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Adolescenti e disagio psichico: com’è cambiato in 30 anni

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La salute mentale degli adolescenti sta suscitando non poca preoccupazione a livello globale. Gli studi condotti dagli anni ’80 a oggi, indicano un progressivo aumento della prevalenza di disagio psichiatrico che può compromettere una crescita psicoemotiva serena e la costruzione di relazioni interpersonali positive: due elementi fondamentali, in questa fase delicata della vita, per sviluppare una personalità “solida”, raggiungere un buon equilibrio interiore e mantenere una qualità di vita soddisfacente in età adulta.

In particolare, a risultare sempre più diffusi sembrano essere i cosiddetti sintomi di “internalizzazione” o “introiezione”, ossia sensazioni e comportamenti indicativi di una sofferenza interiore o interiorizzata, che non viene espressa in modo attivo o immediatamente evidente verso l’esterno. Per esempio, sono sintomi di internalizzazione: evitare l’interazione con gli altri; parlare poco e chiudersi in se stessi; sentirsi soli e non amati/considerati; essere nervosi e irritabili; preoccuparsi eccessivamente; soffrire di malesseri non riferibili a una causa organica (come mal di testa, mal di stomaco ecc.); non riuscire a concentrarsi; sentirsi tristi, con poche energie o giù di corda; essere privi di interesse per gran parte delle cose/situazioni; dormire o mangiare più o meno del solito. Qualcuno, forse, riconoscerà in questo elenco il quadro tipico della depressione e dell’ansia. E non sbaglia, perché l’insorgenza di queste manifestazioni, in molti casi, prelude proprio alla diagnosi clinica di questi disturbi psichiatrici, sempre più spesso riscontrati anche tra gli adulti.

Per approfondire il fenomeno, precisarne le caratteristiche e ipotizzarne le cause, un gruppo di ricercatori svedesi delle Università di Umeå e di Stoccolma ha analizzato com’è cambiata l’incidenza dei sintomi psichiatrici tra gli adolescenti nell’arco di 30 anni, confrontando due coorti di studenti, residenti in due cittadine industriali di medie dimensioni del Nord della Svezia, che frequentavano l’ultimo anno della scuola dell’obbligo nel 1981 e nel 2014. A ciascuna coorte, rispettivamente composta da 1.083 e 682 ragazzi e ragazze, è stato chiesto di rispondere a identici questionari basati su 4 scale di valutazione dei sintomi depressivi, ansiosi e funzionali-somatici (ossia relativi a disturbi fisici di possibile origine psichica).

Dal confronto è emerso che, dal 1981 al 2014, la diffusione dei disturbi di internalizzazione è effettivamente aumentata in modo significativo negli adolescenti di entrambi i sessi, ma in modo particolarmente marcato tra le ragazze. Di converso, i cosiddetti “disturbi della condotta” (ossia atteggiamenti aggressivi e violenti, bullismo, comportamenti a rischio ecc.) sono diminuiti tra i ragazzi, mentre sono aumentati tra le ragazze, equiparando la diffusione tra i due sessi e lasciando pressoché stabile il dato di prevalenza generale rispetto a 30 anni prima. I ricercatori hanno anche rilevato l’assenza di una correlazione evidente tra fattori sociodemografici (reddito familiare, ambiente di vita ecc.) e sintomi psichiatrici degli adolescenti, con l’unica eccezione di una maggiore prevalenza di disturbi della condotta tra i ragazzi del 1981 che avevano genitori disoccupati.

Le cause alla base dell’aumento dei sintomi di depressione e ansia tra i ragazzi restano da determinare, ma gli Autori dello studio ritengono che alcuni profondi cambiamenti socioeconomici avvenuti a partire dagli anni ’90 possano aver giocato un ruolo importante, anche quando non hanno riguardato direttamente gli adolescenti. I principali comprendono: l’estremizzazione del modello economico liberista e le sue ripercussioni sul mercato del lavoro (flessibilità, instabilità lavorativa, competizione spinta, aumento delle richieste, riduzione delle gratificazioni ecc.); il deterioramento delle relazioni sociali e del senso di comunità; le difficoltà economiche familiari e l’incertezza per il futuro conseguenti alle crisi degli ultimi anni; l’evoluzione tecnologica e la “virtualizzazione” delle relazioni interpersonali attraverso i social media, con conseguente isolamento, distorsione della percezione della realtà e frustrazione/molestie online; la preoccupazione per il futuro proprio e del pianeta, sempre più difficili da prevedere e sempre meno rosei da ipotizzare.

Secondo gli Autori, per arginare il fenomeno e garantire ad adolescenti e adulti un maggiore benessere psicoemotivo è necessario non soltanto riconoscere e affrontare i sintomi di depressione e ansia sul piano della prevenzione “medica”, ma anche considerare tutti gli aspetti di contesto citati e cercare di modificarli in senso più “psicologicamente accettabile”. Impresa di sicuro non facile e di non immediata traduzione pratica.

Fonte: Blom H et al. Increase of internalized mental health symptoms among adolescents during the last three decades. Journal of Public Health 2019;29(5)925-931 (doi.org/10.1093/eurpub/ckz028)

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