l’assistito vuole o può comprendere ciò che ritiene di maggiore significato per lui, con una conseguente personalizzazione di ciò che gli è stato detto.
Il consenso informato nel codice dell’ostetrica/o
Il medico, non è più l’unico professionista chiamato ad occuparsi di informazione e scelte consapevoli rispetto agli interventi sanitari; con lui tutti gli altri professionisti e non solo socio-sanitari, sono chiamati ad inserire il proprio intervento in uno scenario di decisioni consensuali, in cui professionisti e assistito, in collaborazione tra loro, formulano le scelte diagnostico-terapeuticheassistenziali rispetto alle varie opzioni possibili.
In particolare nell’informare l’assistito è implicata la figura dell’ostetrica/o. Esaminando attentamente gli articoli del codice dell’ostetrica/o, in particolare quelli riguardanti i
rapporti con la persona assistita, risuonano parole come: alleanza terapeutica, scelta consapevole e comprensibile del paziente, impiego di metodologie comunicative caratterizzate, dall’efficacia, dalla comprensibilità, dalla multidisciplinarietà, dalla completezza dell’informazione.
Ed ancora, riecheggiano temi riguardanti la partecipazione attiva della donna, ai programmi
diagnostici e terapeutici, al diritto alla procreazione cosciente e responsabile.
Tutti questi temi concorrono alla definizione di una sovra categoria di riferimento che inerisce il consenso informato, a cui espressamente si fa riferimento nell’articolo 3.5 e 3.10:
• 3.5 – Con il consenso della persona interessata, l’ostetrica promuove le tecniche di contenimento
del dolore nella donna e nel neonato per quanto di sua competenza attraverso una
scelta clinicamente ed eticamente appropriata.
• 3.10 – L’ostetrica/o, al di fuori dei casi di emergenza-urgenza, prima di intraprendere sulla persona qualsiasi atto professionale, garantisce l’adeguata informazione al fine di ottenere il consenso informato, sulla base di una vera e propria alleanza terapeutica con la persona. L’informazione clinica non va intesa, infatti, come esclusivamente medica: in realtà la clinica è un ambito comune a molte professioni, ad esempio quella dell’ostetrica/o.
Quindi rientrano tra le informazioni cliniche necessarie all’assistito, almeno quanto la diagnosi medica, la pianificazione dei percorsi diagnostici-terapeutici dell’area ostetrico-ginecologica neonatale, e le prescrizioni relative alle attività tese a garantire la continuità assistenziale (gravidanza, travaglio, parto, puerperio).
Le informazioni relative al programma diagnostico-terapeutico dovranno essere puntuali e comprensibili per il paziente.
Il consenso, deve essere espresso prevalentemente in forma scritta, con particolare attenzione alla necessità di riassunzione del consenso informato nei casi in cui, nel corso dell’attuazione del piano terapeutico, si rendessero necessarie delle modifiche non prese in considerazione precedentemente.
A tal proposito nella fase informativa preliminare all’intervento sanitario, ci si può avvalere
di strumenti quali opuscoli e brochure. Il metodo più utilizzato è quello della costruzione di
schede informative scritte, che sarà poi completata da un colloquio successivo, per verificare la comprensione da parte dell’assistito ed eventualmente offrirgli delle spiegazioni personalizzate. Dopo questa fase, è opportuno lasciare all’assistito un tempo di riflessione, di approfondimento, di ricerca, da condividere anche con persone di riferimento. Solo dopo questo periodo di tempo, la firma dell’assistito per esprimere il consenso acquisisce
senso.
Ci sono alcuni soggetti che non sono in grado di esprimere il proprio consenso:
• soggetti in condizioni cliniche critiche (come uno stato soporoso/coma);
• individui con disabilità psichica grave;
• soggetti affetti da patologie come l’Alzheimer.
Si tratta di condizioni in cui il paziente non è in grado di partecipare al consenso informato, perché incompetente su questo versante.
Sul versante sanitario, per capacità decisionale si intende quel soggetto che:
• è in grado di comprendere le circostanze in cui si trova e le informazioni utili per assumere una decisione riguardante le scelte terapeutiche e assistenziali;
• conosce le conseguenze prevedibili di una decisione data;
• comunica la propria volontà in modo coerente, chiaro e comprensibile.
È assodato che, se la valutazione della competenza psicologica del paziente spetta al medico, non può essere ascrivibile al medesimo alcuna valutazione in merito alla capacità di intendere e volere, parametro di esclusiva pertinenza giuridica.
Fonte: “I modelli Assistenziali intra-partum” di Mediserve, di Vittorio Artiola, Simona Novi, Salvatore Paribello, Ferdinando Pellegrino, Giuseppina Piacente, Andrea Vettori
Non solo droghe e alcol: le dipendenze sono molte di più
Anche quando non sono legate all’assunzione di sostanze con un’azione dannosa diretta sull’organismo, le dipendenze sono sempre negative perché rendono schiavi di situazioni o comportamenti di cui non si riesce a fare a meno, limitando notevolmente la libertà di scelta e la qualità di vita. Di solito, ci si ritrova a esserne vittima quasi senza rendersene conto e, spesso, facendo anche fatica ad ammetterlo a se stessi. Ma quali sono le sostanze e le circostanze a cui si dovrebbe prestare attenzione nella vita quotidiana? Ecco le 10 cause di dipendenza più comuni.
Cosa fare quando si entra in coma
Il coma è la condizione morbosa caratterizzata da perdita di coscienza con ridotta o assente reattività agli stimoli sensoriali e conservazione delle funzioni vegetative. Si distinguono 4 livelli di coma: coma vigile, coma lieve, coma medio e coma profondo. I sintomi sono variabili a seconda della causa e del livello del coma.
È necessario intervenire con procedure immediate: controllare la risposta motoria, le pupille e la risposta verbale. Per quanto riguarda l’anamnesi bisogna valutare i tempi e le modalità di insorgenza, i traumi pregressi o coincidenti, malattie pregresse o in atto l’assunzione di farmaci o di tossici.
