Quando si tratta di attività sessuale, l’età indubbiamente conta, perché gli ormoni maschili e femminili giocano un ruolo chiave nell’induzione del desiderio e nell’innesco dei meccanismi che permettono di soddisfarlo. Ma esistono anche molti altri fattori che possono interferire con la possibilità di avere una vita di coppia intensa e soddisfacente, a prescindere dal fatto di essere più o meno giovani. Dall’alimentazione scorretta all’eccesso di impegni sociali e lavorativi, dal fatto di essere un po’ giù di tono al non parlare abbastanza con il proprio partner. Fino a dimenticarsi di ridere e di vivere l’amore in modo giocoso. Alcuni spunti utili per rimediare.
Mese: Dicembre 2019
Segnali che preannunciano l’attacco di emicrania
In caso di emicrania o di altre forme di mal di testa, il primo consiglio è assumere un farmaco antinfiammatorio e/o analgesico fin dalle prime avvisaglie, per cogliere il dolore sul nascere (o addirittura anticiparlo) e impedirgli di amplificarsi e consolidarsi, fino a diventare insopportabile e difficile da contrastare.
Facile a dirsi, meno semplice a farsi, perché i sintomi precoci dell’attacco di mal di testa non sono sempre così chiari da riconoscere. Nel caso dell’emicrania, per esempio, nelle ore che precedono l’attacco si possono avere disturbi visivi abbastanza caratteristici, ma anche un aumentato bisogno di far pipì o desiderio di dolci, che ben pochi collegherebbero all’imminente mal di testa.
Qualche indicazione sugli aspetti da considerare.
Convulsioni febbrili
Le convulsioni febbrili sono crisi in corso di febbre in un soggetto tra i 6 mesi e i 5 anni, che non presenta nessun segno di affezione cerebrale acuta o cronica concomitante. I sintomi presentano crisi generalizzate di tipo tonico, clonico o tonico-clonico. La durata è di pochi minuti e raramente si protrae per più di 30 minuti. Solitamente il bambino giunge in ospedale quando la crisi convulsiva è conclusa, per cui non è necessario nessun provvedimento urgente a meno di una recidiva.
Gli esami di laboratorio da effettuare sono glicemia, calcemia ed elettroliti. Il trattamento eseguito solo di recidiva di crisi prevede Diazepam per via rettale.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Meteo nemico delle articolazioni: come reagire
Nel bel mezzo dell’inverno, dopo mesi di temporali incessanti ed esondazioni che hanno seriamente danneggiato molte zone d’Italia, soffrire di qualche dolore articolare di nuova insorgenza o veder peggiorare i sintomi dell’artrosi o di reumatismi articolari cronici è davvero il minimo. Ma perché l’apparato osteoarticolare è così sensibile alle variazioni delle condizioni meteorologiche? E che cosa si può fare per ridurre i fastidi dovuti all’umidità e al freddo? Vediamo che cosa ha compreso la scienza e che cosa ha insegnato l’esperienza pratica, ma soprattutto qualche consiglio utile per stare meglio.
Fibromialgia: il Registro nazionale aiuterà ricerca e cura
La memoria vacilla? Queste le cause più frequenti
Declino cognitivo lieve, malattia di Alzheimer e altre forme di demenza sono così diffuse e temute che, ormai, quando si parla di disturbi della memoria si è subito portati a pensare a queste patologie, soprattutto quando a esserne interessata è una persona con più di 50 anni. In realtà, i problemi della memoria possono dipendere anche da molti altri fattori ed essere, non soltanto meno gravi, ma anche transitori e reversibili, se riconosciuti e affrontati nel modo giusto. I più comuni e facilmente modificabili sono il sonno insufficiente, la dieta sbilanciata, il fumo e lo stress. Cliccate qui, per conoscere tutti i nemici della memoria e imparare a contrastarli.
Corpo estraneo (nelle vie respiratorie)
I bambini tra i 6 mesi e i 3 anni di età spesso si trovano a combattere con un corpo estraneo nelle vie respiratorie. I sintomi sono tosse spasmodica e stridore improvviso sia in fase inspiratoria che espiratoria.
