L’autunno ormai inoltrato porta con sé grigio, pioggia, voglia di rilassarsi e restare in casa, leggendo un libro, coccolando il gatto, ascoltando musica o chiacchierando con un amico. Che cosa c’è di meglio che aggiungere a questo quadro intimo una tazza di tisana alle erbe, aromatica e fumante? Ce ne sono per tutti i gusti e per ogni necessità: da quella allo zenzero, contro la nausea e per digerire, alla classica camomilla, che aiuta il sonno e l’intestino; dall’infuso di menta, contro il mal di gola e per migliorare l’alito, a quella di rooibos, ricca di antiossidanti utili per le difese immunitarie e l’apparato cardiocircolatorio; a quella di rosa canina, per fare il pieno di vitamina C. Scegliete qui quale sorseggiare oggi.
Mese: Ottobre 2019
Nei capelli un indizio della schizofrenia, che renderà possibili diagnosi precoci della condizione
Asma e meteo: come ridurre i fastidi
Temperatura troppo alta o troppo bassa, umidità eccessiva o vento secco, temporali, sostanze chimiche e allergeni presenti nell’aria che respiriamo agiscono in modo variabile sulle mucose che rivestono le vie respiratorie. Possono irritarle, farle infiammare e creare fastidi anche significativi, soprattutto quando si è particolarmente sensibili o quando si soffre di una malattia respiratoria cronica. Ecco a quali aspetti prestare attenzione e come comportarsi in funzione delle diverse condizioni meteorologiche nei diversi periodi dell’anno, se si soffre di asma.
Alcolici: un piacere o un problema?
Un bicchiere di buon vino a tavola, l’aperitivo dopo il lavoro, una birra con gli amici. Gli alcolici, da sempre, sono una presenza pressoché immancabile di ogni situazione conviviale, allegra o rilassata, goliardica o riflessiva. Assunti occasionalmente, in quantità moderata, da persone adulte, sono un piacere sostanzialmente innocuo e privo di conseguenze. Quando, invece, iniziano a diventare un appuntamento fisso (se non addirittura una necessità) e le quantità consumate aumentano gradualmente, si dovrebbe accendere un campanello d’allarme: potrebbe essere l’inizio di una dipendenza, che deve essere disinnescata sul nascere. Questi i segnali a cui prestare attenzione per capire se gli alcolici stanno diventando un problema.
Rughe: perché compaiono e come prevenirle
Nessuno le vuole, ma tutti prima o poi devono rassegnarsi a conviverci. Perché le rughe non perdonano e sarebbe preferibile che imparassimo noi a perdonarle e ad accettarle, anziché guardarle con occhi arcigni, accanirci a denigrarle o, addirittura, sottoporci a piccole torture chirurgiche per cercare di cancellarle, con esiti non sempre eccellenti. Ma perché si formano quei fini o più profondi solchi sulla pelle? Scopritelo qui, insieme a qualche consiglio per ritardarne un po’ la comparsa (ma senza chiedere miracoli).
Lesioni muscolari
Uno strappo muscolare si verifica nel momento in cui il muscolo è forzato oltre il suo range di motilità. È necessario utilizzare le procedure RICE. I crampi sono spasmi muscolari incontrollati, che causano dolore e perdita dei movimenti.
Cosa fare?
- È necessario che la vittima stiri il muscolo colpito.
- Stringere il labbro superiore e ridurre i crampi dei muscoli del polpaccio.
- Far bere al paziente acqua leggermente salata o una bevanda per sportivi.
Fonte: Guida Tascabile di Pronto Soccorso di Mediserve
Ebola, nuovo test rapido favorirà trattamenti precoci
Lo shock nei bambini
Lo shock è la condizione in cui l’apporto circolatorio è insufficiente a sopperire alle necessità metaboliche dell’organismo.
L’ipoperfusione tissutale può realizzarsi attraversi tre meccanismi: la riduzione della massa sanguigna globale, la maldistribuzione della massa circolante e il deficit primitivo della pompa cardiaca.
I sintomi più evidenti durante lo shock sono pallore, estremità fredde, tachicardia, eventuale ipotensione, eventuale aritmie, contrazione della diuresi, febbre.
Procedure e trattamenti
Nel caso si tratti di shock ipovolemico è necessaria un’infusione immediata di soluzione fisiologica o Ringer. Nel caso, invece, si tratti di shock settico bisogna effettuare terapia antibiotica. Se, infine, si tratta di shock cardiogeno somministrare Dobutamina.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Sessualità a rischio se non si ama la propria immagine
Quasi tutti vorrebbero cambiare qualcosa di se stessi. Essere un po’ più alti o più magri, avere il naso più diritto o la bocca più morbida, i piedi più piccoli o la pelle più liscia. Fortunatamente, la maggior parte delle persone riesce ad accettare le proprie piccole o grandi “imperfezioni”. E, complessivamente, ad amarsi: se non molto, almeno abbastanza per sentirsi in sintonia con il proprio corpo e con gli altri, anche quando deve letteralmente “mettersi a nudo”. Quando ciò non avviene le relazioni in generale e la sessualità in particolare possono patirne, e non poco. Ecco qualche consiglio per non cadere nell’errore di credersi poco attraenti o desiderabili e abbandonarsi serenamente al piacere di piacere.
Sigarette elettroniche a rischio di danni polmonari?
