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Ipogonadismo (calo del Testosterone)

sessualità

Notizie generali

L’ipogonadismo maschile si caratterizza per la carenza in circolo del testosterone (principale ormone maschile), associata alla comparsa di sintomi specifici riconducibili a questa carenza.

Si viene a determinare in genere per una scarsa funzionalità del testicolo, che può risultare in una alterazione delle sue due funzioni principali:

  1. produzione ormonale di testosterone (l’ormone maschile per antonomasia, fondamentale durante la pubertà per lo sviluppo dei caratteri maschili ma anche per il benessere del maschio nella vita adulta);
  2. spermatogenesi (produzione di spermatozoi).

È una condizione che può essere presente già alla nascita o può insorgere successivamente nel corso della vita del soggetto.

Ne esistono due tipi: si parla di “ipogonadismo primario” se la problematica è insita nel testicolo, o di “ipogonadismo secondario” se vi è un’alterazione a carico di ipotalamo e/o ipofisi, due altri organi endocrini che regolano la stimolazione del testicolo.

Il testosterone è coinvolto nello sviluppo e nel mantenimento strutturale e funzionale di molti tessuti ed organi [cervello, massa muscolare, peli corporei, produzione delle cellule del sangue da parte del midollo osseo (emopoiesi), pelle, genitali esterni, osso] per cui una sua carenza può determinare sintomi che derivano da una alterata funzione di questi.

Non a caso, i sintomi più frequenti che si associano ad una carenza di testosterone sono:

  • Riduzione del tono muscolare;
  • Riduzione della densità ossea (osteoporosi);
  • Riduzione del vigore fisico e mentale, con conseguente astenia, limitazione della capacità di lavoro e di concentrazione;
  • Perdita del desiderio sessuale;
  • Disfunzione erettile.

Le cause più frequenti di ipogonadismo in età adulta sono:

  • Cause congenite (sindrome di Klinefelter);
  • Trauma testicolare;
  • Patologie testicolari;
  • Alterata funzionalità dell’ipotalamo o dell’ipofisi;
  • Età avanzata (e conseguente insufficienza testicolare).

Come si effettua la diagnosi:

Di fronte al sospetto di ipogonadismo è necessario recarsi del proprio medico di riferimento.

Il processo di diagnosi parte con un’attenta raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi) che permetterà di identificare eventuali fattori predisponenti o di rischio.

Il passo successivo sarà l’esecuzione della visita medica completa (esame obiettivo) con particolare attenzione al peso, all’altezza, alla circonferenza vita, allo sviluppo della massa muscolare.

Andrà quindi valutato il grado di sviluppo puberale e la virilizzazione del soggetto.
Si valuta con accuratezza lo sviluppo e la conformazione peniena, dei testicoli (il cui volume andrà stimato mediante l’uso dell’orchidometro di Prader), la presenza e la conformazione dei peli pubici e ascellari.

Successivamente può essere effettuata un’indagine di laboratorio che consiste nel dosaggio di parametri ormonali specifici tra cui i livelli di testosterone nel sangue.

Considerando la variazione dei livelli di testosterone durante la giornata, è opportuno effettuare il prelievo a digiuno e nella fascia oraria compresa fra le 7 e le 11 (quando di solito si verifica il picco giornaliero di testosterone nel sangue).

Problemi emotivi

L’ipogonadismo a causa della sua complessità di sviluppo e manifestazione può provocare un importante impatto emotivo per il paziente che soffre del disturbo. 

Considerata la tipologia dei sintomi tipici dell’ipogonadismo, ne risentono in maniera significativa la sua autostima, si riduce la capacità di completare le attività quotidiane, e di conseguenza la sua vita di relazione e sociale.
È dimostrato che ne possono conseguire importanti effetti psicologici che in alcuni casi possono aggravarsi con l’insorgenza di depressione e disturbi d’ansia.