È necessario, inoltre, eseguire esami di laboratorio quali emocromo, glicemia, azotemia, elettroliti, transaminasi, amilasemia, creatininemia e l’esame delle urine.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Preoccuparsi troppo fa male alla salute
Di fronte a qualunque problema, preoccuparsi eccessivamente non fa che peggiorare la situazione. Non solo perché impedisce di concentrarsi e analizzare razionalmente gli aspetti critici e le strategie per affrontarli, ma anche perché la tensione, il nervosismo, l’ansia determinano effetti negativi a livello fisico, su molti fronti. Disturbi del sonno, alterazioni dell’appetito, aumento della pressione arteriosa, maggiore tendenza ad abusare di farmaci, alcol, fumo o altre sostanze, mal di testa, contratture muscolari, acidità di stomaco sono soltanto alcune delle conseguenze più comuni. Ecco come fare per riconoscere l’ansia e qualche consiglio per attenuarla.
Chetoacidosi diabetica
La chetoacidosi diabetica può provocare sintomi che vanno da una semplice astenia ad un obnubilamento della coscienza fino al coma. È possibile che la vittima abbia anche dolori addominali, poliuria, polidipsia, polifagia, disidratazione e dimagrimento. Può essere presente anche vomito e dolore all’addome.
È necessario predisporre due vie venose con un catetere: una via servirà per le infusioni e l’altra per i prelievi.
Se il paziente è in coma è necessario inserire un sondino naso gastrico in aspirazione. Richiedere urgentemente esami di laboratorio, esame delle urine, elettrocardiogramma e predisporre un monitoraggio ECG continuo. Il trattamento prevede di infondere soluzione fisiologica durante le prime due ore. Dalla terza ora in poi infondere soluzione fisiologica più potassio e insulina per via endovenosa.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Ma perché cadono i capelli?
Eccoli lì, aggrovigliati tra i residui di schiuma, a ostruire lo scarico della doccia. Oppure inesorabilmente attorcigliati e indistricabili dalle setole della spazzola. È colpa dell’autunno oppure della primavera, dello stress o degli ormoni, dell’età o della gravidanza, del fumo o dell’alimentazione disordinata. Da sempre, le ragioni addotte per giustificare una più o meno intensa caduta dei capelli sono le più variegate e fantasiose. Ma quali sono quelle vere? Scopritele qui, per evitare di preoccuparvi troppo e per individuare più facilmente la soluzione corretta nel vostro caso.
Asma bronchiale
L’asma bronchiale è dovuto ad edema della mucosa e ristagno di escreato.
Per valutare la gravità dell’asma è necessario ricostruire la vita del paziente attraverso precedenti ricoveri, alimentazione ed introduzione dei liquidi, terapia eseguita ed intolleranza a farmaci specifici. Se si tratta di asma grave è necessario sottoporre il bambino ad aerosol alimentato da ossigeno e ad una serie di esami di laboratorio come radiografia al torace, saturazione di ossigeno con pulso ossimetro in presenza di asma grave, emogasanalisi in presenza di una gravissima broncoostruzione.
Per quanto riguarda il monitoraggio clinico è necessario il controllo della frequenza respiratoria e frequenza cardiaca ogni 4-6 ore e nei casi più gravi ricontrollare il punteggio.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Ricette dolci, agrodolci e salate utilizzando il Cranberry
Anche se la cucina italiana possiede una grande varietà di piatti, sicuramente l’ampliamento con prodotti a base di cranberry potrebbe essere un’idea. Questo ingrediente da noi è ancora sconosciuto, in quanto utilizzato soprattutto nella tradizione culinaria americana. L’elemento fondamentale della dieta mediterranea e la semplicità dei piatti non è contemplato in America, dove quasi ogni piatto viene condito da salse che coprono il sapore del cibo cucinato. Il cranberry però grazie al suo sapore naturale potrà conquistare anche palati più esigenti.
Cranberry sauce
È una salsa tradizionale che accompagna il tacchino arrosto ripieno.
Ingredienti per 12 persone:
450 g di cranberries freschi
200 g di zucchero di canna
240 ml di acqua
Ricetta
Sciacquare i mirtilli, eliminando i gambi. Scaldare l’acqua in una casseruola e unire lo zucchero, aspettando che si sciolga completamente. Quando l’acqua inizierà a bollire versare i mirtilli. Regolare il fuoco in modo che l’acqua continui a bollire e cuocere finché tutti i mirtilli scoppiano. Durante l’ebollizione possono essere aggiunti anche altri ingredienti come la buccia d’arancia, la cannella, il rosmarino e i chiodi di garofano. Togliere la pentola dal fuoco e far raffreddare. Prima di utilizzare la salsa è necessario che riposi in frigo per una notte intera.
Pane delle feste al Cranberry
Il pane alla frutta è tipico delle feste di fino anno. Si lascia riposare per un paio di giorni in modo che tutti i sapori si mescolino bene tra loro.
Ingredienti per pane da 1500 grami:
460 g di farina setacciata
200 g di zucchero bianco semolato
4 cucchiaini di lievito
1 cucchiaino di sale
Scorsa di limone o arancia
1 uovo grande
56 g di burro fuso
1 bustina di vanillina
360 ml di latte
120 g di cranberries
90 g di buccia candita
60 g mandorle tostate e tritate
Ricetta
In una terrina mescolare la farina, lo zucchero, il lievito, il sale e la scorzetta d’arancia. In una ciotola lavorare l’uovo battuto, il burro fuso, il latte e a vanillina. Mescolare insieme gli ingredienti liquidi e quelli asciutti, incorporare la frutta e le mandorle e infine versare il composto in uno stampo per pane. Cuocere in forno preriscaldato a 160-170 °C per 70 minuti. Togliere dal forno e far raffreddare su una griglia.
Zucca arrosto con Cranberries e salvia
La zucca arrosto con il saporo aspro delle bacche di mirtillo rosso sono il connubio perfetto per la stagione invernale.