Fumare fa male, questo è certo. Le prove raccolte nell’arco di 70 anni di studi hanno ormai confermato che il consumo di tabacco in qualunque forma (sigarette, sigari, pipa ecc.) è estremamente dannoso per l’organismo a moltissimi livelli: aumenta il rischio di tumori delle vie respiratorie (polmone in primis), della bocca, delle corde vocali e in altre sedi corporee (esofago, stomaco, fegato, pancreas, colon-retto, reni, vescica, utero ecc.); promuove lo sviluppo di malattie respiratorie acute e croniche (bronchiti, enfisema, broncopneumopatia cronica ostruttiva – BPCO ecc.); favorisce l’insorgenza di malattie cardio e cerebrovascolari; riduce la fertilità ed è lesivo per il feto durante la gravidanza.
A danneggiare l’apparato respiratorio sono soprattutto i sottoprodotti di combustione del tabacco, gli additivi contenuti (in totale si tratta di alcune centinaia di composti tossici) e la nicotina, complessivamente responsabili di oltre il 90% dei casi di tumore del polmone e dell’80% dei casi di BPCO. A risultare critici per l’apparato cardiovascolare, invece, sono principalmente la nicotina e i composti ossidanti (radicali liberi e specie reattive dell’ossigeno, ROS), che aumentano il rischio di malattie coronariche, infarto miocardico e ictus cerebrale di 2-4 volte, anche in seguito a un consumo modesto e di breve durata.
Le sigarette elettroniche – ormai diventate oggetto di culto e status symbol per molti, soprattutto tra i più giovani – sono sembrate da subito un mezzo ideale per ridurre l’impatto del fumo sulla salute senza imporre un abbandono totale dell’abitudine, nonché una “soluzione-ponte” per facilitare una disassuefazione graduale e meno dolorosa per chi fa più fatica a smettere. La nicotina in soluzione contenuta nei loro serbatoi viene, infatti, rilasciata sotto forma di vapore e in quantità inferiori rispetto a quella che si assumerebbe fumando una normale sigaretta, riducendo notevolmente l’esposizione dell’organismo a composti tossici.
Studi recenti ed eventi avversi severi riscontrati tra utilizzatori abituali di e-cigarette negli Stati Uniti hanno, però, messo in dubbio l’innocuità del cosiddetto “vaping” (ossia il “fumo elettronico” in forma di vapore) e la sua valenza positiva in un’ottica di disassuefazione, attribuendo anche a questa modalità di consumo la capacità di danneggiare la salute e, in particolare, l’apparato respiratorio, seppur in modo diverso.
L’allarme più recente a riguardo viene da un’indagine condotta in Illinois e Wisconsin (Stati Uniti), in seguito alla segnalazione di gravi danni polmonari in fumatori di e-cigarette e attribuiti, in via preliminare, proprio al vaping. Il problema ha riguardato 53 persone, prevalentemente ragazzi e giovani adulti (l’età media era 19 anni), nell’83% dei casi uomini. Oltre a sintomi respiratori e a infiltrati polmonari verificati con TAC, tutti presentavano sintomi sistemici (vale a dire malessere generale di vario tipo) e in 8/10 casi disturbi gastrointestinali. I quadri clinici erano talmente severi da richiedere il ricovero per quasi tutti i pazienti e l’intubazione e la ventilazione meccanica in un terzo dei casi, con un decesso nonostante questi interventi.
Analizzando i dispositivi per vaping utilizzati da questi ragazzi, si è visto che erano di vario tipo, ma accomunati da un dettaglio di non poco conto: nell’84% dei casi, oltre ai “comuni” ingredienti delle sigarette elettroniche, contenevano anche tetra-idro-cannabinolo (THC), principio attivo della marijuana responsabile – insieme al cannabidiolo (CBD) – di gran parte dei suoi effetti psicotropi, ma in grado anche di agire su diversi organi periferici in cui sono presenti i recettore specifici.
Molti esperti ritengono che sia proprio questa “aggiunta”, insieme alla presenza di numerosi e non ben definiti composti contaminanti, ad aver reso dannose le sigarette elettroniche, ritenute di per sé sicure, se non modificate. Tuttavia, in assenza di dati chiari e definitivi, gli Autori dell’indagine e diversi altri colleghi sospettano che anche le comuni e-cigarette nascondano rischi finora sottovalutati, che stanno oggi emergendo come conseguenza di un uso sempre più diffuso di questi dispositivi, soprattutto tra gli adolescenti.
Per principio di precauzione, quindi, in attesa di maggiori informazioni sugli effetti del vaping sulla salute, anche questa modalità di fumo dovrebbe essere evitata tanto quanto quella classica, pensando seriamente alla disassuefazione definitiva e optando per altre strategie in grado di aiutare a smettere. Qualora si decidesse di continuare, il consiglio è riferire subito al medico eventuali sintomi respiratori inconsueti, per cogliere sul nascere disturbi potenzialmente gravi.