È necessario effettuare una radiografia al torace in inspirazione e massima espirazione e una rinofaringoscopia con fibre ottiche. È importante rimuovere il corpo estraneo.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Attenti a quei cibi, possono essere tossici
Gli alimenti vegetali, in grandissima parte benefici per l’organismo, possono in alcuni casi nascondere rischi che è bene conoscere per evitare malesseri più o meno severi. Non si tratta soltanto di funghi velenosi o erbe selvatiche potenzialmente tossiche (per ragioni intrinseche o per aver assorbito inquinanti ambientali), ma anche di specifiche parti di alimenti d’uso comune (come la mandorla contenuta nel nocciolo di pesce e albicocche) oppure di frutti, foglie o tuberi non ancora giunti al giusto grado di maturazione o che l’hanno ampiamente superato (come le bacche acerbe di sambuco e le patate verdi o germogliate). Ecco un breve elenco dei principali cibi da evitare e perché.
I 10 falsi miti sulle diete
Allenamento cardio, niente carboidrati a cena e pasti frequenti? E’ la ricetta ideale per… non dimagrire. Il personal trainer Nick Mitchell ha sfatato i falsi miti sull’alimentazione e sull’esercizio fisico. Una ricerca riportata dal Daily Mail ha dimostrato che, sebbene la dieta media includa 600 calorie in meno di 30 anni fa, l’obesità, il diabete a altre malattie legate al peso sono in aumento. Il personal trainer svela una volta per tutte i 10 cliché sull’alimentazione che si sono dimostrati falsi.
1. Tutte le calorie sono uguali. Purché non si superi la quantità prefissata. Falso. Mangiare 300 calorie di fritti o 300 di cereali non è affatto la stessa cosa. Proteine, carboidrati e grassi sono assimilati in modi diversi. Una dieta ricca di zuccheri, ad esempio, può far guadagnare grasso corporeo.
2. Le calorie non sono importanti. Sembra contraddittorio ma non lo è. Molti pensano che, purché si mangi sano, non importi quante calorie si assumono. La frutta secca ad esempio fa bene, ma va mangiata con moderazione. Non si può ignorare la legge della termodinamica, quindi il numero di calorie ingerite conta eccome.
3. I grassi ingrassano. Questa leggenda metropolitana nasce dal fatto che i grassi contengono 9 calorie al grammo mentre proteine e carboidrati ne hanno solo 4. Ovviamente non bisogna eccedere, ma questo vale per ogni cosa. I grassi sono fondamentali nell’alimentazione e dovrebbero costituire circa il 20% dell’apporto calorico giornaliero.
4. I carboidrati sono il ‘male’. Non sono solo i grassi ad essere demonizzati, ma anche i carboidrati. Gli amanti della pasta possono tirare un sospiro di sollievo. A far ingrassare non sono i carboidrati in sé, ma il fatto che sia più semplice mangiarne troppi. La quantità da ingerire ogni giorno varia da persona a persona in base alla velocità di assimilazione.
5. Niente carboidrati dopo le 18. Quante volte abbiamo sentito dire che la pasta a cena è un suicidio per la linea? Delle ricerche recenti hanno mostrato che chi mangia carboidrati la sera brucia più grassi di chi li mangia la mattina. Per chi ha problemi a dormire, inoltre, una cena a base di pizza può rivelarsi soporifera.
6. Non importa a che ora si mangia. Finché si mangiano le cose giuste nella quantità giusta non fa differenza il modo in cui si collocano durante la giornata. Anche questa affermazione si è rivelata falsa. Secondo la scienza, con una colazione a base di cereali si programma il corpo ad utilizzare gli zuccheri come ‘carburante’ per il resto del giorno. Se si mangiano grassi, saranno questi ad essere bruciati.
7. Pasti più frequenti accelerano il metabolismo. Un altro falso mito. Mangiare spesso migliora la sintesi delle proteine, regola la quantità di zucchero nel sangue e aumenta il senso di sazietà. E’ sicuramente preferibile rispetto ai 3 pasti al giorno, ma non perché modifica il metabolismo.