Ingredienti per 4 persone:
1 kg di zucca mondata
1 cipolla bianca media
Cranberries secchi
Salvia essiccata
Sale grosso
Olio
Ricetta
Lasciare i cranberries a bagno in una ciotola di acqua tiepida per 20 minuti. Scolarli e metterli da parte. Tagliere la zucca a cubetti e la cipolla in fette, in modo che possa raggiungere la cottura contemporaneamente. Mettere la zucca e la cipolla in una ciotola e condire con l’olio e i cranberries. Condire con la salvia e il sale. Cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per 30 minuti.
Torta di zucca ai Cranberries
La torta di zucca è un tipico dessert americano che non manca mai nel giorno del Ringraziamento. Il dolce viene servito con gelato o panna montata.
Ingredienti per 4 persone:
100 g di cranberries
120 g di zucchero bianco semolato
250 g di polpa di zucca
3 uova
1 dl di panna semigrassa
Burro
1 rotolo di pasta frolla
Ricetta
Mescolare i cranberries con 20 g di zucchero in una ciotola. Grattugiare la polpa di zucca e versare nella stessa ciotola le uova, la panna e lo zucchero rimanente. Sbattere bene con il frullino elettrico e mescolare con la polpa di zucca. Imburrare lo stampo e stendervi la pasta frolla. Versare il composto sulla pasta e distribuirvi i cranberries. Cuocere la torta in forno preriscaldato a 180 °C per 45 minuti.
Muffin ai Cranberries
I muffin sono molto simili ai plume cake e originariamente venivano preparati con farina di mais. È un dolce classico della prima colazione americana.
Ingredienti per 10 muffin:
2 manciate di cranberries
250 g di farina
100 g di zucchero
2 uova
100 g di burro
1 bustina di lievito per dolci
1 bicchiere di latte intero
Ricetta
In un contenitore lavorare il burro e lo zucchero. Aggiungere le uova e versare la farina e il lievito poco alla volta. Aggiungere il latte e i cranberries e continuare a mescolare. Versare il composto in 10 stampini imburrati e cuocere in forno a 180 °C per circa 20-25 minuti.
Biscotti al cioccolato con Cranberries
I biscotti al cioccolato sono un’ottima idea per sfornare qualcosa di saporito e aggiungere un tocco insolito con i cranberries.
Ingredienti:
113 g di burro
150 g di zucchero
2 uova
1 tuorlo
1 bustina di vanillina
245 g di farina
1 cucchiaino di lievito in polvere
1 pizzico di sale
45 g di cacao in polvere
50 g di cranberries
90 g di scaglie di cioccolato bianco
Ricetta
Montare il burro e lo zucchero e la vanillina fino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere le uova una alla volta e mescolare. In un’altra ciotola unire la farina, il lievito, il sale e la polvere di cacao. Incorporare il burro dall’alto verso il basso ed incorporare i cranberries ed il cioccolato bianco. Versare l’impasto su una superficie piana, dividerla a metà e ricavare da ogni metà un rotolo lungo circa 25 cm. Sistemare i due rotoli su una teglia e cuocere per 25-30 minuti in forno preriscaldato a 170 °C.
Cake di formaggio cremoso e Cranberries
Questo dessert è molto semplice da preparare e solitamente si serve con una salsa a parte.
Ingredienti per 6-8 persone:
Per la crosta:
100 g di briciole di crackers GRHAM
50 g di biscotti allo zenzero
30 g di zucchero
80 g di burro fuso
Per il ripieno:
227 g di formaggio cremoso
50 g di zucchero semolato
1 bustina di vanillina
240 ml di panna montata
Per la salsa:
300 g di lamponi
200 g di cranberries freschi
100 g di zucchero
1 cucchiaio di amido di masi
Scorsa di limone o arancia
Ricetta
Crosta:
Mescolare i biscotti sbriciolati, lo zucchero e il burro fuso. Inserire il composto sul fondo e sui lati di una teglia imburrata. Coprire con una pellicola trasparente e porre in frigo per 30 minuti.
Ripieno:
Montare il formaggio per lo zucchero e la vanillina. In un recipiente separato montare la panna ed incorporare il tutto mescolando dal basso verso l’alto. Con il cucchiaio stendere il ripieno sulla crosta e far raffreddare per tutta la notte.
Salsa di cranberry e lampone:
Mescolare tutti gli ingredienti e cuocere fino a che la salsa non si addensa. Togliere dal fuoco e lasciare raffreddare.
Crumble di pere, mele e cranberries
La caratteristica di questo dolce è il topping di copertura poggiato su una composta di frutta fresca. Esso viene servito con panna o gelato alla vaniglia.
Ingredienti per 6 persone:
Per il topping:
105 g di farina
155 g di zucchero di canna
½ cucchiaino di cannella
¼ di cucchiaino di sale
70 g di fiocchi d’avena
40 g di noci tritate
113 g di burro
Per la composta di frutta:
30-55 g di zucchero di canna
½ cucchiaio di amido di grano
680 g di miele
680 g di pere rosse
Ricetta
Topping:
Unire la farina, lo zucchero, la cannella, il sale, i fiocchi d’avena e le noci. Amalgamare il burro con l’aiuto di uno sbattitore fino ad ottenere briciole grandi quanti piselli.
Ripieno:
In una terrina unire lo zucchero e l’amido di mais. Sbucciare le pere e le mele, tagliarle in tocchetti e mescolarli ai cranberries nella miscela di zucchero e amido. Quando il composto è bene amalgamato, versarlo nella tortiera e spargere la miscela preparata per il crumble. Cuocere in forno a 190 °C per 35-45 minuti.
Marmellata di Cranberry
La marmellata di cranberry è il modo migliore per gustare questo frutto tutto l’anno. Essa può essere gustata da sola o per accompagnare dessert o arrosti di carne.
Ingredienti per 6 persone:
1 kg di cranberries freschi
400 g di zucchero bianco
400 g di zucchero di canna
Succo e buccia di una arancia
Cannella
Chiodi di garofano
Scorzetta d’arancia candita
Ricetta
Lavare le bacche e ad asciugarle su un panno di cotone. Grattugiare la scorza di arancia e spremere il succo. Mettere i cranberries, i due tipi di zucchero e il succo di arancia in una pentola. Aggiungere la cannella e i chiodi di garofano. La marmellata di cranberries è pronta quando le bacche si spaccano, per cui è importante prestare attenzione al punto di cottura. Versare la marmellata ancora bollente in vasi sterilizzati, tapparli perfettamente e capovolgerli fino al raffreddamento.