Fonti:
- Miech R et al. Trends in Adolescent Vaping, 2017–2019. NEJM 2019; doi:10.1056/NEJMc1910739
- Butt YM et al Pathology of Vaping-Associated Lung In. NEJM 2019; doi:10.1056/NEJMc1913069
- Christiani DC. Vaping-Induced Lung Injury. NEJM 2019; doi:10.1056/NEJMe1912032
- Layden JE et al. Pulmonary Illness Related to E-Cigarette Use in Illinois and Wisconsin – Preliminary Report. NEJM 2019; doi:10.1056/NEJMoa1911614
- doi: 10.4103/0971-5851.151771
- Aseem Mishra A et al. Harmful effects of nicotine. Indian J Med Paediatr Oncol 2015;36(1):24-31
- Center for Disease Control and prevention (CDC) Health Effects of Cigarette Smoking (www.cdc.gov/tobacco/data_statistics/fact_sheets/health_effects/effects_cig_smoking/index.htm). Accesso Ottobre 2019
Farmaci antiacidi: potrebbero favorire le allergie
Poche settimane fa, alcuni farmaci antiacidi utilizzati per placare il bruciore di stomaco, la dispepsia e/o il reflusso gastroesofageo hanno suscitato un certo allarme per la presenza di impurità in alcuni lotti, prontamente ritirati dal mercato. Può capitare e non significa che non siano farmaci utili. Un effetto secondario all’impiego prolungato di tutte le tipologie di farmaci antiacidi che dovrebbe indurre a usarli con più cautela riguarda, invece, la possibilità che inibitori della pompa protonica (omeprazolo, esomeprazolo, pantoprazolo ecc.), inibitori dei recettori H2 della mucosa gastrica (ranitidina, cimetidina ecc.) o composti gastroprotettori come il sufalcrato possano favorire indirettamente lo sviluppo di allergie. Vediamo come.
Cose che fanno battere il cuore… un po’ troppo
La sensazione, almeno una volta nella vita, l’hanno provata tutti. La frequenza accelera, il cuore si fa “pensante”, sembra perdere il ritmo, dimenticare un battito, per poi rincorrerlo. Nel linguaggio comune, si dice di “avere le palpitazioni”. Un’esperienza spiacevole, ma nella maggior parte dei casi transitoria e non grave, né meritevole di approfondimenti. In termini tecnici, si parla di aritmia e i fattori che possono causarla sono molti: soltanto quando il disturbo persiste per diversi minuti, si associa a peso al centro del torace, confusione mentale o svenimento, oppure tende a ripresentarsi spesso è consigliabile segnalarlo al medico e sottoporsi ad alcuni esami, a partire dall’elettrocardiogramma. Qualche utile informazione a riguardo.
Lesione di denti/del cavo orale
Morsicatura delle labbra e della lingua
Cosa fare?
- Nel caso in cui ci si mora le labbra o la lingua, esercitare una pressione diretta sull’area sanguinante con una garza sterile o con un panno pulito.
- Se si gonfia la parte interessata, applicare del ghiaccio oppure succhiare un cubetto di ghiaccio.
Caduta di un dente
Un dente caduto può essere tranquillamente reimpiantato al suo posto. Nel momento in cui cade il dente, è consigliabile conservarlo per farlo esaminare al dentista. Mettere un tampone di garza sterile, in modo che l’emorragia venga controllata.
Cosa fare?
- Recuperare il dente, non lavarlo e non rimuovere nessun frammento di tessuto attaccato ad esso.
- Mettere il dente in un’apposita soluzione per le conservazione dei denti. Non bisogna assolutamente mettere il dente in alcool, acqua o collutorio.
- In caso si tratti di un dente parzialmente estratto non rimuoverlo e cercare di riposizionarlo nell’alveolo.
- Andare dal dentista. Se ci si trova in una zona isolata è possibile reimpiantare il dente caduto attraverso una serie di istruzioni:
- Maneggiare il dente dalla corona
- Sciacquare il dente con acqua fredda
- Riposizionare il dente nell’alveolo
- Spingere il dente in modo che il suo margine superiore si trovi al suo stesso livello di quelli adiacenti.
Dente rotto
Cosa fare?
- Lavare con delicatezza il dente in modo da eliminare il sangue dalla zona colpita.
- Coprire il dente con una garza sterile.
- Applicare un impacco di ghiaccio sulla faccia per ridurre il gonfiore.
- Se si pensa di avere una frattura alla mascella, immobilizzarla con un bendaggio.
Mal di denti
Cosa fare?
- Lavare la bocca con acqua calda per pulirla.
- Rimuovere i residui di cibo con un filo interdentale.
- Se si sospetta una carie, inserire una pallina di cotone imbevuta in olio di garofano nella cavità. Per il dolore prendere aspirina, paracetamolo o ibuprofene.
- In corrispondenza del dente che duole, applicare un impacco di ghiaccio
Scompenso cardiocircolatorio nei bambini
Si tratta di una sindrome clinica in cui il cuore è incapace di mantenere una gettata adeguata alle necessità metaboliche dei tessuti. La maggior parte dei pazienti sono bambini al di sotto di un anno. Le cause dello scompenso cardiocircolatorio sono: cardiopatie congenite, cardiopatie acquisite, tachicardia parossistica sovraventricolare e cause iatrogene.
Quali sono i sintomi?
I sintomi più evidenti sono: cianosi, rantoli, gemito espiratorio, tachipnea, edemi, distensione delle vene del collo, distrofia, pallore, sudorazione, variazione del polso e ritmo di galoppo. Nel caso si verificassero questi sintomi è necessario effettuare subito ossigenoterapia, idratare il bambino e posizionarlo semiseduto.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Anche la casa può aiutare a restare sani
Quando si parla di prevenzione e tutela della salute, in genere, si pensa alla dieta sana, all’attività fisica, alla qualità del sonno, ai controlli periodici dal medico, all’importanza di evitare il fumo e gli alcolici o gli ambienti inquinati. Sicuramente pochi, se non nessuno, inseriscono nell’elenco le caratteristiche della propria abitazione. Eppure, è il luogo dove si mangia, si dorme, ci si lava, si guarda la televisione o si legge e dove ci si rifugia quando si è ammalati o stanchi, passandoci, in definitiva, almeno il 40% della propria vita. Inevitabile, dunque, che possa influenzare il livello di benessere fisico e psicologico. Ecco alcuni suggerimenti per fare della propria casa un ambiente, non soltanto salubre, ma anche in grado di facilitare le scelte di salute e proteggere da disturbi e malattie.