8. La dieta dei liquidi. Forse la bufala più colossale. Si perdono chili in fretta, questo è vero. Ma è solo un’illusione. Non si sta bruciando grasso, ma massa magra. In altre parole, questo tipo di dieta fa perdere tono muscolare e inflaccidisce ulteriormente. Il peso poi si recupera altrettanto rapidamente. E perdendo muscoli, il metabolismo rallenta (qui sì che è intaccato). Il che renderà più difficile dimagrire in futuro.
9. Sessioni infinite di allenamento cardio. Ore e ore sul tapis roulant è l’unico modo per bruciare grassi? Assolutamente no, rivela l’esperto. Un allenamento cardio fa perdere tono muscolare, lasciandoci con un fisico debole. Meglio puntare su un programma specifico di perdita di grasso. Il cardio può essere inserito fra un esercizio e l’altro per bruciare ulteriori calorie.
10. Meno peso e più ripetizioni per un fisico tonico. Niente di più falso. Molte donne sono convinte che allenarsi con un peso maggiore le possa far diventare simili ai wrestler. Mentre aumentando le ripetizioni i muscoli si tonificano ma senza ‘mettere su troppa massa’. Un aspetto tonico, spiega Mitchell, dipende dal rapporto tra massa muscolare e massa grassa. Per ottenerlo bisogna sollevare pesi maggiori con poco riposo tra una ripetizione e l’altra.
I casi di melanoma tra i giovani Usa sono diminuiti di quasi un quarto in dieci anni: le campagne informative funzionano
Prevenzione urologica: non è roba da uomini?
Fonte: Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori – LILT (www.lilt.it/oldportal/pubblicazioneea2c.html?id=541&area=1160)
Solitudine nemica del benessere psicofisico
A qualcuno piace stare solo: per rilassarsi, riflettere senza distrazioni, ricaricare le energie mentali, mettere ordine tra i pensieri, avere la massima libertà di scegliere che cosa fare e quando. Questo stare da soli per scelta ha effetti positivi sull’organismo e va praticato ogni volta che se ne sente il desiderio o l’esigenza, pur senza esagerare. Cosa ben diversa è la solitudine, che è un “sentirsi soli” con connotazioni negative che si può sperimentare a prescindere dal fatto di avere o meno persone intorno. Numerosi studi hanno indicato che la solitudine, effettiva o soltanto percepita, promuove la depressione, l’abbassamento delle difese immunitarie, le malattie cardiovascolari. Soltanto per citare alcuni dei principali effetti sfavorevoli. Scopriteli tutti a questo link.
Polveri sottili, ancora più pericolose di quello che si pensava
Tosse notturna, come contrastarla
Chi l’ha sperimentata almeno una volta sa che c’è soltanto una cosa peggiore della tosse insistente durante il giorno: la tosse insistente durante la notte e il fastidio alla gola che la accompagna. Che sia secca o produttiva, legata a semplice faringite o a una bronchite, che compaia come complicanza del reflusso gastroesofageo o come effetto collaterale di farmaci assunti per trattare altre patologie (per esempio, gli ACE-inibitori contro l’ipertensione), il risultato è sempre lo stesso. Ossia, difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli che non permettono di riposare e creano un disagio generale aggiuntivo a quello respiratorio. La buona notizia è che limitare la tosse notturna si può: provate con questi accorgimenti.
Corpo estraneo (nelle vie digestive)
È molto facile per un bambino ingerire un corpo estraneo. I sintomi a volte sono asintomatici e il corpo viene espulso con facilità. Altre volte può causare disfagia, anoressia, stato ansioso, rigurgiti, tosse, senso di soffocamento, emorragia.