Cranberries canditi
I Cranberries canditi sono morbidi e dolci, eccellenti da utilizzare con il loro sciroppo per guarnire torte e dessert. Lo sciroppo può essere utilizzato per bagnare il pan di spagna e per dare colore alle glasse.
Ingredienti per 6 persone:
200 g di cranberries
250 g di zucchero
180 ml di acqua
Ricetta
Sistemare i cranberries in una ciotola di acciaio da sistemare a suo volta in un recipiente per la cottura a vapore riempito con 5 centimetri di acqua e portato lentamente ad ebollizione. Portare ad ebollizione lo sciroppo di acqua e zucchero e versarlo sui frutti. Coprire con un piatto e aggiungere un peso sufficiente a mantenerla ferma durante l’ebollizione. Far cuocere le bacche a vapore per circa 45 minuti e lasciar raffreddare. Coprire la ciotola con una pellicola di plastica e lasciare le bacche per 3-4 giorni a temperatura ambiente finché diventerà gelatinoso.
Fonte: Il Cranberry – Un frutto che non finisce mai di stupire di Mediserve
Come si esprime il modello di Advocacy?
Possiamo immaginare che tra le attività di advocacy concepita come giustizia sociale, l’ostetrica/o venga chiamata ad espletare attività di counseling, a favorire l’attaccamento precoce madre/padre e bambino, a promuovere l’allattamento al seno e a supportare il ruolo genitoriale. L’ostetrica può praticare l’advocacy diffondendo la donazione volontaria del latte materno ed alleviando i timori del paziente, oppure aiutando le persone assistite a raggiungere decisioni consapevoli riguardo il proprio stato di salute ed il percorso assistenziale da seguire, ad informarli dei loro diritti e del fatto che il diritto di equità alle cure verrà rispettato, ma anche a mettere in atto una campagna di advocacy.
Che cos’è una campagna di advocacy?
Si tratta di una serie di azioni mirate per influenzare i politici e la popolazione in generale a sostegno di una causa o problema che si desidera modificare. Un esempio di una campagna di advocacy condotta dalle ostetriche potrebbe essere quella di sostenere la donna nelle diverse fasi della gravidanza per aiutarle ad adottare stili di vita funzionali alla gravidanza e prepararla al parto naturale; più a monte la necessità di assicurare la qualità e la sicurezza dei processi assistenziali.
Quali sono le fasi di realizzazione di una campagna di advocacy?
- La fase di identificazione del problema che occorre affrontare; consiste nell’inquadrare ossia selezionare alcuni aspetti di una realtà percepita e renderli più salienti in tal modo da promuovere una particolare definizione di un problema, l’interpretazione causale, la valutazione morale. Ad esempio in una campagna di promozione di stili di vita funzionali alla gravidanza (ad es. contrastando il fumo, l’uso/abuso di ansiolitici o analgesici….) e di preparazione al parto.
- La fase di ricerca ossia di raccolta delle informazioni necessarie a garantire che le cause e gli effetti del problema siano compresi; si riferisce alle attività che sono coinvolte nell’individuazione, descrizione, e quantificazione dell’entità di un problema di salute pubblica: caratteristiche con cui si presenta, suoi fattori di rischio e protettivi, sequenze causali, l’efficacia del programma per ogni livello di prevenzione, ostacoli all’efficacia e mutamenti nel tempo in tutti questi fattori.
- La fase di pianificazione: Quando l’advocacy è stata identificata come la strada appropriata per fronteggiare un problema, c’è la necessità di formulare una strategia, pertanto bisogna stabilire gli obiettivi, gli indicatori, il metodo, le attività, la cronologia. Gli obiettivi devono sempre concordare con quelli di salute pubblica. Gli obiettivi di advocacy attraverso l’uso strategico dei media possono includere un obiettivo trascurato facendo in modo che diventi discusso o più discusso oppure facendo in modo che diventi discusso differentemente; introducendo fatti articolati e prospettive nel dibattito; o introducendo voci differenti in modi calcolati per migliorare l’autenticità o il potere di un argomento.
- La fase di azione prevede che si agisca in coordinamento con tutti i soggetti coinvolti nella campagna. Questa fase si riferisce alle attività coinvolte nell’attuazione di strategie specifiche, tra cui la raccolta di fondi, specificando tattiche, formulando calendari dettagliati, spostando l’attenzione del personale nelle organizzazioni chiave sul problema. I prodotti intermedi di questa fase includono cambiamenti negli atteggiamenti, abitudini, collocazione delle risorse, ambienti fisici e sociali, e regole sociali che possono influenzare la frequenza o la gravità dei problemi di salute pubblica.
- La fase di valutazione prevede il monitoraggio delle azioni e dei risultati di tutto il ciclo, ad esempio prevede di decidere quali azioni sono appropriate oppure di rimodulare la campagna di advocacy affinché in futuro venga fatta in modo più efficace.
Queste fasi sono concettualmente sequenziali, ma, in pratica, simultanee. Il lavoro in ogni fase viene continuamente regolato secondo i risultati delle altre fasi. Il lavoro in ogni fase di questa catena di montaggio deve essere continuamente adattato alla luce delle mutate circostanze e dei progressi o degli arresti nelle altre fasi, cosicché anche se l’ultima fase è quella più visibile, il suo successo dipende dalle fasi precedenti. Inoltre l’applicazione di tale campagna ha implicazioni pratiche; ad esempio, i team di difesa della salute pubblica necessitano di membri con competenze complementari in ruoli distinti, ma ben coordinati tra di loro.
Un possibile esempio di applicazione di una campagna di sensibilizzazione di advocacy con un obiettivo rivolto alla salute pubblica potrebbe essere quello di prendere in considerazione le problematiche relative all’assunzione di stili di vita disfunzionali in gravidanza, soprattutto in presenza di patologie come il diabete, e quelle connesse all’elevato ricorso al taglio cesareo.
