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La causa dei TIA è in genere di natura aterotrombotica ed è dovuta, in particolare, alla presenza di microemboli piastrinici o di materiale fibrino-piastrinico, provenienti da placche ateromasiche. Questo materiale può interrompere temporaneamente il flusso ematico all’interno di un’arteria. La ripresa della circolazione sanguigna e, di conseguenza, la scomparsa del deficit neurologico può essere dovuta alla dissoluzione rapida degli emboli. È anche possibile che il recupero funzionale sia dovuto al rapido instaurarsi di un circolo anastomotico di compenso.

Nel caso di TIA a carico del sistema vertebro-basilare possono essere invocati meccanismi di tipo emodinamico come bruschi movimenti del capo, che in soggetti con spondilo-artrosi cervicale determinano una momentanea riduzione del flusso ematico cerebrale per compressione sulle arterie vertebrali.

I numeri

L’incidenza annuale dei TIA è intorno a 120 casi su 100.000 abitanti, ma dati certi non esistono in quanto tali manifestazioni non vengono spesso riferite al medico o non spingono sempre il soggetto a recarsi al pronto soccorso. Episodi di TIA possono invece essere comunicati al medico nel corso dell’anamnesi dopo un’ischemia cerebrale. Il TIA è infatti un fattore di rischio importante a breve termine per ictus ischemico. La possibilità di un ictus ischemico dopo un TIA è stimata approssimativamente tra il 3-10% dopo due giorni, intorno al 5% dopo 7 giorni e tra il 9 e il 17% dopo 3 mesi.

Anche nel caso dei TIA, la sintomatologia è legata al distretto arterioso interessato e può essere distinta, a secondo se sia interessato il territorio carotideo o quello vertebro-basilare.

Sintomi

Tra i disturbi principali, perdita della forza a un arto o a un emilato destro o sinistro, difficoltà a parlare (afasia, disartria), vertigini, drop-attack (improvvisa caduta al suolo per cedimento degli arti inferiori con conservazione dello stato di coscienza), disturbi della memoria di breve durata (Amnesia globale transitoria).

Occorre fare molta attenzione nell’avanzare il sospetto di TIA, perché la sintomatologia riferita dal paziente potrebbe essere confusa con altre patologie come episodi sincopali, crisi epilettiche parziali, emicrania con emiplegia

Vorrei ancora una volta sottolineare che il TIA è un deficit neurologico senza perdita di conoscenza: pertanto il soggetto colpito ricorda molto bene l’episodio ed è in grado di riferirlo con dovizia di particolari, al contrario di quello che avviene in corso di crisi epilettica.

D’altro canto non può confondersi un TIA con un ictus cerebrale, anche di entità modesta, perché in caso di ictus i deficit neurologici sono di durata superiore alle 24 ore: inoltre è evidenziabile una lesione cerebrale ischemica alla TC (Tomografia Computerizzata) o alla RM (Risonanza Magnetica) encefalo.

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