In caso di complicanze possono comparire eventuali segni di shock e in questo caso è necessario assicurarsi della pervietà delle vie respiratorie. I corpi estranei che non sono espulsi senza difficoltà possono essere rimossi mediante endoscopia urgente oppure se non è urgente si può aspettare la rimozione fino a 7-10 giorni.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Depressione dopo gli “anta”? Ecco perché
Chiunque può sperimentare un calo del tono dell’umore per periodi più o meno prolungati, in qualunque momento della vita. A volte si tratta di una vera e propria depressione maggiore, ossia di un disturbo psichiatrico con una base organica, determinato dall’interazione sfavorevole di predisposizione genetica e situazioni di vita. In altri, la tristezza persistente, lo scoraggiamento e la perdita di energie fisiche e mentali possono essere indotte da fattori più specifici, come la presenza di una malattia organica cronica, un lutto, un’alterazione dei livelli ormonali (sessuali, tiroidei o surrenalici) o dall’assunzione di particolari farmaci. In questi casi, si parla di depressione secondaria o reattiva. Scoprite quali sono i principali trigger della depressione dopo i 40 anni e come fare per contrastarli.
Una scarsa igiene delle mani potrebbe essere il mezzo più comune di trasmissione dei batteri di Escherichia coli
Sapete a che cosa serve l’appendice?
Dell’appendice, ossia di quel breve cunicolo a fondo cieco localizzato nella curva inferiore destra del colon, si parla soltanto quando si infiamma, causando dolore intenso e lancinante in prossimità dell’inguine e obbligando a consultare il medico o, addirittura, il Pronto soccorso per trovare un rimedio. In passato, in presenza di un’appendicite significativa, la soluzione era quasi per tutti la sua asportazione chirurgica (appendicectomia): semplice, rapida, con poche complicanze né ripercussioni sulla funzionalità intestinale, posto che – si riteneva – l’appendice è un “retaggio evolutivo” e non serve a niente. Ma è proprio così? Che cosa sapete di questa parte negletta del vostro corpo? Provate a rispondere a questo quiz.
Asma e reflusso gastroesofageo: un circolo vizioso
Gli otorinolaringoiatri hanno compreso ormai da diversi anni che i pazienti con tosse, mal di gola o altri disturbi respiratori che non rispondono alle terapie di norma utilizzate contro questi sintomi, con ogni probabilità, presentano una patologia che non riguarda primariamente le vie aeree, ma l’apparato digerente: il reflusso gastroesofageo. A causare problemi sono le goccioline di succhi gastrici acidi che arrivano fino alla gola, irritandola, e che possono entrare nella laringe e nella trachea, facendole infiammare. Questi effetti sono particolarmente dannosi in chi già soffre di asma, patologia con una base prevalentemente allergica, che spesso ha proprio il reflusso gastroesofageo come complicanza. Qualche dettaglio su un legame che può creare notevoli disagi a chi ne soffre.
Ematemesi
L’ematemesi è l’emissione orale di sangue con vomito. La sintomatologia ed i segni obiettivi dipendono dalle eziologia. Nel caso si tratti di emorragie massive saranno presenti una sintomatologia ed obiettività in caso di shock ipovolemico. È necessario eseguire delle procedure immediate come l’incannulamento della vena, la sospensione dell’alimentazione solida e liquida e l’inserimento di un sondino naso-gastrico.
Gli esami di laboratorio da eseguire sono: emocromo, azotemia, glicemia, ionogramma, endoscopia, angiografia, indagini radiologiche con isotopi radioattivo, ECG, PA. Nel caso di varici esofagee è indispensabile effettuare una scleroterapia perendoscopica in urgenza, emostasi endoscopica ed un eventuale infusione di Samotostatina. Per ematemesi di altra natura talvolta è necessario un intervento chirurgico mirato o terapia casuale.
Fonte: Emergenze mediche in Pediatria di Mediserve
Lavare spesso i denti fa bene al cuore
Permette di mantenere un sorriso brillante e un alito più fresco e gradevole, con indubbi vantaggi nelle relazioni interpersonali e lavorative ed effetti positivi sull’autostima. Riduce il rischio di dover sopportare sofferenze significative a causa di disturbi gengivali e danni dentali e delle cure odontoiatriche necessarie per eliminarli. Permette di risparmiare quantità non trascurabili di denaro, che possono essere meglio impiegate per attività piacevoli, viaggi, acquisti necessari o per seguire corsi che aumentano conoscenze e competenze. Accanto a questi innumerevoli e diversificati vantaggi, l’igiene orale quotidiana, accurata e frequente, sembra oggi poterne offrire di ulteriori e particolarmente rilevanti sul fronte della salute cardiaca.