Una campagna di advocacy in tal senso dovrebbe essere mirata a ridurre l’onere sociale dei problemi di salute pubblica modificando i fattori che favoriscono questi problemi, sia nel contesto sociale e familiare della paziente, che nell’ambito dei processi assistenziali (consultori, reparti ospedalieri).
In tal senso si potrebbe operare verso un’integrazione dei servizi sanitari predisposti alla gestione della gravidanza: medico di famiglia, consultori, reparti ospedalieri, che interconnessi e integrati funzionalmente potrebbero garantire una migliore gestione del processo assistenziale, in tutte le fasi della gravidanza.
Ad oggi tali servizi appaiono scarsamente integrati, con fenomeni di diluizione delle responsabilità, senza azioni comuni per assicurare la sicurezza e la qualità della gravidanza; appare quindi indispensabile intervenire per una migliore gestione ed integrazione delle risorse disponibili nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale.
Successivamente o contestualmente all’integrazione di tali servizi può essere importante favorire campagne di sensibilizzazione verso l’adozione di stili di vita salutari e di riconoscimento precoce di segni e sintomi connessi a patologie di particolare rilevanza clinica, come la gestosi.
In particolare un’appropriata campagna di sensibilizzazione per l’assunzione di stili alimentari appropriati, può essere rilevante per la salute della donna, ma anche del nascituro, sensibilizzando la donna stessa in tal senso, anche dopo il parto. In una campagna di advocacy ci sono tre attori: gli alleati, i neutrali e gli oppositori
Gli alleati, sono rappresentati dalle persone e dalle organizzazioni che supportano la campagna. Gli opinion leaders, le personalità dei media, i membri dei gruppi sono destinati a contribuire con le loro competenze tecniche e con le risorse materiali e finanziarie alla campagna di advocacy.
I neutrali, sono rappresentati dalle persone e dalle organizzazioni che ancora non si sono formati un’idea sulla problematica. Le parti neutrali sono molto importanti nella campagna di advocacy perché possono rapidamente diventare alleati o oppositori.
Gli oppositori sono le persone o le organizzazioni che oppongono una campagna di advocacy.
Le sfide di advocacy spesso provocano reazioni negative da parte delle persone attualmente al potere, o da parte delle persone che seguono altri valori.
L’identificazione degli avversari è importante tanto quanto l’identificazione degli alleati. Capire il ragionamento degli avversari e il motivo per il quale si sentono minacciati dal cambiamento di politica proposto, risulta fondamentale per rendere la campagna di advocacy più efficace. È necessario cercare di convincere gli avversari a cambiare le loro opinioni, o almeno neutralizzare la loro influenza sul cambiamento di politica che si vuole perseguire.
Come possono realizzarsi le azioni di una campagna di advocacy?
L’advocacy della salute pubblica, si realizza efficacemente attraverso l’advocacy dei media. Essa consiste nell’uso strategico dei nuovi mass media per portare avanti un’iniziativa di tattica pubblica.
L’advocacy mediatica cerca di sviluppare e forgiare delle nuove storie di modo che esse rappresentino un supporto per le politiche pubbliche ed infine influenzino coloro che hanno il potere di cambiare o preservare leggi, sancire politiche ed accumulare interventi che possono influenzare l’intera popolazione. Abitualmente riconosciuto come fondamentale per il progetto di salute pubblica, è raramente presa sul serio dalla stessa comunità, rispetto all’attenzione prestata ad altre discipline.
Lo status dell’advocacy come disciplina legittimata resta neofita: pochi, rarissimi sono i programmi sulla salute pubblica indirizzati esplicitamente all’advocacy. Comparativamente ci sono pochi testi manuali e nessuna rivista dedita a quest’esplorazione.
Tuttavia come qualsiasi iniziativa di salute pubblica, un’advocacy efficace richiede un’attenta pianificazione strategica e un altrettanto strategico uso dei moderni mezzi di informazione per essere realizzata.
Una campagna di advocacy consiste in una serie di azioni mirate per influenzare i politici
e la popolazione in generale a sostegno di una causa o problema che si desidera modificare
Le fasi previste per la sua realizzazione sono:
- fase di identificazione
- fase di ricerca
- fase di pianificazione
- fase di azione
- fase di valutazione
In una campagna di advocacy ci sono tre attori:
- Gli alleati: sostengono la campagna
- I neutrali: possono diventare alleati oppure oppositori
- Gli oppositori: oppongono la campagna
Attraverso:
- Siti web.
- Volantini.
- Petizioni.
- Newsletter.
- Negoziazioni.
- Conferenze stampa.
- Scioperi.
- Opuscoli.
- Comunicati stampa.
Un caso di organizzazione che applica questo modello di advocacy
L’American Academy of Pediatrics (AAP) è un’organizzazione professionale che include più di 50.000 pediatri. Ha una lunga storia di dedicata, efficiente ed efficace advocacy della salute pubblica e ha sviluppato personale e sistemi a sostegno di questa tematica.
Le funzioni della fase di ricerca sono eseguite da ricercatori interni che raccolgono dati in alcune aree di indagine (ad es. tramite sondaggi utente annuali su temi vari) e dai membri e altri consulenti che lavorano nelle commissioni, gruppi di lavoro, e altri organismi.
Il lavoro della fase di pianificazione comprende anche una vasta diffusione delle informazioni ai membri AAP, alle organizzazioni alleate, al pubblico attraverso unità dedicate all’interno dell’accademia e della messa in rete da parte di organizzazioni nazionali, settori e ai soci con altre società mediche, gruppi di comunità, e le altre organizzazioni rilevanti.
Il lavoro nella fase di azione è condotto dal personale dell’AAP dedicato agli affari di governo, che fa pressione sulle organizzazioni nazionali.
Come faccio a capire se posso essere un’ostetrica/o-advocate?
Gli attributi necessari per poter applicare l’advocacy dei pazienti sono:
- l’esperienza;
- la conoscenza;
- il potere.
Attraverso l’esperienza, le ostetriche acquisiscono le conoscenze che consentono loro di essere sostenitrici più efficaci all’interno del team di assistenza sanitaria e dell’organizzazione.