Obesità: l’Ocse ne quantifica i costi, molto pesanti anche per l’Italia
Situazioni da evitare per proteggere l’udito
I cinque sensi, ossia vista, udito, olfatto, gusto e tatto, sono la nostra finestra sul mondo: ci permettono di percepire ciò che sta oltre i confini del nostro corpo e di interagire attivamente con quanto ci circonda, in modo semplice e immediato. Quando tutto funziona bene, non sempre ci si accorge della loro importanza, ma quando uno di essi viene compromesso in modo significativo iniziano i problemi. Per questo, fin dove possibile, è importante prevenire danni agli organi della sensibilità e alle strutture nervose che li collegano con il cervello. Nel caso dell’udito, per esempio, è bene evitare questi fattori di rischio. Ascoltate il consiglio!
Adolescenti e disagio psichico: com’è cambiato in 30 anni
La salute mentale degli adolescenti sta suscitando non poca preoccupazione a livello globale. Gli studi condotti dagli anni ’80 a oggi, indicano un progressivo aumento della prevalenza di disagio psichiatrico che può compromettere una crescita psicoemotiva serena e la costruzione di relazioni interpersonali positive: due elementi fondamentali, in questa fase delicata della vita, per sviluppare una personalità “solida”, raggiungere un buon equilibrio interiore e mantenere una qualità di vita soddisfacente in età adulta.
In particolare, a risultare sempre più diffusi sembrano essere i cosiddetti sintomi di “internalizzazione” o “introiezione”, ossia sensazioni e comportamenti indicativi di una sofferenza interiore o interiorizzata, che non viene espressa in modo attivo o immediatamente evidente verso l’esterno. Per esempio, sono sintomi di internalizzazione: evitare l’interazione con gli altri; parlare poco e chiudersi in se stessi; sentirsi soli e non amati/considerati; essere nervosi e irritabili; preoccuparsi eccessivamente; soffrire di malesseri non riferibili a una causa organica (come mal di testa, mal di stomaco ecc.); non riuscire a concentrarsi; sentirsi tristi, con poche energie o giù di corda; essere privi di interesse per gran parte delle cose/situazioni; dormire o mangiare più o meno del solito. Qualcuno, forse, riconoscerà in questo elenco il quadro tipico della depressione e dell’ansia. E non sbaglia, perché l’insorgenza di queste manifestazioni, in molti casi, prelude proprio alla diagnosi clinica di questi disturbi psichiatrici, sempre più spesso riscontrati anche tra gli adulti.
Per approfondire il fenomeno, precisarne le caratteristiche e ipotizzarne le cause, un gruppo di ricercatori svedesi delle Università di Umeå e di Stoccolma ha analizzato com’è cambiata l’incidenza dei sintomi psichiatrici tra gli adolescenti nell’arco di 30 anni, confrontando due coorti di studenti, residenti in due cittadine industriali di medie dimensioni del Nord della Svezia, che frequentavano l’ultimo anno della scuola dell’obbligo nel 1981 e nel 2014. A ciascuna coorte, rispettivamente composta da 1.083 e 682 ragazzi e ragazze, è stato chiesto di rispondere a identici questionari basati su 4 scale di valutazione dei sintomi depressivi, ansiosi e funzionali-somatici (ossia relativi a disturbi fisici di possibile origine psichica).
Dal confronto è emerso che, dal 1981 al 2014, la diffusione dei disturbi di internalizzazione è effettivamente aumentata in modo significativo negli adolescenti di entrambi i sessi, ma in modo particolarmente marcato tra le ragazze. Di converso, i cosiddetti “disturbi della condotta” (ossia atteggiamenti aggressivi e violenti, bullismo, comportamenti a rischio ecc.) sono diminuiti tra i ragazzi, mentre sono aumentati tra le ragazze, equiparando la diffusione tra i due sessi e lasciando pressoché stabile il dato di prevalenza generale rispetto a 30 anni prima. I ricercatori hanno anche rilevato l’assenza di una correlazione evidente tra fattori sociodemografici (reddito familiare, ambiente di vita ecc.) e sintomi psichiatrici degli adolescenti, con l’unica eccezione di una maggiore prevalenza di disturbi della condotta tra i ragazzi del 1981 che avevano genitori disoccupati.
Le cause alla base dell’aumento dei sintomi di depressione e ansia tra i ragazzi restano da determinare, ma gli Autori dello studio ritengono che alcuni profondi cambiamenti socioeconomici avvenuti a partire dagli anni ’90 possano aver giocato un ruolo importante, anche quando non hanno riguardato direttamente gli adolescenti. I principali comprendono: l’estremizzazione del modello economico liberista e le sue ripercussioni sul mercato del lavoro (flessibilità, instabilità lavorativa, competizione spinta, aumento delle richieste, riduzione delle gratificazioni ecc.); il deterioramento delle relazioni sociali e del senso di comunità; le difficoltà economiche familiari e l’incertezza per il futuro conseguenti alle crisi degli ultimi anni; l’evoluzione tecnologica e la “virtualizzazione” delle relazioni interpersonali attraverso i social media, con conseguente isolamento, distorsione della percezione della realtà e frustrazione/molestie online; la preoccupazione per il futuro proprio e del pianeta, sempre più difficili da prevedere e sempre meno rosei da ipotizzare.
