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Professioni lavorative nella malattia della valvola mitrale

Professioni lavorative nella malattia della valvola mitrale

Per quanto il concetto di lavoro sia giustamente consolidato con i suoi indubbi punti di forza e valori ideologici e pratici, oggi si è anche fatto strada nella società un comune modo di pensare e sentire che prende le distanze da quel genere di lavoro che altera gli equilibri di salute, della personalità, della vita familiare e sociale delle persone, avallato dalla scienza medica e dalla ricerca, che scoprono nuovi disturbi, sintomatologie e malattie causate da lavori nuovi o già esistenti, ma giudicati rischiosi.
E’ noto che i fattori di rischio per le malattie del cuore sono dati da abitudini come l’uso eccessivo di alcol, come il fumo, da un’alimentazione iperproteica e ricca di grassi, ed anche da fattori genetici, mentre spesso una minore considerazione viene riservata ai fattori di origine professionale, dove frequentemente vanno a configurarsi condizioni progressive che conducono le persone ad una patologia cardiaca, come hanno dimostrato numerosi studi comparativi tra diverse tipologie di lavoro, con notevoli differenze in termini di valori pretori, ritmo cardiaco, sintomi manifestati e indagini cliniche eseguite.

E’ ormai prova scientifica la correlazione tra burnout, sindrome da stress lavorativo e malattie del cuore, tra le quali l’ipertensione, le aritmie, la fibrillazione striale, infarto, ictus o alterazioni come le malattie delle valvole cardiache (aorta e mitrale), che possono insorgere in ambienti di lavoro non idonei (rumori assordanti, temperature, eccessive, procedure di lavoro particolarmente stressanti, con  turni eccessivamente prolungati).

Malattie cardiache come quella della valvola mitrale  in Italia riguardano percentuali tra il 7 e l’8 %  della popolazione, soprattutto intorno ai 60 anni, ma con un insufficiente livello di prevenzione e conoscenza della malattia.
Per molte persone una insufficienza valvolare è sottovalutata e percepita come non  pericolosa, anche se le istituzioni sanitarie mettono in guardia sull’importanza della prevenzione sia a livello di stile di di vita che a livello di professioni lavorative rischiose per il sistema cardiovascolare.

Secondo il giudizio dei cardiologi alcuni mestieri e professioni, come ad esempio  quello cuochi, fornai, operai metalmeccanici, autisti di mezzi pesanti,  manager con gravi responsabilità, venditori a percentuale,  amministratori di società commerciali, medici specialisti di branche come chirurgia e oncologia, addetti alla sicurezza di impianti o di persone, attività nelle quali i livelli di ansia, preoccupazione e stress sono particolarmente alti e che, quando estesi nel tempo, rappresentano elevati fattori di rischio, soprattutto quando associati ad altre condizioni pregresse dei lavoratori o a stili di vita anch’essi rischiosi come sedentarietà, alimentazione non controllata o dipendenze varie.

Dunque, la prevenzione delle cardiopatie in generale e della malattia della valvola mitrale passano non solo attraverso le regole comportamentali consigliate da medici e cardiologi, ma anche attraverso una serie di scelte finalizzate ad evitare lavori non sostenibili per la tutela della salute.

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