Il potere di partecipare e di influire sul processo decisionale nasce da entrambe: esperienza e conoscenza. In un’inchiesta, sono stati identificati come importanti caratteristiche dell’operatore sanitario garante per il paziente: la capacità di comunicazione efficace, la conoscenza teoricoscientifica, l’empatia ed il rispetto per la famiglia.
Questo supporta studi precedenti che hanno anche identificato la conoscenza e l’empatia, unitamente all’assertività e alla capacità di comunicazione come attributi importanti affinché si realizzi l’advocacy. Per ottenere questi attributi, le ostetriche devono essere fiduciose nella loro capacità di comprendere i dilemmi etici che si trovano ad affrontare e devono garantire di essere consapevoli dei principi etici basilari per sostenere il loro contributo alle discussioni.
Oltre all’esperienza, alla conoscenza e al potere, le qualità specifiche richieste per essere “sostenitori” dei pazienti, sono:
- Forti capacità di comunicazione;
- Capacità di negoziare;
- Perseveranza;
- Empatia;
- Consapevolezza dei bisogni degli altri;
- Capacità di leggere i segnali e valutare i tempi;
- Capacità di leadership;
- Conoscenza delle nozioni sanitarie di base;
- Essere pensatori del sistema e avere la capacità multitasking sia all’interno e all’esterno del luogo di lavoro.
Fonte: “I modelli Assistenziali intra-partum” di Mediserve, di Vittorio Artiola, Simona Novi, Salvatore Paribello, Ferdinando Pellegrino, Giuseppina Piacente, Andrea Vettori
Latte crudo e derivati: una moda rischiosa
Mangiare gli alimenti così come natura crea, senza trasformarli in alcun modo né cuocerli, per beneficiare di tutti i macro e micronutrienti che contengono e sfruttarne le preziose proprietà. Detto così, quello dei “crudisti” sembra un approccio estremamente sano. Ma, in realtà, può rivelarsi pericoloso per la salute, perché il calore serve ad abbattere la carica batterica dei cibi (soprattutto di quelli freschi, umidi e ricchi di proteine e zuccheri, molto amati dai microrganismi patogeni) ed evitare tossinfezioni alimentari. Il latte “crudo”, ossia non-pastorizzato, è un caso emblematico in questo senso. Come dimostra un episodio da poco avvenuto negli Stati Uniti.
Le azioni utili contro il dolore al ginocchio
Dopo i 50-60 anni è raro non soffrirne ogni tanto, specie se è predisposti all’artrosi. Ma anche da giovani il dolore al ginocchio è uno dei disturbi più comuni, soprattutto se si pratica un’attività sportiva o lavorativa fisicamente impegnativa, se si sono subiti traumi di una certa rilevanza all’articolazione (o modesti, ma ripetuti) oppure se si hanno lievi disallineamenti anatomici che impediscono un uso del ginocchio perfettamente ergonomico. Che cosa fare e che cosa evitare per far passare in fretta il mal di ginocchio quando insorge? Ecco qualche consiglio.
La sanità nel Regno delle Due Sicilie (1735-1860)
Dott.ssa Paola Russo, Specialista oncologa, Distretto di Giugliano, ASL Napoli 2 Nord
Giunto a Napoli nel Maggio 1734, Carlo di Borbone affrontò subito i problemi che affliggevano il Regno delle Due Sicilie, dopo secoli di ristagno economico e commerciale, legato alle dominazioni straniere succedutesi nel tempo. Una delle sue prime decisioni fu di ordinare che si stabilissero delle Conferenze a cura della Segreteria di Stato e già nella prima riunione del giugno 1739 ci fu il doveroso richiamo alle urgenze sanitarie. Allo scopo di istituire un vero e proprio servizio sanitario nazionale ante litteram si considerò l’opportunità di istituire dei “lazzaretti in diversi porti di questi Regni … attesa la necessità indispensabile … di poter ammettervi in quarantena i bastimenti esteri venenti dal Levante …”. I lazzaretti servivano ad ospitare in quarantena gli individui che, provenienti da altre nazioni, fossero sospettati di essere portatori di malattie contagiose. In particolare, nel verbale della Conferenza del 3 dicembre 1739, si legge, tra l’altro, la raccomandazione di costituire una fabbrica di saponi da utilizzare per l’igiene e la salute pubblica.
Tra le leggi di Ferdinando IV, emanate tra il 1782 e il 1784, sono da ricordare gli speciali regolamenti riguardanti le malattie pestilenziali, la vigilanza nei porti, il controllo degli attestati di salute dei viaggiatori e i cordoni sanitari in caso di epidemie. Degno di nota è anche l’Ufficio di vaccinazione contro il vaiolo fondato nel 1802.
Nel decennio francese, con la Legge di Navigazione del 1809, Gioacchino Murat stabiliva che all’entrata di bastimenti stranieri nei porti del Regno gli Impiegati della pubblica salute dovevano eseguire la prima visita e dopo, se fosse stato necessario, prendere delle precauzioni di salute;… Essi vigileranno specialmente sui lazzaretti e depositi di mercanzie soggette a spurgo, conformandosi su di ciò ai regolamenti di salute. Inoltre gl’Impiegati di Dogana, e quelli di salute si avvertiranno a vicenda de’ Legni che vengono ad approdare in qualunque punto del nostro Regno, ed accorreranno immediatamente per eseguir le loro rispettive funzioni … Pur inserendo dettagli innovativi, si confermava l’esistente, tra cui la pratica della vaccinazione.
Ritornato nel 1816 dopo la caduta di Napoleone Bonaparte, il Re, che assunse il nome di Ferdinando I, in tema di Sanità Pubblica si interessò di costituire amministrazioni diocesane per i frutti dei benefici vacanti da riservare a favore di ospedali e di altri enti che svolgevano assistenza sanitaria.