Secondo gli Autori, per arginare il fenomeno e garantire ad adolescenti e adulti un maggiore benessere psicoemotivo è necessario non soltanto riconoscere e affrontare i sintomi di depressione e ansia sul piano della prevenzione “medica”, ma anche considerare tutti gli aspetti di contesto citati e cercare di modificarli in senso più “psicologicamente accettabile”. Impresa di sicuro non facile e di non immediata traduzione pratica.
Fonte: Blom H et al. Increase of internalized mental health symptoms among adolescents during the last three decades. Journal of Public Health 2019;29(5)925-931 (doi.org/10.1093/eurpub/ckz028)
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Il glutine non produce sintomi nelle persone sane
L’assunzione di alimenti contenenti glutine può essere molto dannosa per le persone celiache, ma non provoca alcun sintomo gastrointestinale nelle persone senza un disturbo correlato: lo conferma uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato (DRCT) pubblicato nel numero di settembre di Gastroenterology da un gruppo di ricercatori inglesi.
La ricerca assume particolare rilevanza per il suo rigore metodologico e perché affronta un tema che, per molte persone è ancora fonte di grande confusione. Infatti, forse influenzati dalle scelte dietetiche di alcune celebrità, il 44% degli statunitensi acquista alimenti senza glutine per ragioni diverse dalla celiachia e il 65% ritiene che evitare questa sostanza sia sinonimo di una alimentazione più salutare.
Lo studio inglese che smentisce questa convinzione ha preso in esame 28 partecipanti, 21 delle quali donne, dall’età media di 38 anni, tutti sottoposti a test sierologico per escludere la patologia celiaca.
Gli autori li hanno suddiviso in due gruppi, entrambi educati da un dietista e sottoposti a una dieta priva di glutine per due settimane, alla fine delle quali si sono valutati gli eventuali sintomi gastrointestinali, il dolore addominale, il reflusso, gli episodi di indigestione, diarrea e costipazione; una scala analogica visiva è stata anche utilizzata per misurare la “fatica globale”.
Successivamente, i ricercatori hanno assegnato casualmente ai partecipanti l’aggiunta di bustine di farina con o senza glutine al loro cibo, due volte al giorno per altre due settimane. Il dosaggio giornaliero, per il gruppo di intervento, è stato di 14 proteine di glutine.
Il confronto tra i due gruppi non ha evidenziato differenze significative nei sintomi ad eccezione degli episodi di diarrea, che si sono ridotti tra i partecipanti che avevano assunto il glutine, fatto quest’ultimo ritenuto anomalo dagli stessi autori.
I risultati dello studio suggerisce dunque che il glutine non causa sintomi gastrointestinali nella maggior parte delle persone, ma i ricercatori britannici ricordano che ci sono molte persone con celiachia non diagnosticata e raccomandano, in caso di problemi, di sottoporsi al test per verificare la presenza della malattia.
Fonte: Croall ID, Aziz I, et al. Gluten Does Not Induce Gastrointestinal Symptoms in Healthy Volunteers: A Double-Blind Randomized Placebo Trial. Gastroenterology. 2019 Sep;157(3):881-883.
Il desiderio sessuale invecchia oppure no?
In una società dove essere e rimanere giovani è un imperativo assoluto e il corpo è al centro di ogni forma di comunicazione, qualunque segno di invecchiamento che naturalmente il nostro organismo invia con il passare del tempo è visto come un fallimento personale e qualcosa da nascondere. La sfera sessuale non fa eccezione a questa regola, anzi. Spesso, proprio il desiderio e la fisicità che lo accompagna diventano uno degli aspetti più critici dopo gli “anta”. Ma che cosa cambia realmente in uomini e donne con il passaggio a un’età più matura? Il desiderio invecchia oppure no? E il modo di fare l’amore può restare lo stesso? Qualche (rassicurante) risposta.
Lesione delle dita della mano e del piede
FRATTURA/LUSSAZIONE
Per individuare una frattura è necessario che il paziente faccia il test della percussione, tenendo le dita in piena estensione su una superficie solida. Percuotere con fermezza la punta delle dita, e trasferire la forza lungo la diafisi delle ossa delle dita. Se la percussione determina un dolore aggiuntivo bisogna sospettare una frattura.
Cosa fare?
- Immobilizzare le dita attraverso una delle seguenti tecniche:
- Usare un cerotto per unire il dito a quello adiacente, oppure mettere la mano e le dita nella posizione “funzionale”.
- Porre al centro della mano una medicazione voluminosa, fermarla con un rotolo di benda su un asse di legno o su un giornale ripiegato.
- Portare in ospedale.
AVULSIONE DELL’UNGHIA
Se un’unghia è parzialmente rotta o staccata è necessario stabilizzarla con una benda adesiva. Se l’unghia si è completamente staccata è importante applicare una pomata antibiotica e proteggere con un bendaggio adesivo. È assolutamente sconsigliato tagliare l’unghia staccata.