Alimentazione e attività fisica

Ipogonadismo e sindrome metabolica (SM) hanno molti aspetti in comune, nel senso che una gran parte dei pazienti con carenza di testosterone possono manifestare fattori di rischio riconducibili alla SM (ipertensione, diabete, obesità, iperlipidemia).

Non è ancora del tutto chiarito se la carenza del testosterone sia una causa o una conseguenza della sindrome metabolica, ma resta il fatto che le due condizioni coesistono molto spesso nello stesso paziente.

Poiché la sindrome metabolica fa aumentare in maniera notevole il rischio di sviluppare infarto del miocardio ed ictus cerebrale, il paziente con carenza di testosterone deve essere adeguatamente studiato dal punto di vista cardio-metabolico.

Un corretto stile di vita sicuramente aiuta moltissimo a ridurre gli effetti negativi dell’ipogonadismo e contemporaneamente a migliorare molti aspetti della sindrome metabolica.
Riduzione del peso corporeo ed incremento della frequenza e intensità dell’esercizio fisico sono ottimi alleati del benessere fisico del paziente con ipogonadismo.

Consigli:

  • fai esercizio fisico con regolarità;
  • fai attenzione all’aumento del peso corporeo ed eventualmente segui i consigli di un nutrizionista;
  • se sei un soggetto obeso, fatti aiutare da un nutrizionista per perdere peso (fino al 10% del peso iniziale).

L’uso appropriato dei farmaci

La terapia dell’ipogonadismo consiste essenzialmente nella somministrazione esogena (terapia sostitutiva) del testosterone, al fine di bilanciare la carenza presente nell’organismo. 

Per moltissimo tempo il ricorso alla terapia con testosterone è stata fortemente limitata dalla convinzione che potesse aumentare il rischio di sviluppare un tumore prostatico, o provocare effetti collaterali cardio-vascolari.

Studi recenti hanno invece progressivamente fugato questi dubbi e dimostrato una sostanziale sicurezza della terapia sostitutiva, dal momento che l’ormone che si va a somministrare sostituisce quello mancante bilanciandone biologicamente le funzioni normali.
Non esiste quindi il rischio di un danno derivante da un eccesso dell’ormone in circolo.

Il testosterone può essere somministrato sotto forma di:

  • fiale a somministrazione intramuscolare;
  • gel o cerotti ad assorbimento transcutaneo;
  • compresse orali da deglutire;
  • compresse buccali muco-adesive.

Ciascuna forma farmaceutica offre vantaggi e svantaggi della sua somministrazione, che possono dipendere dalla rapidità con cui il principio attivo viene assorbito e messo in circolo, ma anche dalla capacità di sostituire in maniera stabile e duratura il livello di testosterone, evitando picchi (fluttuazioni) troppo frequenti sia in aumento che riduzione.

Gli effetti collaterali sono infrequenti e comuni a tutti i tipi di testosterone, a prescindere dalla modalità di somministrazione. È però importante seguire da vicino il paziente nel corso della cura, facendogli eseguire esami di laboratorio di controllo (livelli ormonali, transaminasi, emocromo) e controllando l’andamento dei sintomi.

L’unica condizione clinica in cui non è possibile effettuare la terapia sostitutiva con testosterone è la diagnosi certa di tumore prostatico o tumore mammario.

Consigli:

  • prima di iniziare la terapia sostitutiva con testosterone accertati che il paziente non abbia un tumore prostatico o mammario;
  • spiega al paziente le opzioni farmaceutiche disponibili in commercio e aiutalo a scegliere la soluzione ideale;
  • segui il paziente nel corso della cura, controllando l’andamento dei sintomi e dei parametri di laboratorio.

Comunicare in modo efficace con la partner

La terapia dell’ipogonadismo consiste essenzialmente nella somministrazione esogena (terapia sostitutiva) del testosterone, al fine di bilanciare la carenza prese.