Ma è proprio al tanto vituperato Ferdinando I di Borbone che si deve l’importante Legge Organica del 20 ottobre 1819 sulla Pubblica Salute nei Domini di qua e di là del Faro (cioè i territori peninsulari e la Sicilia) che così inizia: “La tutela della salute pubblica ne’ nostri domini …, per quello che concerne tanto il servizio sanitario marittimo, quanto il servizio sanitario interno, viene affidata ad un Supremo Magistrato di Sanità”. Vengono nominati degli Intendenti, considerati veri e propri direttori del servizio sanitario dei rispettivi territori di competenza tanto per il servizio sanitario marittimo, quanto per il servizio sanitario interno: una sorta di direttori generali delle ASL dei nostri tempi.
E’ interessante leggere questi provvedimenti, in quanto vi si notano temi di stretta attualità. Tra gli argomenti riportati, particolare attenzione è riservata alla salubrità dell’aria “per gli stabilimenti e le fabbriche d’industria”. Per queste strutture si prescriveva la lontananza dai centri abitati e la necessità di incanalare i rifiuti industriali in apposite cisterne e vasche. Particolare attenzione veniva posta ai gas provenienti dalla liquefazione di metalli o da laboratori chimici. Da rimarcare che questa norma di 200 anni fa si riferiva ai “venefici effetti di polveri e di arie (gas) insalubri”, mentre solo di recente nei paesi europei si è voluto affrontare in maniera adeguata l’inquinamento delle grandi città da gas di scarico e polveri sottili provenienti soprattutto da motori diesel.
Ancora nel Titolo II del suddetto regolamento, De’ cibi, delle bevande e de’ farmaci nocivi si proibiscono i depositi di generi guasti e si stabilisce che ogni abitato abbia la sua fogna e che si provveda per la pulizia delle strade.
Nel Regno delle Due Sicilie dell’800 grande importanza veniva infatti rivolta ai possibili effetti nocivi sulla salute umana provenienti da cibi non più ‘freschi’ e si consideravano nocivi i farmaci di occulta composizione. Era stato anche constatato che il contatto tra malati poteva essere pericoloso e, pur se non riportato in modo diretto, che una malattia poteva trasmettersi a differenti individui.
Erano perciò confermate le ispezioni a navi provenienti da altre nazioni e la necessità delle quarantene, sottolineando la necessità della prevenzione di tali patologie.
A compimento di tali innovative disposizioni, l’anno successivo, con la Legge del 13 marzo 1820, verrà emanato lo Statuto Penale per le infrazioni delle leggi e de’ regolamenti sanitari esteso a “tutti i reali domini”. E’ opportuno sottolineare che erano previste per chi contravvenisse pene molto severe, che poteva arrivare sino alla pena di morte, come ad esempio per la violazione dei cordoni sanitari. Similmente si operava in caso di negligenza nei confronti di coloro che erano preposti al controllo, come le guardie di sorveglianza. Con il Decreto del Novembre 1821 Ferdinando I sanciva anche l’obbligatorietà della vaccinazione contro il vaiolo nel Regno delle due Sicilie, mentre in Italia il tema delle vaccinazioni è ostaggio della classe politica e non già appannaggio dell’autorità sanitaria.
Anche le altre norme su riportate sono di grande attualità ed è doveroso constatare che, dopo 200 anni, in Italia, in Europa e nel resto del mondo ancora si discuta di inquinamento atmosferico. Eppure l’enorme sviluppo delle odierne conoscenze permetterebbe la soluzione del problema: le leggi nazionali non mancano, ma alcune grandi potenze bloccano i necessari accordi internazionali.
Prurito: un sintomo dalle molte cause
Punture di zanzara o di altri insetti, pelle disidrata e sensibile, contatto con piante urticanti o polveri irritanti, allergie, micosi o colonizzazioni da parassiti (pidocchi in primis). Sono soltanto alcune delle ragioni che possono portare allo sviluppo di un prurito transitorio, ricorrente o persistente, lieve o insopportabile, localizzato in un’area cutanea circoscritta (più o meno estesa) o diffuso su gran parte della superficie corporea. Scoprite qui quali sono le principali cause del prurito e rivolgetevi al medico per indagarle se iniziate a soffrire di un prurito significativo e persistente apparentemente incomprensibile.
Il Cranberry in cucina
Dopo la raccolta i frutti del cranberry possono essere consumati freschi, essiccati oppure trasformati in sciroppi o marmellate. I cranberry vengono utilizzati, quindi, sia per preparazioni dolci che salate e solo il 12% del raccolto viene consumato come frutto fresco. Il mirtillo rosso americano può essere impiegato dall’industria alimentare sotto forma di succo concentrato o di frutta disidratata o surgelata. I cranberries disponibili per uso alimentare cambiano per dimensioni, colore e gusto, infatti ci sono quelli più aspri e quelli agrodolci. I frutti essiccati vengono utilizzati soprattutto nell’industria dolciaria. I frutti freschi invece sono utilizzati soprattutto per preparare confetture. Devono essere sciacquati e cotti coperti, perché durante la cottura tendono a scoppiare. La confettura viene utilizzata per crostate, torte, budini, muffin, biscotti e focacce dolci e salate. Per tradizione la salsa agro-dolce di cranberry viene utilizzata come accompagnamento al tacchino del Ringraziamento. Si può preparare si in casa che comprarla già pronta al supermercato.
Il suo sapore aspro è in connubio perfetto con l’arancia, infatti una salsa a base di questi due frutti viene utilizzata come contorno per l’anatra arrosto. Il frutto fresco si utilizza anche per preparare sorbetti, soufflè e composte di frutta. Il prodotto surgelato invece, è una base perfetta per gelatine, salse, sciroppi e gelati. Il cranberry è il protagonista delle diete americane, in quanto lo si trova in quasi tutti i prodotti di pasticceria, gelateria e nella preparazione di bevande e liquori. È un ingrediente molto gradito nelle caramelle e nelle gomme, negli yogurt e nella preparazione di snack dietetici. Il cranberry fresco può essere consumato anche con formaggi freschi, aggiunto al vino, alla panna, alle macedonie e sulle torte.
Mirtilli rossi in tavola per il Ringraziamento
Dopo Halloween le case americane cambiano look, vengono accantonate streghe e zucche vuote e addobbate con cornucopie di vimini piene di frutti di stagione, fiori e foglie. Il pranzo del Ringraziamento coinvolge tutta la famiglia nei preparativi, dura diverse ore e solitamente è seguito da ore di ozio casalingo in compagnia degli ospiti.