SCHEGGE
Se una scheggia passa sotto un’unghia, interrompendo il flusso ematico, c’è bisogno di rimuovere la parte conficcata con una pinzetta. Se la scheggia si è conficcata nella pelle, per estrarla c’è bisogno di un ago sterile, fino a quando non è possibile eliminarla con una pinzetta.
EMORRAGIA SUBUNGUEALE
Dopo un trauma ungueale il sangue solitamente si raccoglie sotto l’unghia e provoca un dolore intenso. Per alleviare il dolore far uscire il sangue dall’unghia.
Cosa fare?
- Porre il dito in acqua fredda o applicare un impacco di ghiaccio.
- Alleviare il dolore perforando l’unghia.
- Applicare una medicazione per assorbire il sangue che fuoriesce e cercare di proteggere l’unghia lesa.
RIMOZIONE DI UN ANELLO
Succede a volte che il dito sia molto gonfio e risulti difficile togliere un anello. Se l’anello non viene rimosso si può sviluppare una gangrena nel giro di 4-5 ore. Per evitare che avvenga ciò, utilizzare uno di questi metodi:
- Lubrificare il dito con dell’olio o del burro.
- Mettere il dito in acqua fredda e aspettare che si riduca l’edema.
- Massaggiare il dito dalla punta alla mano per far riassorbire l’edema, lubrificare il dito e cercare di togliere l’anello.
- Se non si riesce a toglierlo, far scivolare sotto l’anello l’estremità di un filo con uno stuzzicadenti o un fiammifero. Avvolgere il filo intorno al dito iniziando dall’anello andando verso la punta. Continuare ad avvolgere in modo uniforme. Ciò spingerà l’edema verso la mano e lentamente svolgere il filo sul lato dell’anello verso la mano.
- Tagliare la parte più stretta dell’anello con una seghetta, proteggendo la mano.
- Gonfiare un palloncino e legare l’estremità. Premere il dito gonfio della vittima nell’estremità del pallone in modo che il pallone si avvolga intorno al dito in modo uniforme. In questo modo il dito ritornerà ad essere normale in circa 15 minuti e l’anello potrà essere tolto semplicemente.
Fonte: Guida Tascabile di Pronto Soccorso di Mediserve
La polmonite nei bambini
La polmonite è una malattia caratterizzata dall’infiammazione degli alveoli polmonari, che si riempiono di liquido che ostacola la funzione respiratoria. I sintomi più comuni sono febbre, vomito e inappetenza, ma talvolta si presenta anche tosse, polipnea e raramente dolore toracico.
Se il bambino è molto dispnoico è necessario somministrare O2. In presenza di versamento pleurico o di pneumotorace contattare immediatamente il chirurgo, in modo che aspiri l’essudato.
Gli esami di laboratorio da effettuare sono emocoltura ed intradermo alla tubercolina. È importante che al bambino sia controllata la frequenza respiratoria e la frequenza cardiaca ogni 4-6 ore.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Sovrappeso e obesità: se li conosci (forse) li eviti
In un mondo dove tutti vogliono essere magri, si è sempre più spesso in sovrappeso, fin dall’infanzia. Con tutto quel che comporta in termini di disagi fisici e psicologici e ripercussioni sulla salute, soprattutto dopo una certa età. Che fare? Ecco qualche consiglio.
Quando si tratta di alimentazione e peso corporeo si apre un universo di contraddizioni. Si vuole restare in forma o dimagrire, ma anche mangiare ciò che piace senza badare troppo alle quantità. Si spendono centinaia di euro per la palestra, ma poi non ci si va quasi mai. Si iniziano mille diete, ma non se ne mantiene nessuna. Si comprano tutine e sneakers, ma non si può fare a meno dell’ascensore e dell’automobile. Si rinnovano i più ferrei propositi di vita sana, ma il domani per attuarli non arriva mai.
Il risultato è sempre lo stesso: mese dopo mese, l’ago della bilancia va nel senso opposto a quello desiderato o, nella migliore delle ipotesi, resta inesorabilmente fisso su una cifra un po’ troppo tonda. Disperarsi non aiuta, perché spesso porta a affogare ancor più nel cibo le proprie frustrazioni. Rassegnarsi ancor meno, perché fa abituare a standard di peso e forma fisica che tendono a diventare via via peggiori, quasi senza rendersene conto. E allora? Come sempre la soluzione sta nel mezzo, vale a dire nell’individuazione di un sano equilibrio tra bisogni metabolici effettivi dell’organismo e piaceri per il palato e lo spirito.
L’origine dei chili di troppo
Inutile barare o cercare alibi nel metabolismo lento o nella costituzione sfavorevole: salvo una minima quota di casi nei quali effettivamente può esserci una componente genetica significativa o specifiche patologie che remano contro, se si ingrassa o non si dimagrisce, la ragione va cercata in errori di stile di vita, ossia essenzialmente nella combinazione di un’alimentazione ipercalorica rispetto al fabbisogno individuale e/o sbilanciata e di un movimento insufficiente. Questa regola vale a ogni età, ma nell’infanzia/adolescenza può avere un impatto metabolico particolarmente negativo, con ripercussioni sfavorevoli anche sul peso corporeo e sulla salute in età adulta.
Numerosi studi hanno ormai indicato che un bambino in forte sovrappeso od obeso resterà tale anche da adulto (o che dimagrirà con fatica), risultando esposto a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, diabete, disturbi ormonali e diversi tipi di neoplasie (per esempio, il tumore del seno nelle donne e il cancro del colon-retto in entrambi i sessi.