Stando ai risultati di un recente studio pubblicato sull’European Journal of preventive Medicine, una delle riviste scientifiche della Società Europea di Cardiologia (ESC), lavare bene i denti più volte al giorno permetterebbe di ridurre anche il rischio di sviluppare due delle patologie cardiache più diffuse nella popolazione a livello globale: la fibrillazione atriale (l’aritmia cardiaca di più frequente riscontro, che può manifestarsi già a partire dai 35-40 anni, in modo isolato o in associazione ad altre patologie cardiovascolari) e insufficienza cardiaca (malattia più tipica dell’età avanzata, nella quale il cuore perde gradualmente la propria capacità di pompare il sangue nei vasi sanguigni, determinando un progressivo deterioramento dello stato fisico generale e della capacità di svolgere le attività quotidiane).
A questa conclusione i ricercatori dell’Ewha Womans University di Seoul (Corea) sono arrivati monitorando per più di un decennio oltre 161mila persone inserite nel database del Korean National Health Insurance System, uno dei sistemi assicurativi che garantiscono la copertura sanitaria ai cittadini coreani. Le persone considerate nello studio, avevano un’età compresa tra 40 e 79 anni ed erano prive di fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca al momento dell’arruolamento, avvenuto nel 2003-2004. Ogni partecipante è stato sottoposto a un’accurata valutazione clinica preliminare, con raccolta di informazioni relative a peso, altezza, presenza/assenza di malattie, stile di vita, stato di salute della bocca e comportamento nei confronti dell’igiene orale.
Durante il periodo di osservazione, 4.911 partecipanti (corrispondenti al 3,0% del totale) hanno sviluppato fibrillazione atriale, mentre 7.971 (pari al 4,9%) hanno ricevuto una diagnosi di insufficienza cardiaca. Entrambe le patologie sono notoriamente favorite da una molteplicità di fattori di rischio, come l’età, il sesso, il livello di esercizio fisico, il peso corporeo, il consumo di alcolici, lo stato socioeconomico e la presenza di altre patologie che possono direttamente o indirettamente interferire con la funzionalità del cuore. Depurando l’analisi da tutti questi fattori potenzialmente confondenti, i ricercatori hanno rilevato che il livello di igiene orale mantenuto nei 10,5 anni di follow-up poteva avere un impatto significativo indipendente sulla salute cardiaca. In particolare, è stato osservato che le persone che si lavavano i denti almeno tre volte al giorno (ossia, indicativamente, dopo ciascuno dei pasti principali) presentava un rischio inferiore del 10% di sviluppare fibrillazione atriale e del 12% di sviluppare insufficienza cardiaca.
Trattandosi di uno studio osservazionale, i dati ottenuti non sono sufficienti per stabilire un nesso causale certo tra igiene orale e propensione a essere interessati da queste due patologie cardiache né, tanto meno, per risalire ai meccanismi alla base dell’effetto protettivo di un più assiduo lavaggio dei denti. Tuttavia, sulla scorta di informazioni fornite da studi precedenti, è possibile ipotizzare che lo spazzolamento più frequente e accurato possa rimuovere un maggior numero di batteri dal solco gengivale (placca) prevenendone/riducendone il passaggio nel sangue. Ciò permetterebbe di mantenere un minor livello di infiammazione dell’organismo in generale, con ripercussioni positive per il cuore e per tutto l’apparato cardiovascolare.
Al momento, non si può affermare con certezza che lavarsi i denti almeno tre volte al giorno permetta di ridurre effettivamente il rischio di fibrillazione atriale e insufficienza cardiaca, ma in attesa di nuovi studi può essere in ogni caso vantaggioso curare con più attenzione l’igiene orale, in considerazione degli innumerevoli benefici che comunque derivano dal mantenimento di una migliore salute della bocca.
Fonti
- Chang Y, Woo HG, Park J, et al. Improved oral hygiene care is associated with decreased risk of occurrence for atrial fibrillation and heart failure: A nationwide population-based cohort study. Eur J Prev Cardiol. 2019.
- Meyre P, Conen D. Does tooth brushing protect from atrial fibrillation and heart failure? Eur J Prev Cardiol. 2019.