Il pranzo inizia con la classica preghiera del Ringraziamento ed il menù è sempre ricco e abbondante. Il protagonista è il tacchino arrosto ripieno, che richiede almeno 4 ore di cottura, durante le quali deve essere continuamente irrorato con il proprio sugo per non far azzeccare la carne. Il suo ripieno è a base di mollica di pane ed erbe aromatiche, ma ogni famiglia lo personalizza con aggiunta di funghi o salsiccia. Al posto d’onore vi è la salsa di cranberries, una marmellata agrodolce ottenuta bollendo le bacche in acqua e zucchero fino ad ottenere una consistenza che va tra la gelatina e la composta di frutta. La tradizione culinaria richiede anche la purea di patate, panini fatti in casa ripieni di burro, un pasticcio di patate e noci, e la pannocchia di granturco. La festa dedicata alla famiglia e in tv vengono proposte ininterrottamente le parate e le partite di American Football. Per consumare gli avanzi del mega pranzo, occorrono diversi giorni e molto spesso essi vengono anche distribuiti agli invitati in pacchettini take away. Dopo aver trascorso tante ore in cucina, le padrone di casa per qualche giorno riposano e portano in tavola solo avanzi. Il giorno dopo il Thanksgiving, inoltre, c’è il Black Friday, il giorno dei saldi a prezzi stracciati che iniziano ufficialmente pochi giorni prima di Natale.
Fonte: Il Cranberry – Un frutto che non finisce mai di stupire di Mediserve
Per alzarsi con il piede giusto
Il buongiorno si vede dal mattino. Anzi, dal risveglio. Perché i gesti e le scelte che si compiono nelle poche decine di minuti che vanno dal suono della sveglia al momento di uscire di casa per andare a scuola o al lavoro possono determinare l’umore e il livello di benessere che caratterizzerà gran parte delle ore successive e fare la differenza tra una giornata serena e una decisamente “nuvolosa”. Per voi, un vademecum con i 15 errori da evitare se si vuole iniziare ogni giorno nel migliore dei modi…
Cerume questo sconosciuto, oppure no?
Il cerume, come molte altre secrezioni corporee, è ingiustamente considerato un materiale organico inutile che, a volte, può creare anche problemi abbastanza seri. Per esempio, quando nel condotto uditivo se ne accumula troppo, portando alla formazione di tappi fastidiosi e difficili da eliminare. In realtà, il cerume è essenziale per la salute dell’orecchio e, incredibile a dirsi, per mantenerlo pulito. Provate a cimentarvi in questo quiz per verificare che cosa sapete sul cerume e se siete davvero capaci di toglierlo in modo efficace e sicuro.
Il Cranberry nella tradizione del Thanksgiving Day
La storia del Thanksgiving Day si intreccia con quella degli USA. La colonia del New England fu fondata dai Padri Pellegrini l’11 novembre 1620, quando raggiunsero le coste rocciose del Massachusetts per professare liberamente la propria credenza religiosa di Puritani. In un primo momento la vita dei padri fondatori fu molto dura, in quanto furono colti impreparati dall’inverno americano. Era troppo tardi per seminare, il terreno era ghiacciato e i coloni non avevano cibo sufficiente per vivere. La metà dei coloni morirono di stenti e furono i nativi del luogo ad aiutarli sfamandoli con tacchini selvatici, mais, patate dolci, zucche e bacche. Gli indigeni caritatevoli appartenevano alla tribù degli Wampanoag, che vivevano lungo le coste dei villaggi che oggi sono gli stati del Massachusetts e di Rhode Island.
I Wampanoag si spostavano molte volte all’anno per trovare cibo: in primavera pescavano salmoni e aringhe e alla fine della stagione della caccia si riparavano nell’entroterra in cerca di protezione per le piogge. Da dicembre ad aprile vivevano del cibo che si erano procurati nei mesi precedenti. Dopo aver condiviso con i pellegrini superstiti le scorte di cibo messo da parte per l’inverno, i Wampanoag gli insegnavano a coltivare le terre nel nuovo mondo. l’anno successivo, in seguito al primo raccolto autunnale i coloni invitarono gli amici nativi ad una festa, con la quale ringraziavano Dio di essere sopravvissuti. Nel 1623 il governatore dei coloni William Bradford decise di rievocare quell’evento proclamando il Thanksgiving Day. Da quel momento questa festa viene ricordata ogni anno nel paese americano.
Dopo la rivoluzione americana il primo giorno del ringraziamento fu proclamato da George Washington, il 26 novembre 1789. Più tardi, Abraham Lincoln fissò la data del Ringraziamento l’ultimo giovedì di novembre. Il Thanksgiving Day è l’unica festa nazionale che accomuna tutti gli americani. È molto sentita e celebrata con funzioni religiose, riunioni familiari e con tradizionale pranzo che ricorda del primo Ringraziamento: tacchino, mais, patate, zucche e cranberry sauce sono i cibi che rappresentano la sopravvivenza dei coloni e oggi sono i simboli del Ringraziamento.
IL CRANBERRY INSTITUTE PER LA TUTELA DEL MIRTILLO ROSSO AMERICANO
Il Cranberry Institute è un’organizzazione no profit fondata nel 1951 per sostenere i coltivati di cranberry e l’industria in settori strategici come agricoltura, sanità e ricerca ambientale. L’obiettivo prioritario è quello di favorire il marketing e la diffusione di informazioni culturali sul mirtillo rosso americano. I membri sostenitori finanziano volontariamente l’istituto ognuno in modo proporzionale ai guadagni. Tutti i coltivatori che stipulano accordi con i membri sostenitori diventano anche essi membri, ricevendo gli aggiornamenti sulle attività svolte dall’istituto. Il consiglio di amministrazione del Cranberry Institute composta da 9 membri che fanno parte di importanti industrie produttrici di cranberries.
Fonte: Il Cranberry – Un frutto che non finisce mai di stupire di Mediserve