Per le donne, poi, l’obesità (così come il sovrappeso) può compromettere la fertilità oppure causare seri problemi durante la gravidanza e al momento del parto, non ultimo quello di predisporre anche il figlio a sviluppare sovrappeso/obesità e diabete. Senza contare i risvolti psicologici e relazionali dei molti chili di troppo nell’adolescenza e nella prima età adulta, quando l’aspetto fisico gioca un ruolo importante nella percezione di sé e nelle interazioni con gli altri.
Per le donne, anche quelle inizialmente magre o normopeso, un momento critico sul fronte del peso corporeo è rappresentato dalla gravidanza. Se si ingrassa troppo in questa fase (ossia più dei 10-12 kg fisiologici, che i ginecologi raccomandano di non superare), perdere peso dopo il parto può essere difficile, soprattutto se si sono superati i 35-40 anni, se si ha una famiglia impegnativa da accudire e/o un’attività lavorativa sedentaria, che lasciano poco tempo per l’attività fisica. I chili di troppo residui trascurati a lungo, infatti, tendono a “sedimentare” costituendo il punto di partenza per incrementi ulteriori negli anni successivi.
In entrambi i sessi, poi, l’arrivo dei 40-45 anni comporta un primo, inevitabile, rallentamento metabolico, che peggiorerà in seguito: soprattutto dopo i 50-55 anni per le donne, in corrispondenza dell’inizio della menopausa; e poco dopo per gli uomini, anche causa della riduzione degli ormoni maschili e della massa muscolare (che è quella che brucia più calorie). Se, durante e dopo questa transizione, non si rivedono le proprie abitudini alimentari (riducendo le calorie introdotte ogni giorno e aumentando il consumo di vitamine e sostanze antiossidanti che supportano il metabolismo), ingrassare di alcuni chili è praticamente inevitabile.
Come accennato, in una minoranza di casi, sovrappeso e obesità possono insorgere e permanere a causa di malattie, principalmente di tipo endrocrino-metabolico, oppure come effetto collaterale di farmaci necessari a curare disturbi di vario tipo. Tra le prime, si possono ricordare l’ipotiroidismo, le disfunzioni delle ghiandole surrenali e l’ovaio policistico, soltanto per fare alcuni esempi.
Tra i secondi, ci sono l’insulina usata per la cura delle forme più severe di diabete, il cortisone, alcuni antidepressivi, gli antiepilettici, gli stabilizzatori dell’umore, gli antipsicotici, alcune terapie ormonali usate per problematiche femminili e farmaci anti-androgenici contro disturbi e tumori della prostata nell’uomo. In tutti questi casi, la gestione del peso corporeo deve andare di pari passo con la cura della malattia di base ed essere definita e monitorata dal medico.
Dieta sana: meglio iniziare da bambini
Innanzitutto, ricordiamo che i concetti di normopeso, sovrappeso e obesità si basano sul calcolo dell’indice di massa corporea o BMI (Body Mass Index), valore che si ottiene dividendo il peso espresso in kg per il quadrato dell’altezza espressa in metri. Quindi, per esempio, una persona alta 1,70 m e del peso di 70 kg avrà un BMI = 70 kg / (1,70 x 1,70) m2 = 24,22 kg/ m2. Questa persona sarà “normopeso”, categoria che include tutti coloro con un BMI compreso tra 18,50 e 24,99 kg/m2. Sarà, invece, “sovrappeso” chi ha un BMI compreso tra 25,00 e 29,99 kg/m2 e “obeso lieve” (classe I) chi ha un BMI compreso tra 29,99 e 34,99 kg/m2; con BMI tra 35,00 e 39,99 kg/m2 si ricade nell’obesità media (classe II), mentre da 40 kg/m2 in su si parla di obesità grave (classe III).
Posto che sovrappeso e obesità nell’infanzia/adolescenza influenzano le caratteristiche del metabolismo e la salute in età adulta, è cruciale che l’abitudine a mantenersi forma attraverso una dieta sana e il movimento regolare sia promossa fin bambini. Ciò crea anche una sorta di “imprinting comportamentale” che rende più spontaneo e naturale seguire uno stile di vita sano e continuare a tenere sotto controllo il peso corporeo nei decenni successivi.
Se il bambino/adolescente è già in sovrappeso di diversi chili, il consiglio è di consultare il pediatra e concordare con lui un regime dietetico e di movimento adeguato all’età, dopo aver escluso eventuali disturbi organici non ancora diagnosticati. Se i chili da perdere sono molti, è pressoché d’obbligo rivolgersi anche a un dietologo/nutrizionista, mentre se l’approccio al cibo appare influenzato da aspetti psicologici è utile consultare anche uno psicologo/psichiatra esperto di disturbi dell’alimentazione.
La cosa più importante, però, è non banalizzare né drammatizzare il problema e non assillare il bambino per il suo peso, per quello che mangia o perché non si muove abbastanza. Risultati molto migliori si ottengono creando un ambiente familiare sereno e allegro (dove pasti diventano un momento di condivisione piacevole), riempiendo dispensa e frigorifero di cibi sani (frutta e verdura fresche in primis), cucinando in modo leggero e, soprattutto, dando il buon esempio, sia a tavola sia sul fronte dell’attività fisica.