I benefici di una sana sessualità
Non c’è bisogno di motivi particolari per considerare importante una sana sessualità. È piacevole, rilassa, fa sentire bene a livello fisico e psicologico, permette una comunicazione profonda tra i partners e consolida le relazioni. Ma può essere interessante sapere che rapporti sessuali sereni hanno effetti positivi sull’organismo anche ad altri livelli, diventando a tutti gli effetti un mezzo per supportare la salute e il benessere generale, a qualunque età. Li conoscete già? Se non ne siete certi o se siete semplicemente curiosi di scoprirne di nuovi, fate un rapido controllo delle loro potenzialità dimostrate. E testale nella vita quotidiana.
Giornata mondiale dell’Aids: non abbassate la guardia
La diffusione dell’infezione da HIV è notevolmente diminuita negli ultimi anni, mentre le terapie disponibili per contrastarla sono aumentate, diventando sempre più efficaci e meglio tollerabili. Ciò ha permesso alle persone intercettate dal virus di raggiungere un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione non infetta e di mantenere un buon livello di benessere, a lungo. Mentre si celebra la Giornata mondiale dell’AIDS (1° Dicembre), l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda che questi risultati, di cui è lecito rallegrarsi, non devono però indurre ad abbassare la guardia nei confronti di un virus che è sempre in agguato e che non ha certo smesso di creare problemi sanitari rilevanti, con relativi costi umani ed economici, in tutti i Paesi del mondo.
Nonostante il problema HIV/AIDS sia oggi particolarmente drammatico nel continente africano (dove si contano circa 26 milioni di persone sieropositive e si incontrano notevoli difficoltà nel prevenire e contrastare la malattia), non va trascurato che anche 2,3 milioni di cittadini europei, 3,4 milioni di americani e altri 3,5 milioni di persone residenti nel Sud-Est asiatico sono HIV+ e richiedono cure costanti per mantenere una carica virale sufficientemente bassa e livelli di linfociti CD4 sufficientemente alti per evitare stati di immunosoppressione significativa e le complicanze che ne derivano.
In base ai dati raccolti a livello nazionale dal Sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV, nel 2018, in Italia si sono avute 2.847 nuove diagnosi di infezione da HIV pari a 4,7 nuovi casi per 100.000 residenti: un’incidenza poco al di sotto della media dei Paesi dell’Unione Europea (5,1 casi per 100.000 residenti) e complessivamente in diminuzione tra il 2012 e il 2018. Tuttavia, tra i giovani di età inferiore a 25 anni la diffusione dell’infezione ha avuto un picco nel 2017. L’incidenza più elevata è stata osservata tra le persone di 25-29 anni (11,8 nuovi casi ogni 100.000 residenti) e 30-39 anni (10,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti). Le persone che hanno scoperto di essere HIV+ nel 2018 erano maschi nell’85,6% dei casi; l’età mediana era di 39 anni per gli uomini e di 38 anni per le donne.
La maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da HIV in Italia, nel 2018, era attribuibile a rapporti sessuali non protetti (80,2% di tutte le segnalazioni) e in un terzo dei casi il test HIV è stato eseguito in seguito al riscontro di una patologia correlabile all’HIV o di sintomi caratteristici (32,6%). Altri motivi di esecuzione del test sono stati: comportamento a rischio (14,4%), accertamenti per altra patologia (11,3%), iniziative di screening/campagne informative (9,8%), rapporti sessuali non protetti (9,7%), diagnosi o sospetta infezione sessualmente trasmessa – IST (4,0%).
Come proteggersi e proteggere gli altri
Essere consapevoli del fatto che, ancora oggi, l’infezione da HIV può avere gravi conseguenze, conoscere le modalità di trasmissione del virus e i metodi per evitare di essere contagiati è fondamentale per ridurre il rischio individuale di infezione e prevenire il contagio di altre persone. Attualmente, sono essenzialmente due le vie attraverso cui si può contrarre la malattia: l’attività sessuale e l’uso promiscuo di siringhe tra chi fa uso di sostanze d’abuso iniettive. A riguardo, va ribadito (perché molti lo dimenticano o sottovalutano il concetto) che non è necessario adottare comportamenti sessuali “a rischio” in prima persona o conoscere poco il proprio partner per ritrovarsi sieropositivi.