Nell’ambito dell’ipogonadismo sicuramente le disfunzioni sessuali assumono un ruolo cruciale per la qualità di vita del paziente.
E proprio l’attenzione a questo disturbo rappresenta molto spesso l’innesco per un iter diagnostico che può far emergere una diagnosi di carenza di testosterone.

Come avviene normalmente per la disfunzione erettile, il coinvolgimento della partner è fondamentale sia nel percorso diagnostico che terapeutico.

Sicuramente però il ruolo della partner è di estrema importanza nell’individuazione anche degli altri sintomi tipici.
Ad una partner attenta non sfuggirà che il proprio marito/compagno presenta difficoltà nello svolgimento di attività che si riferiscono alla sua vita quotidiana e di relazione: ha difficoltà a fare sforzi fisici, lo vede svogliato, poco attento alle cose che lo circondano, di umore diverso.

Consigli:

  • rendi partecipe la tua partner dei cambiamenti delle tue abitudini e delle tue sensazioni;
  • se presenti un disturbo del desiderio sessuale, o una maggiore difficoltà a raggiungere e/o mantenere l’erezione, parlane subito con la tua partner;
  • condividere il problema ti aiuterà a cercare l’aiuto di un medico e a risolvere i tuoi problemi.

Prendere decisioni sui trattamenti in riferimento alle informazioni ricevute e risolvere i problemi correlati alla patologia

Come accennato in precedenza, l’evoluzione e l’ampliamento della offerta terapeutica nell’ambito del trattamento dell’ipogonadismo, consente oggi di parlare di una vera e propria “terapia su misura”. Esistono soluzioni terapeutiche adatte a ciascun paziente, sulla base delle sue preferenze e della sua capacità di eseguire con regolarità la cura.

Tutti i farmaci disponibili in commercio presentano vantaggi e svantaggi, che vanno dalla modalità e frequenza dell’assunzione, alla stabilità con cui riescono a bilanciare la carenza del testosterone, e non ultimo al costo.
Il paziente deve essere messo nella condizione di conoscere in dettaglio questi aspetti e condividere con il proprio medico di riferimento la scelta migliore.
È evidente che molto dipende dalla tipologia di ipogonadismo e dalla causa che lo provoca.
Ciò soprattutto nell’ottica di capire se si tratta di una cura che andrà effettuata per un periodo medio (nel caso soprattutto dell’ipogonadismo secondario, tipico dei soggetti di età avanzata) oppure quoad vitam (ipogonadismo primario, associato a forme di insufficienza testicolare).

Consigli:

  • prima di discutere con il paziente qual è la terapia ideale, fai un inquadramento dettagliato;
  • puoi scegliere fra tanti farmaci con diverse modalità di somministrazione, che si adattano alle esigenze del paziente;
  • rassicura il paziente che non esistono rischi derivanti dalla cura.

Il riposo notturno

Alterazioni del sonno possono provocare una riduzione dei livelli di testosterone in circolo.
La causa di questa associazione risiede nell’alterazione dell’asse ormonale che esiste fra ipotalamo ed ipofisi, che normalmente stimola il testicolo a produrre il testosterone.

Studi di laboratorio hanno dimostrato che la deprivazione di sonno agisce negativamente sul normale funzionamento dell’asse ormonale e sulla produzione del testosterone, e di conseguenza si verifica una alterazione dei ritmi giornalieri (circadiani) di produzione.

Dalla carenza di testosterone possono derivare altri disturbi cardio-metabolici che predispongono il paziente ad un aumentato rischio di mortalità per eventi cardiaci (infarto del miocardio e ictus cerebrale ischemico), ma non solo: aumenta anche il rischio di disfunzioni sessuali, come calo del desiderio e deficit erettile.

Consigli:

  • fai attenzione a preservare il ritmo e la durata del tuo sonno;
  • se non dormi bene e a lungo chiedi consigli al tuo medico di fiducia.

 

         

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