Molti adolescenti e giovani adulti sono spesso è tentati dalle promesse di dimagrimento rapido attraverso diete tanto curiose quanto inefficaci, se non addirittura pericolose per la salute. Evitatele e raccomandate di evitarle, in ogni caso. Se i chili da perdere sono pochi (3-5 kg), nella maggioranza dei casi è sufficiente fare un’onesta analisi delle proprie abitudini alimentari (magari compilando un diario alimentare per alcuni giorni) e correggere errori banali (come assumere regolarmente bevande zuccherate e alcolici, spiluccare mentre si cucina o agli aperitivi, eccedere con pane e focacce a tavola, aggiungere troppo olio o formaggi alle insalate ecc.).
Qualche suggerimento per gli adulti
Oltre ai consigli classici di ridurre l’assunzione dei carboidrati in generale e al minimo quella degli zuccheri semplici (aggiunti o contenuti in alimenti dolci), privilegiare le proteine di legumi e pesce e aumentare il consumo fibre (ossia verdura e frutta poco zuccherina), un accorgimento utile per tagliare le calorie senza rivoluzionare troppo le proprie abitudini alimentari è ridurre gradualmente le porzioni. Può sembrare banale, ma di 10-20 g di pasta in meno nel piatto non ci si accorge quasi (soprattutto se si ha l’accortezza di iniziare a usare piatti più piccoli), ma settimana dopo settimana possono fare la differenza sulla bilancia.
Al contrario, è importante bere più acqua o altre bevande non zuccherate (tè, tisane, infusi, acque aromatizzate naturali ecc.): sia perché i liquidi hanno un effetto saziante immediato e aiutano a smorzare gli attacchi di fame; sia perché è stato osservato che molte persone non riescono a distinguere bene tra gli stimoli della fame e della sete e finiscono con il mangiare quando in realtà dovrebbero bere (ne gioveranno anche i reni).
Quando i chili da perdere sono oltre 5-10, è bene consultare prima il proprio medico di fiducia e poi un dietologo/nutrizionista per impostare un piano alimentare compatibile con le esigenze e le caratteristiche individuali (età, sesso, presenza di altre patologie ed eventuali terapie assunte, fabbisogni specifici ecc.) e stabilire un “calendario” della perdita di peso che ha il duplice scopo di stimolare ad aderire al programma dietetico e di attività fisica (che va sempre prevista in associazione) e di permettere di ricalibrare strategie e obiettivi, in funzione dei risultati via via raggiunti.
Come già segnalato per bambini/adolescenti, anche per gli adulti un supporto psicologico/psichiatrico può essere molto utile, se ci si accorge di attribuire al cibo valenze che poco hanno a che vedere con la fame (es. compensazione di frustrazioni e nervosismo). In caso di obesità grave o molto grave, il medico potrà prescrivere alcuni farmaci che riducono l’appetito o supportano la perdita di peso oppure potrà essere presa in considerazione la chirurgia bariatrica, valutandone bene pro e contro.
Assolutamente da evitare, invece, qualunque tipo di integratore o rimedio “miracoloso” propagandato online o da centri estetici, palestre, cliniche di dubbia fama: l’esperienza insegna che non servono a nulla e possono danneggiare la salute, a caro prezzo.
Dimagrire dopo gli “anta”
Posto che il metabolismo fisiologicamente rallenta a partire dai 40 anni e sempre più negli anni successivi, dimagrire richiederà più impegno e tempo dopo questa età. Ma non ci si deve scoraggiare, né desistere perché è proprio dopo gli “anta” che eliminare (o ridurre) i chili di troppo diventa più importante per prevenire malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2 o contribuire a tenerle sotto controllo.
Numerosi studi hanno dimostrato che una perdita di peso pari ad almeno 10% di quello iniziale riduce significativamente il rischio cardiovascolare globale e può addirittura far regredire il diabete di tipo 2 in fase iniziale. In aggiunta, a ogni età, dimagrire aiuta a russare meno, ad attenuare (o risolvere) il reflusso gastroesofageo, a evitare molti mal di schiena, a non stressare troppo le articolazioni delle anche e delle ginocchia, e a mantenere una sessualità soddisfacente più a lungo.
Certo, per riuscirci e ottenere questi benefici, serve un po’ di buona volontà ed essere convinti che è cosa buona giusta. Il suggerimento è quello di iniziare a provarci con determinazione, senza aspettare di essere troppo in là con gli anni, ma ricordando che perdere il peso in eccesso è possibile e utile a qualunque età.
Fonti:
- National Heart, Lung and Blood Institute – NIH (https://www.nhlbi.nih.gov/health-topics/overweight-and-obesity)
- National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases – NIDDK (https://www.niddk.nih.gov/health-information/weight-management/helping-your-child-who-is-overweight)
- World Health Organization – WHO (https://www.who.int/nutrition/topics/5keys_healthydiet/en/; https://www.who.int/en/news-room/fact-sheets/detail/healthy-diet)
- Arnold M et al. Duration of Adulthood Overweight, Obesity, and Cancer Risk in the Women’s Health Initiative: A Longitudinal Study from the United States. PLoS Med 2016;13(8):e1002081 (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4987008)
- Johnson RJ et al. Perspective: A Historical and Scientific Perspective of Sugar and Its Relation with Obesity and Diabetes. Adv Nutr 2017;8:412-422
- Gardener H et al. Diet Soda and Sugar-Sweetened Soda Consumption in Relation to Incident Diabetes in the Northern Manhattan Study. Curr Dev Nutr 2018;2:nzy008
