Al virus dell’AIDS, infatti, non interessa conoscere le preferenze sessuali delle persone che decide di infettare, né se si tratta di rapporti sessuali omo o eterosessuali, se le persone coinvolte sono giovani o più in là con gli anni, se si sono appena incontrate o se sono sposate da tempo. Per l’HIV qualunque occasione è buona per colonizzare un nuovo ospite e non ha nessuna fretta di causare sintomi che potrebbero farne sospettare la presenza nell’organismo, perché rimanendo “in incognito” per un periodo più prolungato avrà maggiori probabilità di trasmettersi a più persone.
Prendere precauzioni durante l’intera durata dei rapporti sessuali, prevedendo sempre l’uso del profilattico, è il mezzo più efficace per proteggere se stessi e il partner e per ridurre la diffusione dell’HIV. Questa cautela permetterà anche di tutelarsi da altre malattie a trasmissione sessuale, che negli ultimi anni hanno ripreso a diffondersi notevolmente soprattutto tra i giovani, come l’infezione da Chlamydia, la gonorrea, la tricomoniasi, l’herpes genitale e la sifilide (una malattia potenzialmente molto severa se non diagnosticata e trattata precocemente, che si pensava relegata ai libri di storia e che è, invece, tornata a far parlare di sé).
Altrettanto importante, se si pensa di poter essere stati esposti al virus dell’AIDS per qualunque ragione, è verificare il proprio stato di sieronegatività o positività, attraverso un semplice esame del sangue, innocuo, anonimo e gratuito. Anche se l’attesa dell’esito può essere un po’ stressante, eseguire il test HIV è cruciale per sapere se è necessario procedere a valutazioni di approfondimento, avviare le opportune terapie e adottare comportamenti opportuni per evitare di trasmettere il virus ad altre persone. Per effettuarlo è sufficiente chiedere informazioni al proprio medico oppure rivolgersi direttamente a un ospedale, un centro clinico-diagnostico o a un ambulatorio autorizzati a eseguire il test.
Per sapere quali sono i centri più vicini per effettuare il test HIV e/o si hanno domande o dubbi sulla malattia o si vuole approfondire l’argomento per supportare un amico o un familiare, si può contattare il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse (TAV/IST) al numero 800.861.061, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 13.00 alle 18.00. Gli operatori rispondono alle domande sia in italiano sia in inglese e, due volte alla settimana, è possibile ricevere anche la consulenza di un legale esperto nella tutela dei diritti delle persone con HIV e delle loro famiglie. In alternativa, si può consultare la mappa dei centri che eseguono il test HIV in ogni Regione presente sul sito web (https://www.uniticontrolaids.it/aids-ist/test/dove.aspx) o anche visitare il sito della ReTe AIDS – Uniti si vince (https://www.uniticontrolaids.it/ReTeAIDS.aspx) e contattare gli operatori delle Associazioni territoriali più vicine al proprio domicilio.
Fonti
- Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS (https://www.who.int/hiv/en/)
- Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/hiv/dettaglioContenutiHIV.jsp?lingua=italiano&id=5206&area=aids&menu=conoscere)
Soffrite di psoriasi? Ecco i cibi che aiutano
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica con una base immunitaria, che causa la comparsa sulla pelle di placche arrossate e desquamanti caratteristiche, soprattutto su gomiti e ginocchia, ma anche a livello di mani, braccia, gambe, tronco, viso e cuoio capelluto. Chi ne soffre, oltre a utilizzare regolarmente i farmaci prescritti dal medico e a curare ogni giorno l’epidermide con particolare attenzione, può ottenere sollievo dai sintomi anche attraverso opportune scelte alimentari. In particolare, vanno preferiti cibi e bevande dotati di attività antinfiammatoria, mentre vanno evitati quelli che possono favorire lo scatenamento delle manifestazioni cutanee, a partire dagli alcolici. Scoprite qui quali sono.
















